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Gender a scuola, nel Lazio parte l’indottrinamento

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Non hanno ancora approvato il ddl Zan, ma forse non ce ne sarà neppure bisogno. Domenica se ne sono usciti con l’uomo incinto de L’Espresso, oggi con le nuovissime linee guida per una scuola a prova di bimbi transessuali. Le chiamano “buone pratiche”, “misure per il gruppo classe”, strumenti per far sì che tutti gli studenti possano “apprendere” sentendosi “al sicuro”. Eppure dietro si cela (e non è neppure troppo nascosto) il tentativo di sostenere la “gender revolution”, il “superamento del binarismo sessuale” in favore di una “infinita varietà di forme, dimensioni e tonalità” di genere. In pratica una fluidità sessuale assoluta: oggi sono così, domani cosà, dopodomani chissà.

Nei giorni scorsi l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, insieme all’Associazione Genderlens e Agedo, ha messo a punto delle linee guida per le scuole sulle “strategie di intervento” per il “benessere” di bimbi e adolescenti con “varianza di genere” (?). Manco a dirlo, l’Ufficio scolastico della Regione Lazio di Zingaretti ha colto la palla al balzo e ha diramato urbi et orbi la “bibbia gender”, girando ai prof l’invito a un corso formativo in perfetto stile indottrinamento arcobaleno da ddl Zan.

L’antropologia tratteggiata nel documento, a ben vedere, è la stessa prevista nella norma targata Pd (citata peraltro in calce al testo). Dicendo addio al “maschio e femmina li creò”, si professa un’identità sessuale poliedrica indefinita, composta da sesso, espressione di genere, orientamento sessuale e l’immancabile “identità di genere” (cioè la “sensazione profonda” di essere maschio, femmina, “entrambi” o “nessuno dei due”). Un miscuglio di concetti, o meglio un cocktail ideologico. Che porterà le scuole laziali a introdurre corsi formativi per gli insegnanti, modulistiche gender friendly (addio alla casella maschio o femmina), attenzione all’uso di nomi/pronomi scelti dai ragazzi e bagni dedicati agli adolescenti transgender.