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La presunzione dell’incompetenza

La presunzione dell'incompetenza
La presunzione dell'incompetenza

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Di questi tempi l’ingenuità molto probabilmente non paga, “cedendo” di fronte agli atteggiamenti improntati alla scaltrezza e all’astuzia. L’ingenuità difatti porta l’individuo a riporre una eccessiva fiducia nel prossimo, non concependo egli stesso alcuna malizia o furbizia nel suo essere profondo, né alcun comportamento dettato dall’opportunismo; e tuttavia proprio questa sua assenza di astuzia, questa sua innocenza e incompetenza lo espone all’altrui inganno. 

Ci sono tre aggettivi nella nostra lingua che sono sostanzialmente equivalenti, riferendosi a chi è abile a escogitare il modo per evitare un pericolo, per risolvere a suo favore una situazione difficile, per raggiungere i propri scopi anche senza grandi sforzi. Essi sono: ASTUTO, FURBO, SCALTRO

A questi tre va aggiunto il quarto aggettivo: INCOMPETENTE, nel quale prevale la connotazione di “sfornito delle cognizioni e dell’esperienza necessarie a pronunciarsi su o a operare con un minimo di sicurezza e dignità in un determinato settore”.

È sugli incompetenti che mi concentrerò in questo articolo. 

Gli incompetenti tendono a fare due cose in modo ripetuto: sopravvalutare drasticamente le proprie prestazioni e sottovalutare quelle degli altri.  Ne deriva che all’incompetenza spesso si accompagna la presunzione. Non hanno percezione dei loro limiti e ignorano i propri errori; infine fanno fatica a riconoscere la competenza altrui e possono arrivare a disprezzarla.

Secondo Annamaria Testa, esperta di Comunicazione, che affronta questo argomento sul suo sito NEU, l’effetto di cui parliamo, quello cioè che condanna chi è incompetente a non accorgersi della sua incompetenza, si chiama “EFFETTO DUNNING-KRUGER”, dal nome dei due ricercatori della Cornell University, che l’hanno descritto nel 1999.

L’effetto Dunning-Kruger venne verificato dai due studiosi con una serie di esperimenti condotti nell’ambito di attività tra loro diverse quali la comprensione nella lettura e la pratica degli scacchi o del tennis. 

I ricercatori ipotizzarono che, per una data competenza, le persone inesperte:

  • sarebbero portate a sovrastimare il proprio livello di abilità;
  • non si renderebbero conto dell’effettiva capacità degli altri;
  • non valuterebbero correttamente la propria inadeguatezza;
  • si accorgerebbero della propria mancanza di abilità solo qualora ricevessero un addestramento per l’attività in questione.

Dunning ha proposto un’analogia con la condizione di una persona che, soffrendo di una disabilità fisica in seguito a una lesione cerebrale, rifiuti di accettarne l’esistenza, anche se questa è grave come nel caso di cecità o paralisi.

È interessante notare che la ricerca di Dunning-Kruger nasce da un insolito fatto di cronaca americano: la storia di McArthur Wheeler. 


PICCOLA STORIA INSEGNA

Nel 1995, a Pittsburgh, McArthur Wheeler decise di rapinare due banche nel medesimo giorno. Nessuna maschera e nessun camuffamento apparente. Quando, nel giro di poche ore, la polizia lo mise in stato di arresto, Wheeler rimase assolutamente sorpreso di essere stato riconosciuto e individuato attraverso le immagini delle telecamere.

La spiegazione che fornì lasciò tutti senza parole. 

Wheeler infatti sosteneva che prima di uscire di casa, armato e pronto per rapinare le due banche, si era coperto il viso di succo di limone. Secondo le sue parole, un amico gli aveva fatto vedere che scrivendo su un foglio alcune parole utilizzando succo di limone, la scritta rimaneva invisibile fino a quando non la si metteva vicino a una fonte di calore. Si tratta di un esperimento elementare che si può fare anche a casa. L’uomo era quindi convinto che cospargersi il viso di limone e stare lontano da fonti di calore sarebbe stato sufficiente per diventare invisibile. 

Prima di recarsi in banca si era anche scattato una polaroid ma, forse per la foga, aveva sbagliato mira e aveva inquadrato il soffitto. Questa fotografia gli aveva però confermato ciò che pensava: era diventato invisibile. 

Wheeler non era sotto l’effetto di stupefacenti o alcool ma era, al contrario, molto stupito di essere stato smascherato. 

Questa vicenda solleticò la curiosità dei due ricercatori della Cornell University. 

