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Vince l’ultimo giocatore rimasto

Vince l'ultimo giocatore rimasto
Vince l'ultimo giocatore rimasto

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I miei più affezionati lettori ricorderanno forse che già un paio di anni fa scrissi a proposito del Monopoli, il bellissimo gioco della Parker Brothers che consiste nel comprare delle proprietà man mano che si incontrano sulla propria strada, raggrupparle in gruppi omogenei (per colore) e poi costruire su di esse delle case o alberghi e incassare le rendite quando gli altri giocatori vi transitano; lo scopo finale è eliminare gli altri giocatori diventando un monopolista.

Per conoscere la storia della nascita del gioco e la filosofia che c’è dietro vi invito a leggere l’interessantissimo e avvincente libro Monopoli Stories di Mary Pillon, edito da Egea; conoscerete così Elizabeth Magie Phillips, la donna che agli inizi del Novecento ha brevettato il Landlord’s Game, poi diventato il Monopoli, proprio per illustrare alle persone i pericoli dei monopòli (nell’accezione economica del termine).

Come dicevo, lo scopo finale del gioco è eliminare tutti gli avversari diventando di fatto l’unico possessore di tutte le proprietà, un monopolista appunto. Ma chi vince?

Vince chi sa diversificare le proprie risorse (nel tempo e nel luogo), chi ha pazienza e disciplina e chi non si fa prendere né dall’euforia né dallo sconforto. Acquistare indistintamente tutte le proprietà sulle quali capita di fermarsi piuttosto che costruire case e alberghi tutte insieme non è una strategia vincente.

Né si vince solo possedendo Viale dei Giardini o Parco della Vittoria J, bisogna essere presenti in diverse parti del tabellone per avere una corretta diversificazione, quindi non sottovalutiamo Piazza Giulio Cesare o Largo Colombo o Bastioni Gran Sasso o le mitiche Stazioni, e ricordiamo che gli Imprevisti sono sempre dietro l’angolo.

Trovate delle similitudini con il mondo reale degli investimenti?

Anche nella quotidianità dobbiamo selezionare attentamente gli strumenti che andiamo ad acquistare (siano essi azioni – italiane, internazionali o dei Paesi Emergenti – o obbligazioni – governative dei paesi sviluppati piuttosto che corporate o high yield) e dobbiamo evitare di disperdere le nostre risorse su investimenti inutili, troppo cari o non più redditizi, o addirittura pericolosi.

Puntare ad esempio solo sui settori che oggi vanno per la maggiore (tecnologia, healthcare, e-commerce eccetera) è sbagliato così come possedere solo investimenti obbligazionari perché si pensa siano meno rischiosi.

Un altro esempio virtuoso che possiamo prendere a prestito dal gioco è non strapagare una proprietà;
facciamo  un esempio: se compro “Piazza Giulio Cesare” e lo pago 700 euro lo sto pagando il giusto, se lo possiede qualcuno e io lo voglio devo essere disposto a dare qualcosa in più (es. 1.500 euro), ma se qualcuno mi chiede 3.000 euro per una proprietà dalla quale posso ricavarne 3.125 sto pagando un prezzo esagerato per avere un ritorno probabilmente non adeguato.

Nel momento in cui il mercato obbligazionario (governativo soprattutto) mi chiede, per partecipare al gioco, di pagare una cifra esagerata per un ritorno di pochi centesimi di punto percentuale (perché di questo parliamo) forse devo avere il coraggio di aspettare il prossimo giro di dadi…

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