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Gli idioti politically correct che condannano Churchill

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È notizia di questi giorni che i soliti estremisti di sinistra in Gran Bretagna (che da mesi hanno preso il comando del Labour Party con Jeremy Corbyn, una specie di Gino Strada che parla inglese) hanno avviato una campagna di odio contro la memoria di Winston Churchill, nientemeno che per fatti legati alla guerra anglo-boera (1899-1900).

Ma inseguire i dettagli serve davvero a poco. Churchill resterà un gigante della storia, l’uomo che letteralmente ha salvato l’Inghilterra (e l’Europa) dal nazismo, resistendo all’offensiva hitleriana e dando tempo agli americani di intervenire in modo efficace nella Seconda Guerra Mondiale.

Eppure forse vale la pena di compiere una riflessione più di fondo, ben al di là delle pagine più note e gloriose della complessa biografia churchilliana, non priva di sconfitte. E non per parlare di lui, ma di noi, dei nostri tempi, dello spirito del tempo attuale.

Per i gusti perversi del “politicamente corretto” di questi nostri anni (non solo a sinistra, ahimé…), Churchill potrebbe essere descritto, nell’ordine, come: un razzista, un sessista, un misogino, un affarista, un uomo in conflitto di interessi, “ovviamente” un imperialista e un sionista, e pure un cultore dell’eugenetica. E con i canoni di oggi c’è da dubitare sul fatto che qualcuno potrebbe assegnare ad una personalità così singolare ed eccentrica un qualunque incarico pubblico.

Consiglio a tutti, per conoscere lati meno noti della vita di Churchill, lo splendido libro di un politico-giornalista-scrittore come Boris Johnson dal titolo The Churchill factor – How one man made history.

Il libro di Johnson è un’autentica miniera, dalla quale seleziono poche altre pietre preziose. Intanto, il profilo umano di Churchill: il suo essere conservatore nei principi ma liberale nel “sentire”; l’indulgenza sulle questioni sessuali altrui; l’attenzione alla povertà e alle questioni sociali; e, ancora più personalmente, la lotta contro depressione e balbuzie (eppure sarà un oratore magico, ciceroniano); la relazione con il padre, caduto politicamente in disgrazia, morto di sifilide, dal quale il giovane Churchill si sente disprezzato e non compreso; il rapporto con i collaboratori, tra sfuriate tiranniche, ritmi di lavoro impossibili, e improvvisi slanci di generosità; una estraneità assoluta alla vita ordinaria delle persone comuni (Johnson ritiene che Churchill non abbia mai preso un bus in tutta la sua vita) eppure una istintiva e vera simpatia per gli altri; i vizi e l’irascibilità; la tendenza a usare cinicamente gli interlocutori per i suoi disegni politici; la concezione utilitaristico-dispregiativa dei partiti come “cavalli da scegliere” per andare più lontano e più veloce…

E poi il capitolo dedicato alla sua produzione letteraria. Tutti ricordano il Premio Nobel vinto da Churchill nel 1953. Ma pochi sanno che Churchill, fonte inesauribile di energia e autentica macchina da lavoro, ha scritto 31 libri, a cui si sommano, in circa 65 anni di carriera ininterrotta, 18 volumi (8.700 pagine) di discorsi, più una immensa mole di lettere, documenti, e altro materiale. Tanto per dare un’idea, a soli 25 anni (Churchill muore a 90 anni), ha già scritto 5 libri, più innumerevoli articoli da inviato in zone di guerra, oltre a essere già  parlamentare e affermato conferenziere.

Ovviamente scrive tutto personalmente, con una tecnica che lascia esterrefatti: interminabili sessioni di dettatura (spesso notturne, a volte dalla vasca da bagno!) di periodi complessi, articolati, di architetture linguistiche elaborate, con i poveri segretari e segretarie strapazzati in caso di errori di comprensione o di battitura; poi, una lunga fase di accurata e minuziosa correzione personale a penna, con integrazioni, arricchimenti e precisazioni lessicali… Pur con un processo di elaborazione così dispendioso, Churchill ha scritto più di Dickens e Shakespeare messi insieme, percorrendo nel frattempo un impegno politico e parlamentare senza sosta… Tutto ciò lascia letteralmente senza fiato. Al suo vocabolario colossale e multiforme si debbono invenzioni linguistiche entrate nel linguaggio di tutti: l’uso del latino “summit” per indicare un vertice, o le espressioni “Medio Oriente” e “cortina di ferro”, solo per fare pochi esempi.

Un gigante, insomma. Che i pigmei di oggi (o estremisti di sinistra o politicamente corretti) pretenderebbero di giudicare e condannare.

Daniele Capezzone, 18 febbraio 2019