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Il catechismo ambientale

Follia green: chi sono gli ecologisti che stanno bloccando il GRA a Roma

Il Grande Raccordo Anulare è stato bloccato dagli ambientalisti per la quarta volta in pochi giorni. E scatta l’ira dei cittadini romani

Ambientalisti gra

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Intorno alle sette e mezza di questa mattina, un gruppo di giovani, appartenenti all’associazione ecologista “Ultima Generazione”, ha bloccato per la quarta volta il Grande Raccordo Anulare, provocando la rabbia ed il disagio di migliaia cittadini romani, che si stavano recando sul luogo di lavoro. La situazione è stata ripristinata solo dopo le 8.30, in virtù dell’intervento delle forze dell’ordine, il cui unico modo per ripristinare la regolare circolazione è stato quello di portare via di peso i manifestanti.

Il blocco stradale degli ambientalisti

Nella furia degli automobilisti, c’è chi urla di dover andare a lavorare, altrimenti “il mio datore mi licenzia”, oppure c’è chi implora i manifestanti di far passare almeno le ambulanze: “Alcune persone stanno male. Almeno questa corsia, liberatela!”. Ma Ultima Generazione non molla: l’obiettivo è quello di “infrangere certe leggi in maniera non violenta, per poi portare alla luce un problema più grande”.

Nonostante tutto, rimane un piccolissimo cortocircuito, che però pare non interessare i coraggiosi – si fa per dire – ambientalisti. In nome dell’ecologismo fanatico, ecco che i loro blocchi rischiano di causare ben più inquinamento di quello già presente. Come si denota da numerose immagini e video, riportati sulle piattaforme social, i manifestanti hanno provocato il formarsi di una lunghissima coda di macchine, con motore acceso e su tre corsie, che attendevano il termine della scenetta climatica.

Alcuni sono stati poco cordiali. Prima dell’intervento della polizia, come di fatto avvenuto nei precedenti blocchi, una decina di cittadini sono scesi dalla macchina insultando i membri di Ultima Generazione, spintonandoli e portandoli via di peso violentemente. Addirittura, un operatore che si stava recando sul luogo di lavoro sbrocca: “Io ho fatto il Sessantotto. Queste sono solo cazzate! Dobbiamo andare a lavorare”. Un’altra attivista, invece, ha chiesto incredibilmente ad un’automobilista perché si stava recando sul luogo di lavoro.

Insomma, siamo dinanzi a soggetti completamente scollegati dalla realtà, che non si svegliano la mattina presto per lavorare e dar da mangiare alla propria famiglia, ma si alzano per bloccare la vita altrui, probabilmente senza sapere cosa voglia dire effettivamente lavorare, produrre, mantenere i figli piccoli, soprattutto dopo la devastante crisi economica, causata prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina.

Il fanatismo ecologista

La rabbia degli automobilisti è la reazione delle gente che produce, che sviluppa e che “tira la carretta” di questo Paese da decenni. Da una parte, abbiamo gli italiani che fondano l’Italia; dall’altra, un gruppo di attivisti – verdi fuori, ma rossi dentro – che tiene in ostaggio un’intera strada, pensando di poter combattere il cambiamento climatico attraverso queste gesta eversive.

Dalla nostra estrema umiltà, consigliamo ai manifestanti di portare queste azioni anche in Cina, il Paese che produce il 50 per cento del carbone mondiale, mentre l’Europa e gli Usa, insieme, costituiscono solo il 9 per cento. Il dito deve essere puntato proprio nei confronti del regime comunista che si trova dall’altra parte del mondo, non contro continenti liberi, che si impegnano a ridurre gli effetti del cambiamento climatico anche con misure drastiche, se non folli – vedasi lo stop alle auto a diesel e benzina dal 2035.

Dopo questa (ennesima) sceneggiata, aspetteremo la sfilata ecologista ed ambientalista contro il regime cinese. Oppure è troppo di sinistra per essere contestato?

Matteo Milanesi, 24 giugno 2022