Secondo Dunning, Wheeler era troppo stupido per comprendere di essere stupido. 


LEZIONI DA IMPARARE

Il guaio vero, invece, è che “chi è incompetente non sente alcun bisogno di apprendere di più. Tende ad accomodarsi in cima al suo vertiginoso picco di fiducia e ignoranza, guardando il resto del mondo dall’alto in basso. Tutto questo fa sì che l’effetto Dunning-Kruger sia, oltre che disarmante, difficilissimo da correggere”.

Esso è una delle alterazioni della capacità di valutare o decidere che deriva da processi mentali superficiali, basati su pregiudizi o dati inadeguati.  Ora, a tali alterazioni siamo esposti tutti. Ma…

sapere che gli errori di giudizio sono possibili, coltivare il dubbio e mantenere una dose di umiltà può aiutarci a sbagliare un po’ meno.

Nella pratica cosa possiamo fare di particolare per riuscire in questo obiettivo? 

Innanzitutto, è opportuno chiedere un feedback ad altre persone e prenderlo in considerazione, anche se è difficile poi da accettare. In secondo luogo, e ancora più importante, continuare ad apprendere. Più diventiamo esperti, meno probabile è che ci siano buchi invisibili nelle nostre competenze, i quali ci portino a sovrastimare le nostre prestazioni e a sottovalutare il livello di quelle degli altri.

Graydon Carter, giornalista e attore canadese, sintetizza bene il tutto anche con un riferimento politico molto attuale e ampiamente applicabile: 

“Ignoranza, incompetenza e arroganza. Non è un bel cocktail di tratti della personalità nella migliore delle situazioni. Nossignore. Non è un bel cocktail in un collega di ufficio e non è un bel cocktail in un capo di stato. In effetti, in un leader, è un cocktail letale”. 

Nella vita quotidiana è molto comune vedere persone che parlano con apparente competenza di argomenti che conoscono superficialmente e che pretendono di avere ragione rispetto a persone che sugli stessi temi hanno studiato e lavorato una vita. 

Allo stesso tempo è oggi frequente che un esperto si esprima con cautela, perché sa bene che le teorie e le competenze sono facilmente messe in dubbio in un mondo in cui la superficialità domina.

Un tempo le persone come Wheeler erano relegate a “macchiette” della società e venivano sbeffeggiate dai vicini di casa che, una volta girato l’angolo, si dimenticavano di loro. Oggi invece i social network hanno trasformato il tessuto relazionale, permettendo a ognuno di avere l’illusione di essere in grado di rapportarsi alla pari con i veri esperti, dando magari loro del bugiardo su argomenti dei quali non hanno alcuna conoscenza, se non brevi letture di frasi scritte da altre persone altrettanto incompetenti.

In questo ambiente proliferano come funghi le fake news, sulle quali molta gente ora basa giudizi ed emette sentenze. 

Cito da Francesco Filippi:

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte, e diventerà una verità”, pare dicesse il ministro nazista della propaganda Joseph Goebbels quando illustrava, come uno chef orgoglioso della propria ricetta, la lista degli ingredienti per una efficace informazione totalitaria. 

Ricetta applicabile anche oggi, tanto più che i supporti su cui può correre una notizia, vera o falsa che sia, sono infinitamente più veloci di quelli dei tempi del ministro della propaganda del Reich. Così veloci che l’eventuale lavoro di ricerca e smentita risulta inutile, superato dalla velocità di immissione di sempre nuove bugie nel sistema. Smontare una bufala quando la gente già parla d’altro è inutile: una battaglia persa, o comunque a perdere.”

Ma torniamo all’incompetenza. 

A essa spesso si accompagna la presunzione e gli incompetenti nutrono un’illimitata fiducia nelle proprie capacità.  Non hanno percezione dei propri limiti e ignorano i propri errori. Infine fanno fatica a riconoscere la competenza altrui e possono arrivare a disprezzarla. 

Il vero guaio è che l’incompetente non sente bisogno di apprendere di più e tende ad accomodarsi in cima al suo picco di fiducia e ignoranza, guardando il resto del mondo dall’alto in basso.

Continuando con il trend di oggi nello sviluppo delle fake news, temiamo il giorno previsto da Iain Crichton Smith, poeta scozzese, con queste parole:

La verità? Che cosa è? Ma non sai che è giunto il giorno in cui essa è ciò che ci fa più comodo?

Edoardo Lombardi, 2 dicembre 2022

 

 

 

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