Il primo semestre 2025 segna un nuovo minimo per Stellantis in Italia. A dirlo è il report della Fim-Cisl, che fotografa un settore in agonia, colpito da una transizione green mal gestita e dalla concorrenza cinese inarrestabile. “Il peggioramento rispetto al già critico 2024 è evidente”, avverte il segretario generale Ferdinando Uliano.
Nei primi sei mesi dell’anno, Stellantis ha prodotto nel nostro Paese 221.885 veicoli tra auto e commerciali, con un calo complessivo del 26,9%. Le auto segnano un tonfo del 33,6% (123.905 unità), mentre i veicoli commerciali si fermano a 97.980 pezzi (-16,3%). La previsione per l’intero 2025 è ancora più nera: circa 440.000 unità, di cui solo 250.000 autovetture.
“Tutti gli stabilimenti auto evidenziano un forte peggioramento. A differenza del 2024, in cui almeno Pomigliano rappresentava un’eccezione positiva, oggi nessun sito sfugge alla situazione di forte difficoltà”, dichiara Uliano. L’occupazione è sotto pressione: “Il calo dei volumi e l’uso degli ammortizzatori sociali potrebbero aumentare, coinvolgendo già oggi quasi la metà della forza lavoro del gruppo”.
Filosa raccoglie un’eredità pesantissima
Dal 23 giugno Antonio Filosa è il nuovo Ceo del gruppo Stellantis. Manager cresciuto accanto a Sergio Marchionne e scelto direttamente dal presidente John Elkann, Filosa prende le redini di un’azienda stremata dagli errori del suo predecessore Carlos Tavares. L’effetto della transizione elettrica “all’europea” è stato, senza mezzi termini, un bagno di sangue industriale.
“La partenza produttiva della 500 ibrida prevista per novembre e i nuovi modelli di Melfi potranno dare risultati significativi solo nel corso del 2026. Tuttavia, il livello di caduta dei volumi nel 2025 è superiore alle previsioni”, ha avvertito Uliano. Per il sindacato è “indispensabile in tempi brevi un primo incontro con il nuovo Ceo Filosa per costruire positive relazioni sindacali”.
Stabilimenti in sofferenza, il caso Termoli
Tra gli stabilimenti più colpiti figura Melfi, con un crollo produttivo del 59,4% nel semestre e una perdita dell’88% rispetto al pre-Covid. Drammatica anche la situazione a Mirafiori, dove sono state prodotte solo 15.315 unità (-21,5%), di cui 15.175 sono Fiat 500 elettriche, mentre le Maserati si fermano a 140 pezzi: un vero collasso. “La mancata sostituzione del Levante e l’abbandono della nuova Quattroporte sono errori gravi. Serve un piano urgente per Mirafiori”, ha detto Uliano.
Ma è Termoli il simbolo delle incertezze: il progetto di Gigafactory è sospeso e la continuità produttiva post-Fire resta appesa a un filo. “La decisione di sospendere l’investimento per la gigafactory di Termoli rappresenta per noi un fatto estremamente grave. Rinunciare a questo investimento significa negare una prospettiva industriale e mettere a rischio circa 1.950 lavoratori”, ha denunciato Uliano.
Leggi anche:
- Auto europea al collasso
- BYD, il piano della Cina per invaderci con le auto elettriche
- Disastro Stellantis, produzione italiana ai minimi dal 1956
Fim-Cisl: “Ora basta rinvii, servono certezze”
La Fim-Cisl torna a chiedere un incontro urgente con governo e vertici aziendali: “Pretendiamo che non si allunghino ulteriormente i tempi della verifica della strada da intraprendere”. Il sindacato elenca anche gli impegni ancora in piedi: 2 miliardi di investimenti negli stabilimenti italiani e 6 miliardi di acquisti da fornitori nazionali, ma avverte: “L’obiettivo di 1 milione di veicoli entro il 2030 è legato all’andamento del mercato”.
Intanto la Cina avanza. Brand come BYD e MG rosicchiano quote di mercato, mentre Tesla arranca e Stellantis perde il 32,9% nelle immatricolazioni di giugno, scendendo al 24,5% di quota (dal 30,1% di un anno fa). Lo scenario è quello di una crisi senza precedenti, su cui pesa anche il costo dell’energia: “Il MWh in Italia costa oltre 180 euro. In Francia 65. In Spagna 80”, ha ricordato Jean-Philippe Imparato, responsabile Europa del gruppo. “Siamo a pochi mesi da un dramma industriale. Se entro fine anno non cambiamo, dovremo chiudere fabbriche”.
L’Europa sull’orlo del baratro
La follia ideologica della transizione green europea, senza un piano concreto per tutelare l’industria e l’occupazione, rischia di distruggere la filiera automotive del Vecchio Continente. A guadagnarne saranno Cina e Corea. A perderci saranno lavoratori, territori e know-how. Il cambio al vertice in Stellantis è una chance da non sprecare, ma serve una svolta vera e rapida. Il tempo dei rinvii è finito. La sfida è ora.
Enrico Foscarini, 7 luglio 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


