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Bassa risoluzione (Massimo Mantellini)

Bassa risoluzione

Autore: Massimo Mantellini
Anno di pubblicazione: 2018
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È un libro che ci spiega ciò che sta succedendo con un punto di vista originale e interessante. Si chiama Bassa risoluzione (Einaudi) ed è scritto, bene, da Massimo Mantellini, uno dei pochi che conosce la rete e il digitale, non tanto perché lo insegna, ma perché lo frequenta. Tutti sanno come «internet abbia radicalmente modificato il nostro approccio con la profondità, con le informazioni, le relazioni sociali e la cultura».

Più interessante capire perché dai vinili ai cd, agli mp3, allo streaming, la nostra idea di tecnologia sia a bassa risoluzione. In fondo, ricorda Mantellini, quando si passò ai cd si disse che si perdeva il corpo vivo della musica che davano i vinili. E quando si adottarono gli mp3, i più vecchi ricordano la polemica sul fatto che non fosse possibile comprimere e tagliare frequenze al Requiem di Mozart, ma anche a Sultan of Swings dei Dire Straits. Ma oggi, scrive Mantellini utilizzando la cameretta di sua figlia, i giovani ascoltano la musica facendo andare i video di youtube su casse cinesi da 8 euro. Tutto più disponibile, più economico e a bassa risoluzione. Come le foto dei nostri selfie, piccole tessere di un mosaico senza qualità, che raccontano la nuova realtà con i tipi della tecnologia. E così l’informazione.

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A questo proposito è evidente come la direttiva sulla privacy, che attribuisce un prezzo agli assaggi (che poi diventano pasto completo) di informazione che si hanno con i link alle notizie, sia in linea con la nuova dimensione economica dell’informazione. In fondo cos’è la modalità «copia-incolla» con cui si formano le nuove generazioni a scuola, se non una nuova declinazione della bassa qualità musicale o fotografica? Un artificio tecnologico, per rendere tutto più facile e semplice per tutti? «Per molto tempo – scrive Mantellini – abbiamo immaginato la tecnologia in una relazione lineare con la qualità della nostra vita. All’aumentare dell’una cresceva l’altra. È evidente che non è così, bastano piccoli segnali per accorgersene». Quelli appena citati. Ecco perché Mantellini alla fine parla di «una generazione a bassa risoluzione».

Persino le nostre norme prevedono la liceità dello scopiazzamento solo a patto che la risoluzione della foto sia bassa. Come se un’alta risoluzione interessasse a nessuno. Dice il Nostro: inutile contestare, è la situazione in cui siamo. L’unico dubbio che resta a chi scrive riguarda la bassa risoluzione, paradosso dei paradossi, della foto scattata da Mantellini. Ci racconta tutto. Ma dalla sua grana sfocata forse non si coglie un aspetto che ha sempre contraddistinto le rivoluzioni. Sia quelle che riguardano l’organizzazione della società, sia quelle politiche. Nelle fasi in cui esse distruggono gli assetti esistenti, si coglie poco la loro essenza. La bassa risoluzione distrugge l’alta fedeltà, solo perché ha spostato il campo. La qualità si sposta dall’ascolto delle note alla capacità di descriverle in modo contemporaneo. Insomma, come lo stesso Mantellini dice, il futuro è già qui, è solo distribuito male.

Nicola Porro, Il Giornale 16 settembre 2018

 

3 Commenti

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  1. La bassa risoluzione elimina il contesto dell’informazione.
    Alle Medie mi insegnarono ad ascoltare un pezzo musicale cercando di separare le frequenze e le intonazioni di ciascuno strumento, per seguirne la liena melodica ed apprezzarne maggiormente l’armonia nell’insieme. Il jazz si fonda su questo concetto, e la vera fotografia è quella che riesce a far cogliere l’ambiente semplicemente come effetto secondario della esposizione del soggetto.

    Ma nel fast-paced world odierno non c’è più tempo, purtroppo, per queste finezze, ed avanza minaccioso il “pensiero a senso unico”, causa principale del dilagare dell’analfabetismo funzionale.

  2. Grazie Nicola di implementare il tuo sito con articoli come questo che aiutano a conprendere ciò che nella realtà,anche da te purtroppo,viene a volte svilito sotto l’egida del “business is business” che nn sarò di certo io a denigrare come pratica economica ma che a mio avviso,dovrebbe restare lontana dal rendere ancora più difficile una costruzione di società dove le differenze dovrebbero conoscere dei paletti invalicabili.
    Questo per dirti,in sintesi,che sono rimasto male quando ho sentito dirti la frase “pregiudizio razziale contro gli italiani”.
    Nn me lo sarei mai aspettato da te…e ci sono rimasto male…
    Tornando al Mantellini e al suo libro,mi preme intervenire su una sua frase.
    “La bassa risoluzione tecnologica è in fondo una forma di reazione, imperfetta quanto si vuole, all’immobilità.”
    Oggi più che mai “la bassa risoluzione”ci permette,con piccoli sforzi,di potere avere una vita “ad alta risoluzione” su ciascuna tematica che ci interessa.
    Ti faccio l’esempio delle compagnie low-cost.
    Io con un viaggio “a bassa risoluzione”,posso andare a Bruxelles a vedere dal vivo i quadri del mio pittore preferito,nel mio caso Magritte,nel suo museo e starci tutto il giorno in contemplazione,uscendone con una esperienza “ad alta risoluzione”.

  3. Alta qualità presuppone numeri limitati…massificazione sempre verso basso…sempre…e con quasi 8 (otto) miliardi di caproni a due gambe circolanti…qualità finisce nel cesso.
    https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

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