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Elogio di una collana editoriale controcorrente

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Questa settimana, più che proporre un libro specifico mi fa piacere segnalare un progetto editoriale di nicchia, non necessariamente liberale, ma interessante perché nessuno del mainstream, immagino, se ne occuperà: Passaggio al Bosco. Il progetto consta di varie collane ove, oltre le più ovvie («Narrativa» e «Sempreverdi», che non richiedono altra spiegazione) spiccano «Agoghé», «Focolai», «Piccolo elogio identitario» e «Bastian contrari». A dire dello stesso editore, Marco Scatarzi, brillante e colto giovane politologo, «Agoghé« è ispirata all’antico allevamento dei guerrieri spartani, ove si volevano costruire uomini forti, prima che fortezze.

«Focolai», un viaggio tra geopolitica, tradizioni, conflitti e scelte di campo, è dedicata ai popoli che cercano di determinare il proprio destino. «Piccolo elogio identitario» vuole essere l’encomio scorretto e tascabile di tutto ciò che ancora contempla un legame tangibile con le radici. Infine «Bastian contrari», altro titolo che parla da sé, è dedicata agli animi liberi e controcorrente. Cosa che tutti noi apprezziamo moltissimo. Quello di Scatarzi è innanzitutto un progetto culturale, ispirato alla necessità di cercare un nuovo ordine di significati in contrasto con i mantra di questi tempi e di ristabilire l’essenziale protagonismo delle scelte, praticando la via dell’esempio, la critica al pensiero unico, alle tentazioni del calcolo, all’apatia della neutralità.

A lui, come a noi, piace chi prende posizione. Scatarzi si rivolge al Ribelle, con la erre maiuscola, a chi possiede un nativo rapporto con la libertà, a chi si spinge oltre e diventa nemico del silenzio imposto. L’emblema del progetto editoriale consta di tre alberi, a rappresentare la stabilità del bosco in contrapposizione al nomadismo del deserto, il solido ancoraggio offerto dalla terra a fronte del perenne moto della sabbia. È la metafora di un’audace scommessa: l’albero che purifica l’aria regalando ossigeno alle menti, che perfino da morto restituisce sé stesso per la costruzione delle nostre dimore o per accendere i nostri focolari. L’albero che, protagonista di riti e miti, con le sue radici profonde e i suoi semi fecondi, si staglia verso l’alto, evocando un ritorno alla stabilità in una società sempre più liquida.