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La guerra in Ucraina

Finlandia nella Nato, la mossa di Salvini

Putin al presidente finlandese: “Errore lasciare la neutralità”. Il leader leghista segue Erdogan

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Continua a spaccarsi il fronte occidentale. Dopo la divergenza di visioni (e toni) tra l’amministrazione Biden e l’asse Parigi-Roma-Berlino sull’approccio da tenere nei confronti di Putin, ecco un’altra crepa, tutta italiana: Salvini dice no all’entrata di Svezia e Finlandia nella Nato. Le parole del leader leghista seguono quelle di Erdogan.

Pochi giorni fa, infatti, la Turchia aveva manifestato dubbi e contrarietà sull’ingresso dei Paesi in questione nell’organizzazione militare. Sin dall’inizio del conflitto, il leader turco ha cercato di mantenere una posizione terza nella guerra tra Russia e Ucraina, tant’è che molti esponenti politici videro in Ankara la potenziale forza di mediazione tra i due belligeranti. Da una parte, la Turchia vanta interessi con Mosca per oltre 34 miliardi di dollari; dall’altra, detiene ottimi rapporti con Kiev, costituendo quest’ultima un argine all’influenza russa nella regione del Mar Nero.

Da buonissima equilibrista, Ankara ha compreso come l’eventuale ingresso di Svezia e Finlandia possa rendere il Cremlino ancora più radioattivo e belligerante rispetto a quanto non lo sia già oggi, con il rischio che la Turchia stessa possa rimetterci sia in termini geopolitici che economici. In virtù della fortissima dipendenza strategica dell’Italia dalla Russia, ecco che la posizione del Carroccio sembra associarsi a quella di Erdogan: “L’allargamento dell’Alleanza atlantica ora non avvicina la pace”, afferma Salvini. “Io ragiono solo in termini di pace. Quello che la allontana va messo in lista di attesa. Portare i confini della Nato a quelli della Russia avvicina la pace? Lascio a voi giudicare”.

È anche vero che i confini tra Mosca e le potenze atlantiche esistono sin dal termine della Seconda Guerra Mondiale. Addirittura, la Russia ha già simulato attacchi nucleari nella regione del Kaliningrad, territorio russo in piena Europa, che offre a Mosca uno sbocco sul Mar Baltico. L’eventuale utilizzo delle armi in questione investirebbe l’intero continente, ad eccezione del Portogallo. Proprio questa vicinanza geopolitica e militare porta a porsi una domanda fondamentale: l’espansionismo della Nato, utilizzato come pretesto per invadere l’Ucraina, trova proprie ragioni e verità – posto il fatto, appunto, che i confini tra Russia ed Europa esistono dalla notte dei tempi – oppure maschera una ben più articolata strategia di rivalersi su tutti gli ex Paesi satellite dell’Urss? Come direbbe Matteo Salvini: “Lascio a voi giudicare”.

Di una cosa, però, dobbiamo essere certi: l’eventuale adesione di Svezia e Finlandia nell’alleanza atlantica sarà frutto di scelte libere, sovrane ed indipendenti degli Stati che ne fanno richiesta. Le formule “annessione” ed “espansione” dovrebbero essere riservate ad un regime che attua una politica estera di coercizione ed aggressione, proprio come sta facendo la Russia di Vladimir Putin.

Nel frattempo, mentre Mosca ritira i propri soldati da Kharkiv, proprio ieri il presidente finlandese, Sauli Niinisto, ha affermato, in un comunicato su Twitter, di aver telefonato al Cremlino. La conversazione è stata “diretta e franca”: “La Finlandia intende aderire alla Nato perché la situazione della sicurezza del Paese è stata fondamentalmente alterata dalla massiccia invasione dell’Ucraina da parte dei russi”. Helsinki, inoltre, “si assume le proprie responsabilità e, in futuro, intende farsi carico, in modo corretto e professionale, delle questioni pratiche che derivano dal fatto di essere un vicino della Russia”.

Putin assicura: non c’è alcun pericolo di invasione. Nonostante tutto, proprio nelle ultime ore, Mosca ha interrotto le forniture di elettricità rivolte proprio alla confinante Finlandia. Non è neanche un caso che, esattamente un mese fa, mezzi militari di Mosca furono spostati verso Vyyborg, città russa vicino al confine finlandese. L’invasione della Finlandia è quindi uno scenario concreto, ipotizzabile, possibile? Ad oggi, la risposta è no. È difficile pensare che Putin possa occupare il proprio esercito su due lati opposti, non solo rischiando di sottrarre forze decisive nella guerra in Ucraina, ma anche di essere vittima di ulteriori sanzioni economiche dall’Occidente, che oggi sfiorano il 60 per cento del Pil totale della Russia.

Ancora prima del Cremlino, però, è l’alleanza atlantica a dover sciogliere i proprio dubbi interni. Accollarsi l’ingresso di due Paesi, storicamente sotto l’influenza di Mosca, significherebbe cospargere più benzina sul fuoco acceso da quasi tre mesi. Nel lungo termine, lo scenario rischierebbe di farsi imprevedibile. E chissà, nulla toglie che questo ingresso possa essere utilizzato da Putin per giustificare un altro conflitto.

Matteo Milanesi, 14 maggio 2022