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Gas, farsa dell’Ue: ecco il “price cap” deciso da Bruxelles

La Commissione Europea scopre le carte: il price cap sul Ttf del gas proposto a 275 euro a mwh. Ma potrà essere sospeso in qualsiasi momento

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Eccolo il “tetto al prezzo del gas” che Mario Draghi aveva tanto decantato. Dopo i malumori della Germania e di altri Paesi, dopo le rassicurazioni dell’ex premier (“decisione presa”), dopo i ritardi della Commissione e vertici conclusi a vuoto, finalmente abbiamo un numero. Magico. Ursula von der Leyen ha proposto un “price cap” sui titoli mensili del gas scambiato al Ttf di Amsterdam a 275 euro a megawattora. Bello, ma non bellissimo.

Quando scatta il price cap

Per due motivi semplici semplici. Il primo è di natura tecnica: il price cap non sarà perenne, ma si attiverà solo a determinate condizioni: occorre insomma che il costo del gas negoziato nel mercato dei derivati Ttf del mese successivo superi i 275 euro a megawattora per due settimane di fila e che la differenza tra l’indice spot Ttf e il Gnl a livello globale sia oltre i 58 euro per dieci giorni di scambio. Cosa significa? Che il price cap c’è in teoria, ma nella pratica non verrà attivato con grande frequenza. Senza contare che potrà essere sospeso in qualsiasi momento in caso di rischi sulle forniture.

Un tetto troppo alto

Una beffa. E il secondo motivo è numerico. L’Ue, fissando il tetto oltre i 200 euro, sta sostanzialmente prendendo atto che l’anno prossimo famiglie e imprese pagheranno l’energia come mai successo in passato. Basta vedere i dati. Ad aprile del 2021 il costo al megawattora era di appena 20,50 euro. A febbraio 2022, prima dello scoppio della guerra, si era fermato ad una media di 81,70 euro. E neppure a marzo, quando Putin ha invaso l’Ucraina, si era andati oltre una media mensile di 110,12 euro.

Timori per i rifornimenti

Ad annunciare la decisione della Commissione è stato il commissario all’Energia, Kadri Simson. Il calcolo è stato fatto sullo scenario che si è visto in agosto, quando il prezzo medio mensile fu di 222,33 euro al megawattora. Certo: nei giorni peggiori il prezzo arrivò anche a sfondare i 349 euro al megawattora, ma la media mensile – ed è questa la beffa – è stata inferiore rispetto al “price cap” ipotizzato da Bruxelles. A settembre, giusto per fare un esempio, il prezzo giornaliero non ha mai superato la soglia ipotizzata da Urusla. Mentre nel mese caldo di agosto lo ha sforato “solo” per 6 giorni di seguito. Tradotto: anche se avessimo avuto il sistema già attivo allora, non sarebbe stato comunque attivato.

In fondo un funzionario Ue all’Adnkronos lo ammette candidamente: lo strumento non è fatto per “combattere i prezzi alti del gas”, bensì i “prezzi eccessivamente alti”. Quindi l’energia continueremo a pagarla a cara, checché ne dica Mario Draghi. Fatta

Il freno a mano sul price cap

Il motivo è semplice e su questo sito lo ribadiamo da tempo: fissare un tetto al prezzo delle arance finisce con lo spingere il fruttivendolo a cederle altrove. “Dobbiamo essere pronti a scenari complicati”, dice infatti Simson. Il primo dei quali è il timore, radicato a Berlino e non solo, che il price cap possa lasciare l’Europa al freddo. O renda gli Stati poco attrattivi per il GNL che viene venduto sul mercato globale. Bruxelles è conscia di queste “preoccupazioni per la sicurezza delle forniture” e infatti ha stabilito tre correttivi:

  • primo, che il tetto sia “alto abbastanza” da evitare un “aumento dei consumi di gas” in Europa;
  • secondo, che il meccanismo del price cap possa essere “sospeso immediatamente in qualsiasi momento” nel caso in cui la Commissione ravvisi “rischi per la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Unione, per gli sforzi di riduzione della domanda, per i flussi di gas all’interno dell’Ue o per la stabilità finanziaria”;
  • terzo, che la Commissione possa addirittura impedire l’attivazione del price cap qualora le autorità competenti ravvisino dei rischi per la stabilità energetica e finanziaria.

Sono insomma più le eccezioni della regola, sintomo che probabilmente il price cap non si attiverà mai. Sempre – ovviamente – che arrivi il via libera del Consiglio europeo, fatto da non dare per scontato, visto e considerato che i Paesi più in difficoltà – tra cui l’Italia – chiedevano qualcosina in più. Non sorprende dunque se il mercato non ha recepito quasi per nulla la novità: il future con consegna a dicembre oggi ha chiuso la seduta a 119 euro, con un aumento del 3% rispetto a ieri.

L’Ue lo aveva fatto capire nelle scorse settimane: il tetto al prezzo del gas deve essere più una misura spauracchio, una sorta di deterrente contro gli speculatori. Basterà? “Vedremo”, sospira il commissario Paolo Gentiloni ai cronisti. Non proprio una risposta entusiastica.