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Elly Schlein prenda nota: senza riarmo non c’è sicurezza

Il “si vis pacem para bellum” di Meloni non è un proclama bellicista, ma una fotografia della realtà. Ma i dem non lo capiscono

Elly Schlein e GIorgia Meloni sul riarmo Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La celebre locuzione latina “Si vis pacem, para bellum” (se vuoi la pace, prepara la guerra) evocata da Giorgia Meloni prima del recente vertice NATO ha sollevato le solite petalose polemiche strumentali, in particolare da parte della segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Tuttavia, il traballante contesto internazionale attuale conferma la piena legittimità di tale richiamo: la sicurezza dell’Europa e dell’Italia passa oggi attraverso una robusta postura difensiva. Riarmarsi non significa cercare grane in giro per il mondo, significa avere la possibilità di mostrare i denti se necessario.

Nella teoria delle relazioni internazionali, la deterrenza, non l’appeasement, è il vero fondamento della pace. Il principio basilare della deterrenza, consolidato durante la Guerra Fredda, è semplice: prevenire l’aggressione rendendola troppo costosa o comunque complessa per l’aggressore. Lo sforzo diplomatico subentra solo quando l’avversario è conscio di poter avere qualcosa da perdere in un suo eventuale attacco. Il summit NATO del 2024, che ha approvato un piano di riarmo progressivo dei Paesi membri con investimenti obbligatori pari al 2% del PIL in difesa (cifra che molti Stati non raggiungono ancora), sancisce questa realtà: la sicurezza non può essere delegata ed è responsabilità diretta di ogni membro. L’Italia per decenni si è in parte cullata fra le braccia di mamma Usa, ma Trump ci ha (giustamente) riportati con i piedi per terra: siamo alleati, non vassalli.

La Ripartenza

Poi c’è il pensiero pacifista, che si oppone al riarmo europeo e che ignora che l’ordine internazionale non si basa su norme astratte, ma su equilibri di potenza.
Le accuse mosse da Elly Schlein alla premier Meloni, tacciata di “richiamare frasi di 2000 anni fa”, sono espressione di una visione puerile e anacronistica del mondo, ancor più anacronistica di una frase risalente all’Antica Roma. L’idea che la pace possa essere garantita esclusivamente attraverso il dialogo, senza capacità di dissuasione, è stata smentita dalla storia recente e dagli stessi alleati europei, Germania in primis, che dopo decenni di sottofinanziamento hanno avviato un processo di riarmo senza precedenti.

Quindi, il “si vis pacem para bellum” di Meloni non è un proclama bellicista, ma una fotografia della realtà: senza capacità militari credibili, non vi è né pace né negoziato possibile. Nessuna persona armata scenderebbe a patti con un nemico disarmato: non avrebbe nulla da perdere. Pertanto, essere militarmente all’altezza non significa proiettare il continente ad una nuova guerra, ma far venire qualche spauracchio in più a chi (augurandoci che quel “chi” non esisterà mai) penserà di minare il nostro mondo libero.

Alessandro Bonelli, 26 giugno 2025

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