In questi giorni sulla graticola del caso infinito di Garlasco c’è finito il buon Armando Palmegiani, consulente della difesa di Andrea Sempio. Si tratta di un personaggio di grande esperienza nel campo investigativo, avendo lavorato a lungo nella polizia scientifica, con un ruolo apicale, oltre a tutta una serie di prestigiosi incarichi sempre nel campo della criminologia.
Tuttavia, il buon Palmegiani, che ispira una particolare simpatia umana, è probabile che in questo momento stia riflettendo sul fatto di aver accettato di far parte del pool difensivo di Sempio, avvenuto alla fine del settembre scorso, al posto del dimissionario Garofano.
Quest’ultimo spinto a tale decisione dalla scoperta che la famosa consulenza Linarello, quella relativa al Dna oggi attribuita dagli inquirenti alla linea paterna di Sempio, gli fu consegnata quando ancora essa era coperta dal segreto istruttorio.
Infatti, come riportato ampiamente dai media nazionali, la difesa di Alberto Stasi ha recentemente depositato un parere pro veritate che lo stesso Palmegiani, quando ancora doveva assumere l’incarico da parte di Sempio, inviò il 9 giugno scorso agli avvocati dell’attuale condannato per l’omicidio di Chiara Poggi.
In particolare, come scrive su il Giornale Rita Cavallaro, “si tratta di una sorta di mini Bpa, ovvero la ricostruzione sulla base delle macchie ematiche, su quello che è considerato uno dei punti più caldi della scena del crimine”. Punto critico con al centro la famosa impronta 33, che la Procura di Pavia attribuisce ad Andrea Sempio.
Ebbene, per quanto oggi Palmegiani si sforzi di sostenere che tale impronta non sia assolutamente attribuibile, prevedendo che, nel caso di un rinvio a giudizio del suo cliente, essa verrebbe sicuramente ritenuta ininfluente da periti del giudice, ciò che lui scrisse nella succitata consulenza pro veritate racconta tutta un’altra storia.
Lo ha messo in grande evidenza la conduttrice di Mattino Cinque, Federica Panicucci, durante la puntata di giovedì scorso, citando un significativo passaggio della medesima consulenza.
Riferendosi all’impronta 33, così scrive Palmegiani: “L’importanza e l’attendibilità della predetta comparazione avrà senz’altro un proseguimento sia in fase istruttoria – quella attuale – che in un eventuale rinvio a giudizio dell’indagato.”
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Ma non basta, sempre prima di assumere il ruolo di consulente della difesa di Sempio, Palmegiani dichiarò in lungo e per largo la sua convinzione, avendone esaminato accuratamente gli atti del lungo iter giudiziario, che Alberto Stasi fosse estraneo al crimine per il quale fu condannato.
Ora, considerando che il legale che guida la difesa dell’indagato, l’ottimo Liborio Cataliotti, sostiene la correttezza della stessa condanna, non si riesce proprio a comprendere come sia stato possibile offrire da una parte tale incarico, e dall’altra parte accettarlo, pur partendo da due posizioni iniziali diametralmente opposte.
In questo senso, pur ammettendo che a carico dell’attuale indagato vi siano indizi ben più seri rispetto a quelli che hanno mandato in carcere il “Biondino dagli occhi di ghiaccio”, anche se da soli assolutamente insufficienti per superare quel tanto bistrattato ragionevole dubbio, non credo che una tale scelta, senza nulla togliere alla grande professionalità di Palmegiani, sia stata particolarmente azzeccata nella sempre più probabile prospettiva di un rinvio a giudizio del suo cliente.
Claudio Romiti, 6 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


