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Energia e inflazione, lo strano caso italiano

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Per chi vive nelle grandi città, per le fasce di reddito basse in cui incide di più energia e alimentari, l’inflazione è ora sopra il 15%.

Dato che il governo non ha compensato con sussidi e i sindacati non chiedono aumenti salariali come in altri paesi, la variazione dei redditi da lavoro dipendente è intorno all’1% in Italia, per cui nelle fasce di reddito basse c’è un taglio di reddito intorno al 15%. L’inflazione Istat è in ogni caso in Italia al 12%.

Allo stesso tempo in Spagna, ad esempio, l’inflazione è sotto il 7% e così in Francia. In Germania e Gran Bretagna è alta quasi come in Italia, intorno all’11%, ma i sindacati chiedono aumenti salariali tra il 5 e l’8%. Ad esempio, in Gran Bretagna le infermiere vanno ora in sciopero chiedendo aumenti maggiori del 4% offerto dal governo, i metalmeccanici tedeschi stanno contrattando per un 8%. Unicredit in Germania ha distribuito (grazie a sconti fiscali del governo) circa 2mila euro per dipendente.

Negli altri paesi i governi hanno applicato prezzi amministrati dell’energia elettrica e gas in molti casi, una prova è il fatto che Uniper, che distribuisce il gas in Germania, è stato salvato dal governo con prima 40 miliardi e ora sembra altri 20 miliardi, perché appunto gli si imponeva limiti agli aumenti di tariffe. In Spagna, come noto, l’elettricità costa la metà da mesi perché il governo è intervenuto imponendo prezzi amministrati che tengano conto dei diversi costi di produzione tra gas, solare, vento, carbone e nucleare. In Francia Edf che è come l’Enel da noi viene nazionalizzata e gli interventi statali sul mercato sono stati pesanti, con il risultato che l’inflazione in quel paese è la metà della media europea.

In pratica, l’Italia in Europa è l’unico paese in cui si lascia il cosiddetto “mercato” dell’energia (che è in realtà manipolato e non concorrenziale) libero di strangolare famiglie e imprese e in più non si usa neppure il bilancio pubblico per compensare. Fino a quando potrà durare questa situazione?

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, 1° dicembre 2022