Cronaca

Garlasco, occhio a sacrificare la ricerca della verità

Dobbiamo stare attenti: si vuole creare un nuovo mostro, ossia quello di Andrea Sempio, dopo averlo già fatto con Alberto Stasi

Andrea Sempio e Alberto Stasi a Garlasco Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Solita premessa: è stata emessa una sentenza, il caso è stato riaperto, le indagini sono in corso. Certo è che, ad oggi, non sappiamo con certezza chi ha ucciso Chiara Poggi, cui deve andare il ricordo affettuoso di tutti noi, un affetto per la sua giovane vita spezzata dalla violenza. Immagino quello che i genitori ed il fratello di Chiara hanno vissuto e stanno nuovamente vivendo, in questi mesi, in queste settimane in cui il nome della loro cara ragazza è continuamente ripetuto. Immagino la pena che queste persone stanno attraversando.

Andando oltre il fatto in sé considerato, voglio condividere alcune riflessioni, perché quanto sta avvenendo, a mio avviso, lancia segnali negativi ai cittadini, sia in termini di contenuti che di metodo. Intravedo, infatti, innanzitutto il rischio della polarizzazione delle posizioni: giornalisti, esperti nei vari settori che, nel sostenere ciascuno la propria tesi, gettano discredito su chi ha un’opinione diversa, in una ridda di opinioni e dibattiti che rischia di far perdere a ciascuno la consapevolezza del proprio ruolo professionale nei confronti della società: il rischio è che si delegittimi il valore oggettivo della scienza – che viene piegata al sostegno della propria tesi – e dell’informazione – che si fa promotrice e cassa di risonanza dell’ideologia.

Un’altra considerazione è la percezione che il dubbio non sia più ritenuto utile, ossia che le nostre certezze siano ritenute incrollabili al punto che nessuna evidenza o nessun nuovo dato possa servire a farci riconsiderare la questione. Non sto dicendo che per me Sempio è colpevole, ma non posso neanche essere certa che Stasi lo sia. Le certezze sulla colpevolezza di quest’ultimo dove sono? Su cosa sono fondate? Il corollario dell’assenza di dubbio è la necessità della strumentalizzazione di tutto e di tutti, anche delle vittime, pur di affermare la nostra linea.

Nutro vivissima stima nei confronti del Procuratore capo di Pavia, dott. Napoleone, e della Procuratrice generale di Milano, dott.ssa Nanni: tutti mi appaiono prudenti, all’altezza del compito cui sono chiamati, capaci di un atteggiamento di profondo rispetto istituzionale. La Procura ha condotto le indagini nel più assoluto silenzio, nessuna fuga di notizie, nessuna comunicazione a favore di telecamera, nonostante i tentativi di screditare le indagini in corso. La Procuratrice generale Nanni ha pronunciato poche parole, misurate, con quella prudenza che ci fa sperare in un lavoro serio, indirizzato alla ricerca della verità, senza alcuna preclusione, a tutela di tutte le parti coinvolte. Anche gli avvocati della difesa (per Alberto Stasi gli avvocati De Rensis e Boccellari, per Andrea Sempio gli avvocati Cataliotti e Taccia) si sono sempre mantenuti nei confini dei loro rispettivi mandati, nel rispetto reciproco che edifica l’intera categoria.

Resto, invece, perplessa circa il comportamento di alcuni consulenti, di alcuni esperti e di taluni giornalisti che hanno trattato la vicenda distruggendo la vita di Stasi, prima, e quella di Sempio, poi, dividendosi in fazioni. Mi chiedo sempre cosa spinge la scienza e l’informazione a piegarsi a questa non logica che fa loro perdere credibilità verso la gente con il danno che ciò procura. Ho, infatti, la chiara percezione che, in nome dello share, si voglia sacrificare tutto, anche la scoperta della verità. È chiaro che l’acclaramento dei fatti compete alle autorità giudiziarie ma il contorno di trasmissioni, opinioni, approfondimenti non aiuta certo a creare attorno alle indagini e a chi le conduce il giusto clima e che anzi concorra al voler trovare ad ogni costo il colpevole. Dobbiamo stare attenti perché non si ripeta con la cronaca nera quello che è avvenuto nel recente passato con la tv di intrattenimento: la deriva del cattivo gusto, dell’intrattenimento condotto su argomenti e toni frivoli ha creato danni educativi ai nostri giovani di cui paghiamo ancora le conseguenze. Se una simile deriva coinvolge le trasmissioni di approfondimento di cronaca nera, la cosa assume un livello di pericolosità ancora superiore, perché si tratta di vicende che coinvolgono la vita delle persone, spesso una vita ferita e segnata, ed il rischio dell’emulazione è sempre vivo.

Al rischio dell’emulazione si accompagna quello della creazione dei mostri. Mi spiego: come è avvenuto in passato con Alberto Stasi, ora percepisco che si vuole creare un nuovo mostro, ossia quello di Andrea Sempio. Rendere pubblici messaggi o affermazioni estrapolati dal contesto, il voler individuare per forza indizi che confermino la teoria della colpevolezza, il pervicace desiderio di intravedere del torbido nella vita privata di una persona sono tutte operazioni che con il desiderio della verità nulla hanno a che vedere. Il responsabile sarà individuato dalle autorità, non dalla cronaca nera il cui compito è raccontare i fatti affinchè, attraverso la conoscenza, i cittadini siano messi in guardia e sappiano affrontare situazioni potenzialmente pericolose. Generare mostri, crearli appositamente serve solo all’ennesima caccia alle streghe, cosa che nulla ha a che vedere con la sicurezza e la serenità dei cittadini, anzi concorre alla paura, alla diffidenza, alla ricerca ostinata del capro espiatorio.

In ultimo non posso che esprimere la mia vicinanza alle famiglie coinvolte: la famiglia Poggi che oggi vede il proprio dolore novellato e reso ancora più acerbo dal continuo proliferare di notizie e commenti, la famiglia di Alberto Stasi che ha vissuto le indagini, la condanna e ora intravede un barlume di speranza, perché l’innocenza del figlio da loro sempre sostenuta sia riconosciuta, la famiglia di Andrea Sempio che vede il proprio congiunto portato nel mezzo delle indagini. All’auspicio che la verità sia scoperta, unisco quello a che si dimostri da parte di tutti uno scatto di maturità che accompagni l’acclaramento dei fatti non solo relativi a Garlasco ma, in generale, in qualsiasi contesto in cui la violenza sembra avere l’ultima parola.

Suor Anna Monia Alfieri, 9 maggio 2026

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