La Global Sumud Flotilla, l’armata pacifista non violenta, si arma fino ai denti. O almeno spera. Dopo gli attacchi dei droni (non si sa bene mandati da chi, anche se il Pd accusa Israele e sempre il Pd dice che Tel Aviv non c’entra nulla), c’è grande festa dalle parti della sinistra italiana per la decisione di Guido Crosetto di inviare la fregata multiruolo Fasan della Marina militare.
Benissimo, eh. Ovviamente il governo ha il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini italiani ovunque nel mondo, anche se questo costerà a noi poveri contribuenti cifre non indifferenti. O magari, la buttiamo lì, più che garantire la “sicurezza” della Flotilla, dietro la decisione della Difesa (e dei Servizi) di spedire una nave militare in zona c’è anche il desiderio di mettere al fianco dell’armata brancaleone gli strumenti utili a tenerla d’occhio. Chissà. Certo è che la Fasan non è una barchetta da niente, ma una nave da guerra dotata di armamento completo: elicotteri, due cannoni, due mitragliere, un lanciatore verticale, missili antinave e sistemi di contromisure elettroniche.
Fa dunque decisamente ridere che la Flottiglia pacifista, quella che urlava all’embargo delle armi a Israele, ora richieda il supporto di cannoni, razzi, bombardieri. “I bambini si salvano se finisce la guerra, se i soldati non sparano più”, diceva Arturo Scotto che ora è a bordo di una delle navi dell’ideologia. Però se quelle armi servono a difendere una missione inutile, pericolosa e controproducente allora vanno bene. Scusate: ma la sinistra non era quella contraria alla “militarizzazione delle città”, contraria all’esercito usato per l’operazione “strade sicure”, contraria anche solo al manganello o al taser contro i violenti? Cos’è, se non “militarizzazione del mare”, il viaggiare scortati da una mammasantissima della Marina?
Diciamolo chiaramente: se la Flotilla accettasse l’offerta di Israele di sbarcare ad Ashkelon, consegnasse i viveri per i civili di Gaza senza forzare alcun blocco navale, non vi sarebbe il bisogno di investire risorse dei contribuenti per far navigare la fregata fuori dalla sua rotta. Invece adesso per la pacifica missione umanitaria, non solo bisogna schierare la Marina militare ma – secondo Nicola Fratoianni – anche sparare colpi. Fa ridere, no?
Il tutto sta assumendo i contorni della tragedia. Il leader di Sinistra Italiana infatti è sempre stato in prima linea contro il riarmo europeo, uno di quelli convinti che l’Ue non debba “consegnare il proprio futuro alla logica della guerra e dell’economia di guerra“, contrario agli investimenti in Difesa, pronto ad urlare “basta panico e basta armi, basta con la propaganda di guerra che vuol farci credere” che il rischio di conflitto mondiale sia concreto. Però se prima era convinto che solo “il disarmo salva vite”, adesso chiede al governo italiano di abbattere i droni che sorvolano la Flotilla. Giuro, l’ha detto: “La mossa di Crosetto di mandare una nave in supporto è un primo gesto positivo. Serve tutela. Bisogna proteggere la Global Flotilla da altri eventuali attacchi, abbattendo i droni”.
Perché le armi fanno schifo. L’economia della Difesa anche. Riarmare le Nazioni è una follia. Investire in esercito, navi da guerra, missili e cacciabombardieri è una pazzia. Ma se tutto questo serve a difendere i militanti Pro Pal, allora, bando alle ciance: si spari e si abbattano i droni. Senza neppure chiedersi di chi sono.
Giuseppe De Lorenzo, 24 settembre 2025
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