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Gramellini lodava il green pass ma ora dà lezioni di democrazia

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Sabato scorso, chiudendo il suo programma “Le Parole”, in onda su Rai 3, Massimo Gramellini ha pronunciato un pistolotto assai indigesto contro Vladimir Putin, augurandosi che la Russia e l’Ucraina, un bel giorno, entrino nel XXI secolo tenendosi per mano. E per quanto io possa ritenere intollerabile l’attacco russo ad uno Stato sovrano, anche in considerazione delle gravissime ripercussioni economiche che ciò sta determinando, la descrizione fumettistica che Gramellini ci ha offerto del regime russo, paragonabile ad una feroce riedizione dello stalinismo, risulta altrettanto inaccettabile. Inaccettabile come il tono di questo ennesimo tifoso delle restrizioni sanitarie – che in autunno entrò ferocemente in polemica con lo storico Alessandro Barbero, “reo” di battersi contro l’abominevole green pass –  il quale sembra rivolgersi ai poveri russi, oppressi dal cattivone di turno, con il piglio di vuole insegnare agli altri la vera democrazia.

Solo che il nostro grande intellettuale de’ sinistra, come si suol dire, per ciò che concerne ciò che sta ancora accadendo alla nostra tanto decantata democrazia continua ad essere piuttosto distratto, al pari di tanti altri suoi colleghi del pensiero politicamente molto corretto. Proprio in merito al medesimo lasciapassare sanitario, che in Europa siamo praticamente gli unici a mantenere in piedi e nelle forme più ottuse, vorrei segnalargli che con le ultime modifiche decise dal governo dei migliori è stata introdotta una misura che sembra ispirata dalla celebre Fattoria degli animali di George Orwell.

Infatti, mentre per i cittadini italiani il green pass rafforzato resterà obbligatorio fino al 30 aprile per accedere ai luoghi della ristorazione al chiuso, per gli stranieri invece, che sono notoriamente più uguali di noi, dal primo aprile sarà sufficiente il green pass base. Ora, per quanto l’intera, delirante impalcatura di restrizioni che ci si ostina a voler tenere in piedi sarebbe comunque da gettare in blocco nello sciacquone senza alcun ripensamento, il fatto che nessuno, ma proprio nessuno dei paladini della libertà alla Gramellini non abbia avuto nulla da eccepire in merito ad una simile e insensata discriminazione dimostra, ad essere buoni, una loro eccessiva e imperdonabile distrazione.