Risparmi e investimenti

IL CASO

Euro-dollaro sopra 1,20. Chi vince e chi perde

La moneta unica supera la soglia-chiave per la prima volta dal 2021. Risvolti positivi per chi viaggia, ma per chi investe è il momento di diversificare

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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L’euro ha superato la soglia di 1,20 dollari, un livello che non veniva raggiunto dal giugno del 2021, mentre il biglietto verde resta vicino ai minimi da quattro anni contro il paniere delle principali valute internazionali. A pesare sulle quotazioni del dollaro è soprattutto l’incertezza sulla politica economica della Casa Bianca e la percezione che l’amministrazione statunitense sia disposta a convivere con una valuta più debole.

Nel giorno dell’annuncio del primo vertice di politica monetaria della Federal Reserve del 2026, il dollar index ha mostrato solo un lieve recupero dopo aver toccato il minimo quadriennale. Il cambio euro-dollaro ha oscillato sopra quota 1,20, mentre il biglietto verde si è indebolito anche contro yen e sterlina, confermando una tendenza più ampia di perdita di fiducia verso gli asset denominati in dollari.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minimizzato il movimento affermando che “il dollaro sta andando alla grande” e che non avrebbe perso troppo valore, sostenendo che la valuta americana “sta cercando il suo livello”. Parole che non sembrano però aver dissipato i dubbi dei mercati.

L’attenzione della Bce

L’apprezzamento dell’euro è diventato un tema centrale anche per la Banca Centrale Europea. Il governatore della banca centrale austriaca, Martin Kocher, ha definito “modesti” i recenti rialzi della moneta unica, spiegando che al momento non richiedono un intervento immediato. Tuttavia ha chiarito che, se l’euro dovesse continuare a rafforzarsi, “a un certo punto potrebbe naturalmente crearsi la necessità di reagire in termini di politica monetaria”, non per il cambio in sé ma per il suo effetto su una minore inflazione nell’area euro.

Sulla stessa linea si è espresso il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, sottolineando che la Bce “sta monitorando attentamente l’apprezzamento dell’euro e il suo potenziale impatto su un’inflazione più bassa”. Secondo Villeroy, la debolezza del dollaro riflette una minore fiducia legata all’imprevedibilità della politica economica statunitense, un fattore che potrebbe influenzare le decisioni sui tassi nei prossimi mesi.

Chi guadagna e chi perde

Il ritorno dell’euro sopra 1,20 dollari non ha effetti uniformi sull’economia globale. A beneficiare immediatamente sono i viaggiatori europei, che negli Stati Uniti godono di un maggiore potere d’acquisto, e i Paesi emergenti, che vedono ridursi il peso del debito denominato in dollari e le pressioni inflazionistiche interne.

Un dollaro più debole favorisce anche le aziende esportatrici americane, i cui prodotti diventano più competitivi all’estero, sostenendo le vendite. Di contro, soffrono gli importatori statunitensi, costretti a pagare di più per le merci acquistate all’estero, con il rischio di un aumento dell’inflazione interna.

Sul fronte europeo, penalizzati sono soprattutto gli investitori in asset Usa, perché il valore di azioni e obbligazioni denominate in dollari si riduce una volta convertito in euro. A perdere sono anche i detentori di riserve in dollari, che vedono erodersi il valore reale dei propri attivi.

Il timore del “Sell America”

La fase di debolezza del dollaro arriva dopo la peggior settimana dal maggio dello scorso anno e si inserisce in un contesto di crescente incertezza. Le minacce di nuovi dazi da parte di Trump, i timori legati all’elevato debito pubblico degli Stati Uniti e l’attesa per la decisione della Corte Suprema sulla legittimità della guerra commerciale hanno spinto molti investitori globali a ridurre l’esposizione ai mercati americani.

Questo fenomeno, ormai noto come “Sell America”, riflette una preferenza crescente per asset europei o denominati in euro, percepiti come più stabili rispetto a un mercato statunitense giudicato oscillante e imprevedibile.

Fed prudente

I mercati ritengono che la Federal Reserve non procederà con tagli aggressivi dei tassi nel breve periodo, o che lo farà più tardi del previsto. Nel frattempo, il dollaro continua a perdere terreno non solo sull’euro ma anche su sterlina e franco svizzero, rafforzando l’idea di una rotazione degli investimenti verso altre aree valutarie.

In questo scenario, per gli investitori diventa cruciale mantenere un portafoglio bilanciato e ben diversificato. La debolezza del dollaro rende ancora più importante distribuire gli investimenti tra diverse classi di attivo, settori e Paesi, così da ridurre la volatilità complessiva e mitigare i rischi legati ai movimenti valutari.

Enrico Foscarini, 28 gennaio 2026

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