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Giovannini abbatte il ponte sullo Stretto

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Dall’Asvis al Mims. La “s” finale è una delle recenti caratteristiche di Enrico Giovannini. Avesse scoperto prima il “mood” imprescindibile della sostenibilità – la “s” citata indica proprio l’aggettivo “sostenibile”, sia nella Fondazione promossa da Unipol, sia nella recente ridenominazione del Ministero delle Infrastrutture – avremmo potuto trovare anche un Ocses (dove è stato capostatistico) e un Istats (dove è stato presidente). E magari un ministero del Lavoros (nel Governo Letta).

Un tecnico “multi-competenza”

Scherzi a parte, il professor Giovannini ha prestato al Paese le sue competenze da economista-statistico sotto le spoglie del “tecnico”, anche se la molteplicità dei suoi incarichi (dal ministero del Lavoro a quello delle Infrastrutture è difficile individuare un “fil rouge” di competenze tecniche) dovrebbe ormai collocarlo nell’area dei politici, ormai di lungo corso. Un politico mai passato dalle prove elettorali, né dalle esplicite affiliazioni di movimenti o partiti. Di certo mai tenero con il centrodestra – da presidente Istat non mancò occasione di contestare le scelte del Governo Berlusconi – e molto coccolato dal centrosinistra. Cooptato sempre. Dal Colle, ai tempi di Napolitano – nel 2013 l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo nominò tra i “saggi” con il compito di indicare le priorità per uscire dalla crisi economica e istituzionale – e pure di Mattarella: fece parte anche della commissione Colao lo scorso anno.

Un tecnico “multi-competenza” che ormai si identifica con la politica senza consenso elettorale. Forse per questo ha finito per enfatizzare il ruolo del “dibattito pubblico”, istituendo una Commissione Nazionale sul Dibattito Pubblico (CNDP). “Le trasformazioni in atto nel nostro Paese ci impongono di restituire un ruolo da protagonista ai cittadini. Il dibattito pubblico – ha dichiarato – aiuterà le Istituzioni a decidere meglio gli investimenti e anche più rapidamente di quanto accaduto finora”.

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16 Commenti
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Michele
Michele
15 Settembre 2021 15:21

Sono sempre stato dubbioso verso il ponte, poi questa estate ero lì, non ero solo in macchina, ma con persone straniere..e..con due battute mi hanno fatto capire quanto fosse assurda la mia resistenza. Ho cambiato idea! Facciamo il ponte.

Sandro Cecconi
Sandro Cecconi
15 Settembre 2021 15:19

recita: «Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie, ma bordello!»

(Purgatorio, c. VI, vv. 76-78)

potremmo considerare una vera e propria profezia nefasta di circa settecento anni orsono e, quindi, il definitivo via libera ai barbari di conquistare il nostro paese e far diventare gli italiani loro schiavi. E’ questo il governo dei migliori?

Sandro Cecconi
Sandro Cecconi
15 Settembre 2021 15:15

“Il niet al Ponte”

Mastrapsqua, il negare ulteriormente la realizzazione del ponte e magari pure la costruzione di molti tratti dell’alta velocità al sud e in Sicilia come anche lo sviluppo delle infrastrutture aereo portuali di quella parte d’Italia significherebbe condannare il Sud al medioevo moderno e la condanna dell’Italia a diventare quella che Dante chiamava “Serva Italia di dolore ostello” e che l’intera strofa del Purgatorio……………….Segue

gianfranco benetti longhini
gianfranco benetti longhini
15 Settembre 2021 14:25

Centrali Automiche sono molto più necessarie al l’Italia del ponte, e ridurre la dipendenza dalla Francia per la nostra energia.

Iena
Iena
15 Settembre 2021 13:55

Giovannini bisognerebbe rinkiuderlo al manicomio!

geogio
15 Settembre 2021 13:31

Guardate come usa la logica questo giovane geologo:
https://www.youtube.com/watch?v=-Jcz-q5tih4
Quello che i politici non fanno prima di aprire bocca

Andrea
Andrea
15 Settembre 2021 11:04

Da che pulpito! Nulla da dire sui 25 incarichi contemporaneamente ?

Werner
Werner
15 Settembre 2021 10:24

Per una (rara) volta sono d’accordo con una decisione del governo. Il Ponte sullo Stretto è un’opera che non si deve fare, in primo luogo per le particolari caratteristiche sismiche e geomorfologiche dell’area interessata, e in secondo luogo perché la Sicilia e la Calabria hanno bisogno di potenziare le infrastrutture esistenti, ovvero strade, autostrade e ferrovie.