Economia

Gasolio e benzina, lo Stato fa molti più danni delle guerre

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In Italia attribuire il caro carburanti alla guerra in Iran è una spiegazione troppo comoda e parziale. La guerra può far salire il costo del petrolio. Ma quanto lo Stato pretende a ogni rifornimento lo decide la politica.

Prendiamo il gasolio: al prezzo medio self del 6 ottobre, 2,244 euro al litro, applicando la fiscalità ordinaria, lo Stato incassa 1,078 euro tra accisa e IVA: il 48% del prezzo, praticamente la metà. E l’IVA viene applicata anche sull’accisa: paghiamo una tassa sulla tassa. Su un pieno da 50 litri spendiamo 112,20 euro, dei quali 53,88 finiscono al fisco.

Il prelievo complessivo sui carburanti dovrebbe fermarsi al 15–20% del prezzo finale. Lo Stato deve ridurre le proprie assurde pretese sul prezzo dei carburanti che si sommano alle tasse e ai contributi abnormi che già soffocano i contribuenti. I numeri mostrano cosa significherebbe. Mantenendo invariata la componente industriale e commerciale e trasferendo integralmente il taglio fiscale al consumatore, quel litro di gasolio – con tutte le guerre – costerebbe:

  • 1,37 euro con un prelievo del 15%.
  • 1,46 euro con un prelievo del 20%.

    Su 50 litri, tra 39 e 44 euro risparmiati a ogni pieno. Soldi che rimarrebbero alle famiglie, agli artigiani, ai commercianti, a chiunque usa l’automobile per lavorare.

Anche il confronto europeo fa riflettere: nella rilevazione del 28 settembre il gasolio costava 2,35 euro in Italia, 1,93 in Spagna e 2,06 in Polonia. Le differenze dimostrano che il prezzo italiano non è un destino inevitabile e che se vi fosse la volontà politica potremmo diventare per una volta l’esempio e non il solito ultimo in classifica quando si parla di tasse. Il governo non controlla il petrolio mondiale. Controlla quanto preleva dalle nostre tasche ad ogni rifornimento.

La guerra può spiegare una parte del rincaro. Non può diventare l’alibi per difendere un fisco che si prende quasi metà del rifornimento. Una follia statalista. Lo Stato italiano tagli le proprie spese e le pretese fiscali e si assuma le sue responsabilità, perché su questo si misura la capacità di un governo di fare qualcosa di utile.

Andrea Bernaudo, 6 ottobre 2026

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