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La corsa ai risparmi

Gas, ecco il piano per risparmiare: “Lavatevi di meno”

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I prezzi dell’energia galoppano verso livelli sempre più alti e il dibattito su come far fronte all’inverno è ormai all’ordine del giorno in tutta Europa. In Italia si cerca di trovare rassicurazioni nelle opinioni di esperti direttamente coinvolti nel business dell’energia, ma purtroppo la realtà conferma che le sanzioni alla Russia ci stanno rendendo la vita veramente difficile.

Il prezzo del gas corre

Quotidiano.net ha intervistato il presidente dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), l’ingegner Gilberto Dialuce, chiedendogli innanzitutto se possiamo stare tranquilli per il fatto che l’Italia abbia già superato l’80% di stoccaggio del gas. Secondo Dialuce questo è un fatto normale, immagazzinare in estate per l’inverno, anche se “quest’anno è un’operazione fondamentale, altrimenti saremmo in crisi in inverno visto che le importazioni russe sono attualmente dimezzate”. Il prezzo del gas, comunque, non calerà a breve. “Anche se arrivasse una tregua in Ucraina non si tornerebbe più indietro, ci vorrà moltissimo tempo per tornare a livelli di prezzo come quelli del 2021”, spiega il presidente dell’Enea.

Come si risparmia in Ue

Quindi la parola d’ordine è “risparmiare”. L’Europa dice di tagliare i consumi del 15%. Dialuce quantifica il risparmio: “Per l’Italia equivale a 8,3 miliardi di metri cubi di gas tra l’1 agosto e il 31 marzo 2023 con misure di risparmio volontarie. Se invece ci fosse una allerta a livello europeo dichiarata dal Consiglio Ue o laddove 5 Stati vadano in emergenza col blocco del gas russo, le misure di contenimento dei consumi sarebbero obbligatorie. In questo caso potremmo ridurre di soli 3,9 miliardi perché abbiamo raggiunto livelli di stoccaggio virtuosi”. A livello nazionale lo sfruttamento delle centrali a carbone “può comportare un risparmio di 1,8 miliardi di metri cubi. Ma sono previste altre misure”.

Anche i Paesi europei si stanno ingegnando per trovare misure e fissare obiettivi di risparmio ragionevoli. Il Fatto Quotidiano ne offre una panoramica.

  • La Germania punta ad una riduzione dei consumi di gas del 2%, corrispondente a 11 miliardi di euro. Per fine settembre i depositi devono essere colmi (ora sono pieni all’81%). Nord Stream 1, a un quinto della portata massima, garantisce il 10% del fabbisogno tedesco. Alcune delle regole di risparmio per i cittadini, fissate con la legge che entrerà in vigore la settimana prossima, riguardano lo spegnimento delle luci degli edifici pubblici e dei monumenti dalle 22 alle 6, il riscaldamento a 19 gradi, le docce fredde in tutti gli impianti sportivi e palestre.
  • In Francia Macron ha ammonito: “È la fine dell’abbondanza”. Le misure varate da Parigi dovranno garantire un risparmio del 10% rispetto al 2019 in due anni. Il gas incide per il 20% nel mix energetico transalpino. In pratica saranno vietate le pubblicità luminose notturne, verranno ridotti i riscaldamenti e le illuminazioni negli edifici pubblici, saranno comminate multe a negozi che utilizzeranno aria condizionata tenendo le porte aperte.
  • In Spagna è stata approvata la legge per il risparmio energetico con norme molto simili a quelle tedesche. In aggiunta, il governo iberico, ha fissato un limite per la temperatura dell’aria condizionata e decretato la necessità di installare porte automatiche negli edifici pubblici e negli uffici per limitare le dispersioni energetiche.
  • In Gran Bretagna si continua a negare l’ipotesi di razionamento delle forniture di gas per l’inverno, anche se è stata avviata una simulazione con quattro possibili scenari di emergenza. Si è scelto di intraprendere la strada dei sussidi, che però non bastano. Il Portogallo, tra varie opposizioni delle associazioni di settore, sembra avviato sulla stessa strada della Spagna. In Austria verrà varato un piano energetico a settembre.
  • In Svizzera, il Consiglio Federale (il governo) segue le direttive europee del taglio dei consumi del 15%, fissando questo valore come obiettivo volontario di risparmio energetico, appellandosi all’autodisciplina della popolazione.

Il piano per l’Italia

Per le famiglie italiane, le aree di possibile risparmio sembrano chiare e l’ingegner Dialuce le elenca dettagliatamente. “Uno studio di Enea prevede una serie di risparmi con alcune misure: ad esempio accorciare di 15 giorni la durata del periodo di accensione del riscaldamento, diminuirlo di un’ora al giorno e abbassare la temperatura a 19 gradi potrebbe farci risparmiare 2,7 miliardi di metri cubi di gas, se tutti gli italiani seguissero queste precauzioni. L’uso delle pompe di calore per riscaldare può farci risparmiare 800 milioni di metri cubi”. L’Enea ha anche dati precisi sulle abitudini di “toilette” delle famiglie italiane, che potrebbero diventare decisive il prossimo inverno. “Ridurre la durata della doccia da 7 a 5 minuti, abbassando la temperatura dell’acqua di 3 gradi, potrebbe fare risparmiare un miliardo di metri cubi di gas”. Speriamo che gli effetti di queste indicazioni non facciano storcere troppo il naso ai nostri colleghi in ufficio o a chi è seduto in tram di fianco a noi (mascherine e smart working permettendo, ma queste sono… altre storie).

Tempi bui per le imprese

Anche le imprese italiane, specialmente quelle per le quali sia possibile modificare la produzione in tempi brevi, possono contribuire attivamente al risparmio energetico, riducendo o azzerando i propri consumi invernali in cambio di opportune remunerazioni. “Ad esempio – spiega Dialuce – se in febbraio quando gli stoccaggi sono in gran parte svuotati, le previsioni meteo annunciano punte di freddo eccezionali, si può chiedere – come in passato – a un gruppo di imprese già preavvisato, di contenere per una settimana i propri consumi, riducendo la produzione. Quest’inverno si potrebbe allargare la platea delle imprese disponibili”.

Il presente, quindi, con un’Europa al freddo e al buio e un’Italia dove la popolazione avrà limitate possibilità di lavarsi, non è roseo. Il Presidente dell’Enea infatti ricorda che “i tre rigassificatori operanti in Italia danno una certa sicurezza, ma non ci consentono ora di essere emancipati dal gas russo. I due nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna non saranno pronti per quest’inverno”. Il futuro, invece, sembra più favorevole: “Dipenderemo ancora dal gas per anni ma la ricerca è fondamentale per costruire sistemi di accumulo energetico con durata maggiore. Il campo dell’idrogeno è importantissimo: i forni per vetro o ceramica non si possono elettrificare, l’unica possibilità per decarbonizzare queste imprese sarà sostituire il metano con l’idrogeno”.

Andrea Gebbia, 27 agosto 2022