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Generali, la Borsa “vota” per la riconferma di Donnet. Promossi i risultati e il nuovo piano

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Investitori e analisti plaudono alle Generali costruite da Philippe Donnet  tramite due piani industriali che hanno superato persino le forche caudine del Covid. Il top manager francese si è insediato a Trieste nel marzo del 2016 e ha centrato ogni volta tutti gli obiettivi, finanziari e industriali, annunciati al mercato. Il piano “Generali 2021” si è chiuso con il più alto risultato operativo della storia del big delle polizze. Naturale quindi la calorosa accoglienza riservata anche negli Stati Uniti dove Donnet è volato in road show: gli investitori,  ha detto l’ad che corre per la riconferma, sono  “molto soddisfatti” sia dei risultati ottenuti nel 2021 sia del nuovo piano sia della lista per il prossimo cda. Insomma per la comunità finanziaria il percorso di crescita delle Generali non si tocca, né il suo vertice. I fondi, a cui fa capo circa il 35% del capitale del Leone, saranno fondamentali in assemblea per l’esito della battaglia tra il fronte del primo socio Mediobanca, che appoggia Donnet senza tentennamenti e quello di Francesco Gaetano Caltagirone –  in cui militano il patron EssilorLuxottica Leonardo Del Vecchio e la Fondazione Crt – che punta invece alla discontinuità. Ma vediamo più da vicino che cosa ne pensano gli analisti.

Gli analisti: “Donnet promosso a pieni voti”

Da  Berenberg a Morgan Stanley, Bofa a Kepler passando da Oddo Bhf, Société Générale e Banca Imi è un coro di giudizi positivi per la gestione Donnet. Modificare la “coda” del Leone aumenta il livello di rischio-rendimento, titola Berenberg che pur apprezzando il piano Awakening the lion” di Caltagirone, giudica che il miglior risultato per gli investitori sia la conferma di Donnet e del suo team. Sulla stessa linea la pagella di Société Générale, secondo il big italiano è ben posizionato per raggiungere gli obiettivi del 2024 posti da Donnet, mentre sarebbe “piuttosto difficile” centrare quelli del fronte avverso. Di tono similare anche i giudizi di Oddo Bhf e di Banca Imi. Insomma, gli esperti ritengono che il Leone possa accelerare il proprio percorso di crescita senza terremoti al vertice. Vale la pena di ricordare che dalla presentazione del primo piano (2016-2018) di Philippe Donnet (era il 23 novembre del 2016), il titolo Generali in Borsa è cresciuto del 73%, sovraperformando l’indice di settore (+25% lo Stoxx 600 Insurance) di ben 48 punti percentuali e che il gruppo ha finora garantito agli azionisti un Total Shareholder Return pari al 129%, molto più quindi di concorrenti come Allianz (78%), Axa (48%) o della stessa  Zurich (125%). 

 

 

Utili in forte crescita e dividendi per 5,6 miliardi

Ma perché gli analisti si schierano con Donnet? Per capirlo basta ripercorre gli ultimi bilanci delle Generali. Nellarco dei due piani strategici il top manager, molto apprezzato in azienda anche per la sua carica umana, ha distribuito oltre 7 miliardi di dividendi. Una remunerazione ai vertici del settore confermata anche quest’anno: Generali propone ai soci un altro assegno da 1,691 miliardi per il 2021 (1,07 euro per azione). In parallelo la gestione Donnet è riuscita a migliorare la solidità patrimoniale del gruppo (227% contro il 177% nel 2016), a tagliare il debito di 1,9 miliardi e a rafforzare sia l’asset management (+14,3% i ricavi) sia il digitale (dal 2019 ha investito 1 miliardo). Donnet è ora impegnato sul piano strategico “Lifetime Partner 24: Driving Growth” che promette al 2024: una crescita degli utili tra il 6% e l8%, dividendi cumulativi tra 5,2 e 5,6 miliardi e più di 8,5 miliardi di flussi di cassa netti. Il piano è inoltre pensato affinché il Leone abbia 2,5–3 miliardi in cassa pronti per lo shopping, acceleri sulla crescita sostenibile e guidi l’innovazione con 1,1 miliardi di investimenti nella trasformazione digitale e tecnologica (+60%); previsto poi un Fondo di venture capital da 250 milioni per cogliere opportunità.

 

Obiettivi ESG, al vertice per sostenibilità e governance 

Realizzati sei miliardi di nuovi investimenti green e sostenibili e collocati, per primo nel settore, due green bond, Generali è impegnata in un futuro a basso impatto climatico con ulteriori investimenti in obbligazioni verdi e sostenibili al 2025 per 8,5 e 9,5 miliardi. Numeri che, insieme al taglio delle emissioni già realizzato (-36%), hanno portato alla conferma del gruppo nel Dow Jones Sustainability World Index e nel Dow Jones Sustainability Europe Index. Quanto invece alla governance, la composizione della lista del consiglio, approvata il 14 marzo, per il rinnovo del vertice colloca Generali al di sopra degli standard italiani ed europei per età media, indipendenti, quote rosa ed esperienze manageriali in gruppi internazionali. In nome della medesima trasparenza, il cda ha deciso di interrompere il rapporto di lavoro con Luciano Cirinà, ex numero uno del Leone nel centro est Europa, per “violazione degli obblighi di lealtà” e del contratto di lavoro dopo la decisione del manager di passare nella squadra di Caltagirone come candidato capo azienda.

 

Pronti 3 miliardi per lo shopping

Con il nuovo piano, Donnet e la sua squadra preparano per lo shopping 2,5-3 miliardi che si sommano agli oltre 3 miliardi già investiti negli ultimi anni per rafforzare la leadership del gruppo in Europa e nell’asset management: la campagna acquisti ha spaziato dall’Est Europa al Portogallo, dalla Grecia alla Francia (dove è stata di recente rilevata La Médicale) per arrivare alla Malesia e all’India, dove il gruppo è appena diventando azionista di maggioranza della joint venture nel Paese. In Italia Generali ha acquisito Cattolica, completando l’operazione con lo strumento più trasparente: una Offerta pubblica d’acquisto.

 

La preoccupazione di politica e sindacati per il rischio ribaltone

Il sostegno della comunità finanziaria a Donnet fa il paio con la preoccupazione di politici e sindacati per un eventuale ribaltone al vertice. Non per nulla, il deputato di Italia Viva, Luigi Marattin si è dimesso dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario in pieno disaccordo con la decisione di convocare Donnet per esporre il piano industriale. I sindacati stigmatizzano invece il taglio dei costi previsti dal piano “Awakening the lion”:   di Caltagirone “qualora l’efficientamento dei costi risultasse in maggior parte declinato sulle lavoratrici e sui lavoratori, potrebbe presentare seri problemi di sostenibilità sociale e occupazionale” in un gruppo centrale per il sistema Paese, scrivono First Cisl, Fisac Cgil e Uilca che mai accetterebbero “una logica all’insegna di più utili e meno posti di lavoro”. 

 

La Torre delle Generali, nel cuore di City Life a Milano, illuminata con il tricolore in occasione dei 190 anni del gruppo

 

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