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Correlazioni, diversificazione e scelte di investimento

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Un importante supplemento settimanale, che esce ogni sabato (titolo: “La settimana di finanza e risparmio”), il 21 agosto 2021 ha presentato come cover story un’analisi delle crescenti difficoltà che si trovano nel tentativo di diversificare un portafoglio.

E’ facile mostrare il fenomeno: sono sufficienti le correlazioni a un anno rolling dal gennaio 2005 a oggi delle varie asset class. Basta dare un’occhiata ai grafici per constatare che le correlazioni sono crescenti e per concludere che: “le tradizionali correlazioni sui mercati finanziari sono saltate per effetto dei tassi a zero e diventa sempre più complesso costruire portafogli” (p. 4).

E’ cioè diventato arduo applicare la classica teoria del portafoglio che si traduceva nella scelta di asset class diverse. Una scelta tale per cui i cali di alcuni investimenti erano compensati da incrementi delle altre fette della torta totale che conteneva i risparmi (e viceversa). Si riduceva così il rischio complessivo perché questo risultava inferiore alla somma dei rischi delle diverse fette.

Scrivo tutto ciò da anni proprio perché la tendenza in questione non è una novità. Essa discende direttamente dal mio precedente blog in cui parlo di sottrazione delle scelte. La sottrazione suprema consiste nel comprare un indice passivo equi-pesato su tutte le borse, la forma massima di diversificazione. Quante più persone adottano questo tipo di scelta (meglio di non-scelta: una tendenza che, in varie forme, è in aumento da anni ed è ormai prevalente negli USA), tanto più inevitabilmente capita che, quando le borse scendono, cala in blocco tutto il vostro portafoglio.

Che fare, allora? Una misura estrema volta a ridurre il decremento nei momenti di storno consiste nel tenere parte dei risparmi in forme liquide o semi-liquide. Tale misura viene presa in considerazione proprio nel supplemento del 21 agosto. Una parte di risparmi in liquidità, intendiamoci, è saggia perché, anche una volta che vi siete assicurati contro i consueti guai imprevedibili (capitale umano, immobili, e altri rischi coperti dalle assicurazioni), resta sempre un margine di incertezza non prevenibile con le assicurazioni.

Ma questa forma di liquidità “prudenziale” nulla ha a che fare con quella che viene scelta con finalità di investimento per ammortizzare il calo simultaneo di tutti i mercati. Questo secondo tipo di liquidità, di questi tempi a rendimento reale nullo se non negativo, è in sostanza il prezzo che dovete pagare in cambio del fatto che vi piace controllare spesso il vostro portafoglio e non volete troppe sorprese negative. Immaginate idealmente di avere i risparmi che occupano uno spazio, lo spazio degli investimenti: tenendo liquida parte cospicua dei risparmi voi sottraete tale parte alle oscillazioni di ogni tipo di mercato.

Conviene fare così? Dovreste immaginarvi di non muovervi nello spazio e nei tempi degli investimenti come se fossero due variabili separate e indipendenti. Potreste contrastare la mancanza di diversificazione classica, quella collegata ai diversi spazi dei mercati mondiali che oggi purtroppo crescono e calano insieme, con la diversificazione nel tempo, e cioè allungando gli intervalli temporali con cui controllate l’andamento dei vostri risparmi. Basta un biennio e non vi sareste accorti della discesa repentina del marzo 2019.

Certo è frustrante non poter controllare spesso, ma se vi guardate indietro vi accorgerete che è produttivo. E’ proficuo anche perché se decidete di entrare e uscire dai mercati con la liquidità in eccesso, invece di sottrarre decisioni ne aggiungete almeno due di nuove: la scelta del momento per entrare e quella del momento per uscire. E nel blog precedente ho cercato di mostrare che sottrarre scelte è invece più produttivo perché quante più ne aggiungete quanto più è probabile sbagliare: in questo caso il timing di ingresso-uscita.

Questa strategia di sottrazione delle scelte è tuttavia più facile a dirsi che a farsi per vari motivi. In primo luogo è contro-intuitivo che lo spazio delle scelte si trasformi nel tempo. Succede nel Parsifal, quando il cavaliere wagneriano Gurnemanz esclama: “Tu vedi, figlio mio, spazio qui diventa tempo”. Ma quello è il tempo dei coraggiosi, quello di Ulisse quando decide preventivamente di farsi legare al palo della nave per sottrarsi al canto delle sirene. Nel nostro caso la sirena è il desiderio frequente di controllo e legarsi al palo serve per contrastare, prevenendole, le azioni conseguenti al dolore dei cali temporanei. In questi casi il segreto è quello di Lawrence d’Arabia quando stupisce i colleghi ufficiali tenendo a lungo una mano su una fiamma.

Quale è il segreto? gli domandano incuriositi. Risposta: “Non badarci”. Però è troppo sbrigativo e troppo contro-intuitivo cavarsela così, perché il controllo frequente piace e trova fondamento nel fatto che le previsioni a breve sono per solito più esatte di quelle a lungo termine, quasi in ogni ambito dell’attività umana. Purtroppo i mercati finanziari costituiscono una rara eccezione. Il mio bravissimo collega e amico Marco Lo Conte ha provato a chiedere: “Metti che per il tuo lavoro hai la possibilità di ottenere una previsione molto accurata per il prossimo futuro.

Ma a quando?”. Solo il 44% ha scelto un intervallo di tre anni. Tutti gli altri hanno preferito intervalli più corti. Questa preferenza dipende dal fatto che per solito le previsioni a lungo termine sono inaffidabili, anche se qui viene promessa l’accuratezza. Ma, come ho mostrato più volte, in finanza vale il contrario: è il tempo che aggiusta le cose senza che voi facciate nulla. Mi ha fatto molto piacere che la Dott. Antonella Massari, Segretario Generale Aipb, nel ringraziarmi alla fine del mio libro “Oltre il tempo presente” (2021), ne abbia colto perfettamente lo spirito ricordando il proverbio arabo da me citato: “Se stringi nel pugno la sabbia del deserto, non riuscirai a trattenerla.

Se lasci aperta la tua mano, la tua mano si riempirà di sabbia”. Fuor di metafora: se tu aspetti, avendo in mano quel semplicissimo portafoglio effetto della sottrazione totale di cui ho parlato nel blog precedente, allora col tempo il portafoglio produrrà i suoi frutti. Se invece cerchi di stringere la mano per cogliere i momenti esatti, il tuo portafoglio non ne trarrà benefici, anche su tu avrai in compenso la soddisfazione di un ingannevole controllo frequente dei tuoi investimenti.

 

Paolo Legrenzi

 

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Maurizio Ferluga
Maurizio Ferluga
5 Ottobre 2021 15:54

Preziosi come sempre gli articoli del professor Legrenzi (sono stato un suo non memorabile studente all’Università di Trieste, negli anni ’80).
Un solo suggerimento riguardo una asset class spesso trascurata, la quale ha il vantaggio di una correlazione scarsa, se non negativa, con tutte le altre: l’oro, purché detenuto in forma di metallo, “oro fisico” intendo.