Esteri

Filo-palestinesi cascano dal pero: perché Hamas rifiuta i “due Stati”

Khaled Meshal, dal suo rifugio in Qatar, ribadisce ciò che i terroristi hanno sempre sostenuto. Ora l’Occidente lo ha capito?

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hamas israele Khaled Meshal

Hamas ha confermato, e non ce n’era bisogno visto che lo dice dal giorno della sua fondazione e lo riporta anche nel suo statuto, che rifiuta l’esistenza di Israele e di conseguenza anche “la soluzione dei due Stati“. A ribadire quello che i leader occidentali fino ad oggi non hanno voluto ascoltare, se lo avessero fatto non solo lo avrebbero capito ma anche imparato a memoria, è stato lo stesso Khaled Meshal, il leader dell’organizzazione all’estero dal suo rifugio in Qatar. Quello a forma di suite in uno degli alberghi più belli del mondo, a sei stelle, con i campi da tennis, piscina coperta e scoperta, sauna e quattro ristoranti.

Proprio all’interno di questa bicocca, che lui e i suoi compagni di merende -scusate compagni di ristorante- hanno pagato con una parte del denaro che gli Stati Uniti e l’Unione Europea avevano donato e che doveva essere destinato come risorsa alla popolazione della Striscia di Gaza, il leader ha incontrato una troupe di Al Jazeera, la televisione dei padroni di casa. Una location che nulla ha a che fare con le rovine e macerie in cui si trovano le vittime della politica stolta, violenta e sanguinaria di Hamas, fatta di attentati, missili sulle città israeliane, lancio di palloni incendiari (che hanno distrutto ettari di bosco strappato al deserto) e per ultimo il massacro del 7 ottobre scorso. Al caldo del suo rifugio, Khaled Meshal, dopo aver chiesto il sangue dei palestinesi, in molti ricorderanno le farneticazioni durante le quali chiedeva la morte delle donne e dei bambini palestinesi in nome della causa, ha ribadito quello che i peggiori leader arabi raccontano alle folle dal 14 maggio 1948 in poi.
Vuole la distruzione di Israele.

La sua dichiarazione, poi diffusa anche in un messaggio sul canale Telegram di Hamas, è la seguente:
“Il popolo palestinese chiede liberazione, libertà dall’occupazione e la nascita di uno stato palestinese. La stragrande maggioranza del popolo palestinese ha rinnovato il sogno e la speranza di una Palestina dal mare al fiume e dal Nord al Sud. I confini del 1967 sono praticamente solo un quinto della Palestina e non possono essere accettati”.

La Palestina dal mare al fiume e dal Nord al Sud, praticamente quello che il presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser dichiarava ad alta voce al popolo durante i suoi comizi oceanici e ripeteva agli ambasciatori accreditati in Egitto fino alla sera del 5 giugno del 1967.

Come poi è andata a finire è scritto oggi su tutti i libri di storia.

Dopo il 7 ottobre, quando i terroristi di Hamas sono riusciti a fare i Rambo solo mentre affrontavano vecchi, donne, bambini e uomini disarmati, e dopo aver perpetrato un vero crimine contro l’umanità che per motivi ancora sconosciuti, ma non troppo, tende a essere dimenticato in molte cancellerie occidentali, i capi dell’organizzazione credono di poter dettare legge.

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Probabilmente in Qatar non sono arrivate le fotografie e i filmati di quegli stessi Rambo mentre si arrendevano in mutande e si consegnavano all’esercito israeliano con la speranza di aver salva la vita. In caso contrario, non c’è dubbio, i toni sarebbero diversi. Fatto sta che per Khaled Meshal, dal suo rifugio d’oro e con i milioni di dollari di ignota provenienza che si ritrova in varie banche nei migliori paradisi fiscali, è facile fare il duro. Probabilmente non vuole vedere e non vuole sentire, in tutta sostanza si rifiuta di ammettere che dopo tre mesi di guerra del braccio armato di Hamas ne è rimasto forse un trenta per cento e che è in via di estinzione.

Khaled Meshal e il resto della cricca non vogliono vedere e non vogliono sentire che la popolazione di Gaza è sostenuta, e a malapena, da ciò che resta degli aiuti umanitari internazionali regolarmente depredati proprio dalle sue milizie.

Rimane però che Hamas, attraverso le parole del suo leader all’estero, ha confermato di rifiutare la storica ipotesi, che è la stessa ipotesi che si chiede a Israele e che il premier Bibi Netanyahu ha più volte spiegato essere più attuabile. Soprattutto dopo il 7 ottobre.

A questo punto dubbi e domande sorgono spontanei: come mai quando è Israele ha dire che, nonostante i trattati di Oslo e tutti gli altri che sono stati firmati in seguito, la possibilità dei due stati non è più possibile le levate di scudi di tutti, Unione Europea in testa, sono immediate mentre dopo le dichiarazioni di Hamas il silenzio regna sovrano? Ma il presidente Joe Biden e il suo fido scudiero Antony Blinken (che, tra l’altro, intervenendo a Davos ha spiegato che senza uno stato palestinese Israele non otterrà una vera sicurezza), lo hanno capito quello che ha detto il leader di Hamas? Anche perché gli israeliani, di questo ne possiamo essere sicuri, non sarebbero molto d’accordo. Perché se hanno saputo di questa dichiarazione, che di fatto mette fine alla politica fallimentare in Medioriente che va avanti da quando Obama sedeva nello studio ovale, allora dovrebbero incominciare a pensare a una soluzione diversa.

Per il momento Hamas non vuole i due Stati, vuole tutto e come al solito non otterrà nulla. Questo blocco mentale spiega anche perché Abu Mazen, quando a Camp David con Olmert primo ministro ha avuto nelle mani la possibilità di riavere la quasi totalità dei territori, chiudere la contesa, riconoscere Israele e andare verso la via della normalizzazione, si è alzato dal tavolo delle trattative e si è reso latitante.

Michael Sfaradi, 18 gennaio 2023

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