Mare e porti

“Ho la patente nautica”…posso governare un porto

In Commissione Trasporti della Camera scoppia il caso della presidenza di Taranto. Come avevamo previsto si rischia la reazione a catena dei requisiti professionali

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Il pasticciaccio brutto delle Presidenze dei porti, si sta trasformando in una gigantesca distesa di sabbie mobili pronta a inghiottire indiscriminatamente presidenti vicini a una maggioranza di governo che su questo tema si è presentata tutt’altro che compatta e una minoranza che ha beneficiato, in sede di indicazioni del ministero dei Trasporti, almeno cinque se non sei nomine; nomine a sorpresa visto che quando a governare era il centro sinistra, su 17 porti se ne accaparrò 16 lasciando a solo un “non apparatiki” la grane di un porto, quello di Palermo, che veniva dato per morto.

In questi “casini globali” c’è sempre un momento deflagrante: è accaduto alla Camera, davanti alla Commissione Trasporti, dove Giovanni Gugliotti, il candidato del Centro destra a guidare il porto di Taranto, già sindaco di Cammarata e già presidente della Provincia di Taranto, in quota Forza Italia, ma in scivolamento verso la Lega, messo alle strette sulla sua ineleggibilità per assenza di competenze specifiche nel settore della “logistica e dei porti” (come previsto dalla legge) ha contrattaccato con un candore quasi commovente: “non è vero che io non conosca il mare, avendo la patente nautica da oltre 20 anni e conosco il diritto della navigazione”.

Come previsto da noi ampiamente previsto ormai da settimane, l’opposizione, pur beneficiando di nomine-regalo inattese, non si è fatta scrupolo di mettere all’angolo il candidato presidente di Taranto, ma a Taranto per una serie di incontri, il deputato Galeazzo Bignami attuale capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, in un incontro con le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali sul porto, avrebbe lasciato intendere che sono ancora in corso riflessioni e che nulla è stato ancora deciso.

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Gli’è tutto da rifare…Diceva saggiamente il grande ciclista Gino Bartali. Di certo da oggi il passaggio obbligatorio nelle Commissioni Trasporti di Camera e Senato cessa di essere una formalità e diventa sostanza. E non ci vuole un politologo per prevedere che dopo la scena da “commedia all’italiana” consumatasi su Taranto, la maggioranza si svegli e magari proprio in Commissione scopra cause di ineleggibilità per altri candidati (fra cui alcuni dell’opposizione lanciati in porti importanti) che sul piatto delle competenze di legge non possono mettere neppure la patente nautica del povero Ghigliotti.

Dal Sud al Nord serpeggia un ritornello di gran moda lanciato dalla cantante Elodie : per me le cose sono due lacrime mie o lacrime tue…A piangere per ora sono solo i porti. E’ vero, la loro storia non è costellata di novelli Pico della Mirandola e di super-esperti, con molti casi di funzionari di partito che dopo qualche vacanza sulla riviera adriatica erano costretti a riscoprire il mare e magari a scrivere fra le qualifiche la loro esperienza con paletta e secchiello.

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Ma ora la matassa rischia di ingarbugliarsi davvero e non solo perché manca ancora all’appello un terzo abbondante delle nomine, ma perché in molti anche nella maggioranza cominciano a capire che un autogol portuale potrebbe innescare una reazione a catena, specie se alla dichiarazione trionfante “abbiamo una banca” si sostituisse con una del tipo “abbiamo un porto”, con l’effetto di protrarre per altri anni anche taluni equilibri o equilibrismi sulle banchine e nei terminal che non hanno prodotto nulla di buono.

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