Cronaca

Garlasco, Garofano interrogato a sorpresa. Questione di ore

L'ex capo dei Ris convocato in procura, interrogatorio sulle analisi del Dna fatte nel 2007. Domani la chiusura delle indagini

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La nuova indagine sul caso di Garlasco è in dirittura d’arrivo. Con tutta probabilità la Procura di Pavia la concluderà il 28 settembre, dando così la possibilità ai legali di Andrea Sempio di depositare eventuali consulenze difensive onde scongiurare lo spettro, altrettanto probabile, di un rinvio a giudizio.

Nel frattempo gli inquirenti, condotti da Fabio Napoleone, stanno sparando le ultime cartucce. Alcune della quali abbastanza clamorose. In particolare spicca la convocazione in zona cesarini del generale Luciano Garofano, che nella prima indagine comandava i Ris di Parma.

Come ha spiegato un inviato di Quarto Grado, “l’interrogatorio è durato circa 50 minuti, in cui gli sono state poste domande specifiche sulle analisi del DNA fatte nel 2007. Oltre a lui sono stati ascoltati i suoi collaboratori, secondo indiscrezione indiscrezioni, tra gli elementi che sarebbero stati chiesti a Garofano c’è il DNA – appartenente a Chiara Poggi – sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Ci si è concentrati sui dati grezzi su quei pedali, è un aspetto importante su cui ha puntato la Procura oggi”.

Ora, la questione è piuttosto controversa, destando alcuni più che legittimi sospetti sulle analisi eseguite all’epoca. Infatti, la quantità di DNA rinvenuto sui pedali della bicicletta Umberto Dei è identica a quella ritrovata su un cucchiaino usata dalla vittima prima di essere barbaramente uccisa; ovvero 2.78 nanogrammi.

Inoltre la traccia ritrovata sui pedali è pulita, analogamente a quella presente sul cucchiaino, cosa piuttosto anomala, vista l’obiettiva differenza tra una posata che si mette in bocca e un pedale a contatto con tutta una serie di agenti esterni.

A tale proposito Carmelo Abbate, ospite fisso nel salotto di Gianluigi Nuzzi, ipotizza che potrebbe esserci stato uno scambio di provette. Per quanto riguarda Garofano, ai giornalisti che lo aspettavano in massa all’uscita del suo incontro con i magistrati, quando già si ventilava una possibile svolta nel caso più mediatico di sempre, egli si è tenuto assolutamente abbottonato: “Non faccio commenti sull’indagine, poi deduca lei. Aspettiamo il 415-bis”, in pratica l’avviso di conclusione delle indagini.

La questione dei pedali, che all’epoca portò all’arresto di Alberto Stasi perché si credette erroneamente di avervi rinvenuto tracce di sangue della fidanzata, costituisce a mio avviso uno dei più incredibili pasticci probatori della nostra intera storia giudiziaria.

Ricapitolando in sintesi la faccenda, il cui indizio di colpevolezza resse persino nella sentenza definitiva della Cassazione, sebbene non vi fosse alcuna traccia di sangue della vittima sui pedali – tanto che il fidanzato fu scarcerato dopo quattro giorni – , intorno al medesimo e molto presunto indizio si è costruita una storia del tutto inverosimile. Fu, in particolare, Gianluigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, a sostenere nel 2014 (durante il processo d’Appello-bis) che Alberto Stasi avesse scambiato i pedali tra due biciclette, la sua e quella posseduta da suo padre, per depistare le indagini e nascondere tracce biologiche.

Tuttavia, malgrado il consulente della pubblica accusa abbia smentito categoricamente tale scambio, oltre al fatto che esso sarebbe avvenuto con una bici, quella summenzionata, che non corrispondeva in nulla con quella descritta della testimone, nella sentenza di condanna si parlò di una “macro descrizione” in qualche modo compatibile con quanto riportato dalla signora Bermani. In pratica, sarebbe come dire che le due biciclette comunque possedevano un telaio, un manubrio e, ovviamente, due pedali.

Tutto ciò presupporrebbe la presenza di una terza bici, di cui non è stata, per l’appunto, mai trovata traccia. Un mezzo che “il Biondino dagli occhi di ghiaccio” non amava assolutamente utilizzare all’epoca (la madre della povera Chiara disse di averlo visto in selle di un velocipede una volta sola), ma che avrebbe preso non si sa dove per compiere un delitto che non aveva premeditato. Dopodiché, scambiati i pedali, che comunque non erano insanguinati, avrebbe fatto sparire il mezzo.

Ebbene. Forse qualcuno potrebbe pensare che forse a questo improvvisato genio del male sarebbe di gran lunga convenuto gettare in una eventuale discarica l’intera bicicletta. Ma evidentemente la logica più elementare sembra spesso far difetto persino nelle aule giudiziarie, visto che è proprio su questo ed altri analoghi presupposti che abbiamo sbattuto in carcere un sempre più presunto innocente.

Claudio Romiti, 27 settembre 2026

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