L’intelligenza artificiale sta ridisegnando le abitudini di salute degli italiani, spaziando dalla ricerca di informazioni mediche fino al sostegno emotivo. Ma se da un lato la velocità e la facilità di accesso conquistano sempre più utenti, dall’altro emerge la consapevolezza che la tecnologia possa affiancare, ma mai sostituire, l’esperienza e l’empatia dei professionisti della salute.
Ansia e stress, il “dottor AI” non basta
A tracciare il quadro di questa trasformazione è l’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, condotta insieme a Nomisma. Il report mette in luce un fenomeno in forte crescita: un italiano su dieci (10%) ha già provato a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per affrontare momenti di difficoltà emotiva, stress o ansia. Tra chi vi ha fatto ricorso, circa due terzi hanno riscontrato un beneficio concreto. Ciononostante, le perplessità sull’uso dell’AI nell’ambito del benessere mentale restano diffuse e profonde.
Con i chatbot rischio risposte sbagliate
Ben il 44% degli intervistati esprime un parere negativo, giudicando l’AI rischiosa (21%) o del tutto inadeguata (23%) per un tema così delicato. Le preoccupazioni principali riguardano la tendenza dei chatbot ad assecondare l’utente fornendo risposte troppo compiacenti o poco critiche (43%), la possibilità di ricevere consigli inappropriati (42%) e la freddezza dovuta alla mancanza di empatia umana (40%). Solo il 16% ritiene alta la probabilità che un’AI possa sostituire lo psicologo nei prossimi dieci anni.
L’orientamento prevalente è quello di confinare l’intelligenza artificiale a supporto di compiti circoscritti: il 33% la utilizzerebbe per la gestione dello stress quotidiano, il 29% per la ricerca di professionisti o per esercizi guidati di relax, e il 26% come “confidente robot” per sfoghi personali. Un atteggiamento cauto che si inserisce in una più ampia esigenza di “digital detox”: con il 64% della popolazione che si definisce connessa o iperconnessa, oltre la metà degli italiani (56%) punta a fare un uso più consapevole della tecnologia nel prossimo anno.
Questo scenario si ricollega strettamente ai dati emersi da una precedente rilevazione condotta a giugno scorso dell’Osservatorio UniSalute, incentrata sulla ricerca di informazioni sanitarie. Il 60% degli italiani ha ammesso di sfruttare abitualmente canali digitali come web, app e chatbot per documentarsi su malattie e farmaci, con quasi un cittadino su due (49%) che fa uso dell’AI con cadenza almeno settimanale. Tra chi rivolge quesiti di salute all’AI, l’86% si dichiara soddisfatto delle risposte ricevute.
Vince l’empatia del medico
Eppure, anche quando si tratta di salute fisica, l’empatia e l’accuratezza del medico continuano a vincere nettamente: il 75% riconosce al professionista umano una maggiore affidabilità, il 73% apprezza l’empatia e il 68% l’accuratezza, contro un’AI percepita come più rapida (64%) e accessibile (57%), ma esposta a un maggior margine di errore (46%). Per questo, il 63% sostiene che l’AI debba limitarsi ad affiancare la medicina tradizionale.

Gigliotti (Unipol): “Sanità integrativa pilastro decisivo”
In questo contesto di evoluzione dei bisogni e di trasformazione dei modelli di cura, la sanità integrativa gioca un ruolo decisivo. Come evidenziato da Giovanna Gigliotti, Deputy Insurance General Manager – Life & Health Unipol e AD di UniSalute. «Negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambiamento molto significativo: la sanità integrativa non è più percepita soltanto come uno strumento complementare riservato ad alcuni ambiti del mondo del lavoro o a bisogni specifici, ma come una leva sempre più centrale per rafforzare il sistema complessivo di tutela della salute. La crescente attenzione verso queste soluzioni, anche da parte del settore pubblico, conferma quanto sia sentita l’esigenza di affiancare al servizio sanitario pubblico strumenti capaci di ampliare l’accesso alle prestazioni, ridurre i tempi di attesa e rispondere in modo più vicino, concreto ed efficace ai bisogni delle persone».
Più collaborazione pubblico\privato
In quest’ottica, l’integrazione tra pubblico e privato e le collaborazioni strategiche diventano elementi portanti per garantire tutele ad ampie fasce di popolazione. «La recente iniziativa del Ministero dell’Istruzione e del Merito va esattamente in questa direzione e rappresenta un segnale di grande valore», ha continuato Gigliotti. «Mettere a disposizione del personale della scuola una copertura sanitaria integrativa gratuita, su base volontaria, significa riconoscere in modo tangibile l’importanza del welfare e la necessità di offrire nuove forme di protezione a una platea ampia e strategica per il Paese, che coinvolge oltre 1,2 milioni di persone. È una scelta che testimonia una sensibilità crescente verso il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori e, più in generale, verso modelli di protezione sociale più evoluti e inclusivi». Un modello sinergico che guarda all’efficienza e alla sostenibilità dell’intero sistema Paese. «Si tratta di un passaggio importante anche sotto un altro profilo: quello della collaborazione tra pubblico e privato», ha concluso l’ad di UniSalute.
«Quando questa integrazione è ben costruita, con obiettivi chiari e una forte attenzione alla qualità dei servizi, può generare un valore concreto per i cittadini e contribuire a rendere il sistema nel suo complesso più moderno, accessibile e sostenibile. Il fatto che queste coperture siano gestite da UniSalute in coassicurazione con Poste Assicura e Intesa Sanpaolo Protezione dimostra come sia possibile mettere a sistema competenze, esperienza e capacità organizzativa per realizzare soluzioni efficaci e ad alto impatto sociale. Credo che questo rappresenti un grande passo avanti, non solo per il settore della sanità integrativa, ma per l’intero modello di welfare del nostro Paese. La direzione è quella giusta: costruire una sempre maggiore sinergia tra sanità pubblica e sanità privata, nella consapevolezza che l’obiettivo comune deve essere quello di garantire alle persone risposte tempestive, servizi di qualità e una protezione sempre più aderente ai loro bisogni reali».

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