Cronaca

Francesca Albanese e la rivoluzione degli utili idioti

Sindaci in ginocchio e terroristi da capire: il delirio di Reggio Emilia che piace tanto alla sinistra pro Pal

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Nel corso dell’ultima punta di Quarta Repubblica, è stato mandato in onda l’inqualificabile episodio di Reggio Emilia, nel quale un imbelle sindaco si è cosparso il capo di cenere, solo per aver nominato gli ostaggi in mano ad Hamas, di fronte alla reprimenda di Francesca Albanese, divenuta l’idolo dell’esercito di utili idioti pro-pal che, a mio avviso, rappresentano tutt’altro che una esigua minoranza.

In questo breve ed istruttivo filmato l’Albanese, che non perde occasione per nobilitare l’azione dei terroristi palestinesi, ha citato una famosa frase di Tiziano Terzani: “I terroristi non bisogna giustificarli, ma capirli”. Dopodiché questo preclaro esempio di narcisismo in gonnella ha sparato a mitraglia una sesquipedale scemenza quando ha sostenuto che costoro – i terroristi – “sono riusciti a portare la Palestina di nuovo al centro della discussione, stanno animando una rivoluzione globale”.

Ora, in estrema sintesi, la realtà dei fatti ci dice che è assai probabile che le motivazioni alla base dell’immane strage del 7 ottobre fossero lontanissime da quelle immaginate dalla celebrata suffragetta pro-pal. Motivazioni legate al tentativo, assolutamente riuscito, di sabotare i cosiddetti accordi di Abramo, con i quali si dava una forte accelerata al processo di normalizzazione tra i Paesi arabi e lo Stato di Israele, e collateralmente alla ricerca di una soluzione pacifica della questione palestinese.

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Tutto questo è andato letteralmente in pezzi con il proditorio attacco di Hamas, allontanando inevitabilmente nel tempo la realizzazione del tanto auspicato progetto basato su “due popoli e due Stati”. Inoltre, esprimendo la farneticante idea della rivoluzione globale – forse retaggio di una adolescenza politica mai superata -, l’Albanese si pone in contatto diretto con la mentalità di chi, avversando il sistema delle democrazie occidentali, a volte ritiene di fare una cosa buona e giusta lanciando bombe carta contro gli agenti di polizia, bruciando auto e cassonetti, devastando le vetrine dei negozi e quant’altro.

D’altro canto, è assai probabile che questi cattivi maestri di oggi, che sono stati dei pessimi discenti da ragazzi, siano rimasti fermi ad un celebre motto di Mao Zedong, che ancora campeggiava alla fine degli anni ‘80 nell’aula del collettivo studentesco della facoltà di sociologia al Magistero di Roma: “Ribellarsi è giusto”. Un ribellismo ottuso e cieco che ancora continua a produrre molti danni in questo disgraziato Paese.

Claudio Romiti, 8 ottobre 2025

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