Qui al bar abbiamo sempre usato le candeline e non abbiamo mai provocato incendi. Forse, basta qualche accorgimento per garantire la sicurezza di un locale pubblico. Ci saremmo aspettati che nella Svizzera della puntualità, dell’ordine, del rigore e della pulizia, quelle misure venissero adottate abitualmente.
Con la tragedia di Crans-Montana abbiamo scoperto che non è così. Ma che dire di Davos? Nemmeno i potenti della Terra sono al sicuro nei cantoni? Ieri sera, infatti, un incendio vicino a un hotel della località in cui si sta svolgendo il Forum ha costretto Lilli Gruber a interrompere la diretta per evacuare. In fiamme è finito uno chalet di legno, evidentemente legno non proprio ignifugo – ci verrebbe da pensare: non proprio a norma.
Per la Svizzera non è una buona notizia, anche considerando che Larry Fink, il presidente di BlackRock e copresidente del Wef, sta valutando di spostare la kermesse in altra località, più grande e agevole da raggiungere: forse Detroit, negli Usa, o forse Dublino, in Irlanda. Già danneggiata nell’immagine, la Svizzera perderebbe una vetrina memorabile. Non perderà certo i turisti e i residenti benestanti che la affollano d’inverno e d’estate. Ma è il caso che si attrezzi per salvare la reputazione. Pensavamo di essere noi quelli un po’ faciloni. L’erba del vicino, invece, non è sempre la più verde…
Il Barista, 22 gennaio 2026
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