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La crisi dell'energia

Gas, l’esperto spiega perché il price cap “confonde solo le idee”

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Il prezzo del gas continua a far impazzire i governi europei, essendo ancora troppo alto e responsabile per bollette dell’energia esorbitanti e spesso al di sopra dei budget di molti cittadini.

Simone Tagliapietra, membro del think tank politico-economico Bruegel, con sede a Bruxelles, spiega all’Ansa gli ultimi sviluppi sul tanto chiacchierato possibile tetto al prezzo del gas. “La Commissione europea sta pensando a un price cap dinamico al Ttf fino alla fine dell’anno” (il Ttf – Title Transfer Facility – è uno dei principali mercati virtuali di riferimento per lo scambio di gas naturale in Europa, con sede in Olanda). “Non un meccanismo di riduzione istantanea del prezzo, ma un meccanismo di salvaguardia, un ‘backstop’, che entri in funzione solo quando c’è grande volatilità, come ad agosto”. Tagliapietra aggiunge che “da gennaio dovremmo avere un nuovo indice europeo del Gnl (Gas naturale liquefatto), un benchmark più vicino al Jkm dei mercati asiatici, quelli in concorrenza con noi. Per i gasdotti invece la Commissione ritiene preferibile non mettere limiti, e andare a trattare sul prezzo con i paesi fornitori, Norvegia e Algeria in primis”.

I piani europei contro la crisi energetica sembrano quindi ancora in parte in una fase di definizione, di ripensamento o addirittura in alto mare, quando si parla di possibili negoziazioni con Norvegia e Algeria come possibili misure per risolvere la crisi. Davide Tabarelli è presidente e fondatore di Nomisma Energia (“Società indipendente di ricerca in campo energetico e ambientale, il cui obiettivo è capire e anticipare le dinamiche di fondo dei mercati e dell’industria, assistendo i propri clienti nella definizione delle loro strategie”). L’economista e consulente in materie energetiche, già consulente del governo e membro del comitato consultivo dell’Eni, professore a contratto nelle facoltà di ingegneria di Bologna e del Politecnico di Milano, spiega all’Ansa la sua ricetta per far fronte alla crisi energetica attuale, elencando chiari propositi e azioni molto pratiche. “Il costo del gas in Europa non si riduce mettendo un limite al Ttf magari facendo riferimento ad altri mercati lontani, come l’Henry Hub americano, il Jkm dell’Estremo Oriente, o anche il petrolio Brent. Il prezzo è il risultato della domanda e dell’offerta. Se vuoi ridurlo, devi intervenire sui fondamentali: aumentare la produzione europea e ridurre i consumi”.

Tarabelli critica l’incapacità dell’Europa di trovare soluzioni comuni e attuare piani di emergenza in tempi brevi. “Trovo scandaloso che non si chieda a Norvegia, Olanda e Italia di produrre di più. E trovo scandaloso che non si pensi a un serio piano di razionamento, con un Supercommissario europeo che dica quali attività devono chiudere e quali no. La crisi andrebbe militarizzata, riconoscendo che siamo in economia di guerra. Il price cap è solo un modo per confondere le idee. Quelli che contano sono i fondamentali”.

In tempi drammatici come quelli attuali, insomma, bisognerebbe avere il coraggio di adattarsi alla situazione estrema. “Bisogna usare più carbone e legna per produrre energia, – spiega Tarabelli – bisogna allentare in modo temporaneo le normative ambientali. In Italia, la centrale a carbone di La Spezia dovrebbe ripartire subito”. Secondo Tarabelli, “la piattaforma europea di acquisto del gas vuole dire nazionalizzare l’attività delle nostre compagnie. E poi, per modificare i contratti con paesi come Norvegia e Algeria ci vogliono anni, con il rischio di penali da miliardi. Ci abbiamo messo dieci anni – continua il professore – per convincere questi paesi a inserire i prezzi del Ttf nei loro contratti, perché erano più convenienti dell’indice del Brent. E ora all’improvviso diciamo loro che il Ttf non va più bene… I paesi produttori vedono la piattaforma unica di acquisto come un atto ostile. E la Ue è troppo debole per imporre un monopsonio (mercato con un unico compratore, n.d.r.)”.

Andrea Gebbia, 18 ottobre 2022