Emily Damari, cittadina britannica e israeliana di 29 anni, è stata rapita da Hamas il 7 ottobre 2023 durante l’attacco al kibbutz Kfar Aza, nel sud di Israele. La giovane è stata liberata a febbraio 2025, dopo 15 mesi di prigionia insieme ad altre due donne: Romi Gonen, 24 anni, e Doron Steinbrecher, infermiera veterinaria trentenne. Le tre civili sono state le prime a tornare a casa grazie all’accordo per il cessate il fuoco raggiunto tra Israele e Hamas.
Il rapimento e il rilascio
Il 7 ottobre 2023, Emily Damari si trovava nella sua abitazione nel kibbutz Kfar Aza quando i militanti di Hamas hanno fatto irruzione nel quartiere. Poco dopo le 10 del mattino, Emily ha inviato un ultimo messaggio in cui avvertiva che i terroristi erano arrivati e sparavano nei pressi della sua casa. Dopo essere stata raggiunta e ferita, è stata portata a Gaza. Durante il sequestro, è stata privata delle cure mediche necessarie, perdendo due dita della mano sinistra a causa di lesioni riportate nell’attacco.
Le accuse sull’uso delle strutture ONU: la telefonata con Keir Starmer
Il 31 gennaio 2025, Emily ha raccontato in una telefonata con il primo ministro britannico Keir Starmer di essere stata tenuta prigioniera per settimane in una sede dell’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi. Emily ha dichiarato: “A Gaza sono stata tenuta prigioniera in una struttura dell’Unrwa (agenzia dell’Onu per i palestinesi) e nonostante fossi ferita non ho ricevuto cure mediche”. La madre Mandy Damari ha confermato quanto detto dalla figlia, sottolineando l’assenza totale di assistenza medica e il fatto che la famiglia consideri un miracolo la sopravvivenza di Emily.
Le reazioni dell’UNRWA e dell’agenzia ONU
Dopo la diffusione delle dichiarazioni di Emily, l’UNRWA ha definito “assolutamente gravi” le informazioni rese pubbliche. Juliette Touma, portavoce dell’agenzia, ha comunicato che molti locali gestiti dall’ONU sono stati usati come rifugi all’inizio della guerra e che riconoscono difficoltà a fornire assistenza adeguata. L’UNRWA ha chiesto che le accuse siano indagate e ha più volte sollecitato in passato la liberazione di tutti gli ostaggi. La direttrice delle comunicazioni dell’agenzia ha ribadito la richiesta di indagini indipendenti sull’utilizzo delle loro strutture.
Dopo la liberazione, Emily è tornata nella sua casa di Kfar Aza e ha scritto sui social: “Sono tornata nel luogo in cui il mio incubo è iniziato 485 giorni fa e ho chiuso solo una parte del cerchio che desideravo tanto completare”. Ha anche ricordato che “ci sono ancora 79 ostaggi che hanno bisogno di chiudere i loro cerchi e che aspettano di essere rimessi in sesto”.
Il confronto politico: le parole contro Keir Starmer
Oggi, però, Emily Damari si è lanciata all’attacco del “suo” premier. E ha pubblicato un nuovo messaggio rivolto a Keir Starmer, criticando la decisione di appoggiare il riconoscimento dello Stato palestinese. Ha scritto: “Vergognati”, riferendosi all’atteggiamento del governo nel sostenere la causa palestinese e accusando il premier di “stare dalla parte sbagliata della storia”. La presa di posizione di Emily arriva dopo la sua esperienza come ostaggio e dopo aver subito gravi mutilazioni durante il rapimento.
Il rilascio di Emily Damari, Romi Gonen e Doron Steinbrecher ha avuto luogo il 19 gennaio 2025, grazie a una tregua negoziata che ha previsto anche la liberazione di prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane. Nel gruppo di ostaggi rilasciati nelle prime fasi figuravano donne civili, soldatesse e minorenni, mentre rimane incerto il destino di altri ostaggi ancora detenuti a Gaza. I detenuti palestinesi liberati erano oltre 1.800, tra cui figuravano anche alcuni imputati per reati gravi.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


