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Green pass, poliziotta ribelle. Eroina o sovversiva? - Seconda parte

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Certo, in dieci minuti di discorso qualche nota stonata c’è stata. Sentire un poliziotto invocare la “disobbedienza civile” come “dovere sacro quando lo Stato diventa dispotico” fa quantomeno strano. Forse Schilirò avrebbe fatto meglio a non farsi presentare come vicequestore. E potrebbero anche avere ragione quei colleghi che la invitano a “smettere di servire con l’uniforme uno Stato nel quale sembra non credere”. Questione di coerenza, sia chiaro. Se poi ha infranto un qualche regolamento interno, ne pagherà le conseguenze. Tuttavia, sulla libertà non si scherza. Si può limitare il diritto di parola ad un cittadino, qualsiasi mestiere faccia, se non invita alla sedizione? Ovviamente no. E in fondo il vaccino ad oggi non è obbligatorio, così come il green pass: chi volesse ha il diritto di non vaccinarsi, di non andare al lavoro, di non entrare nei bar, di mangiare sempre a casa, di farsi sospendere lo stipendio e continuare a gridare la propria contrarietà alle norme introdotte. È giusto, è sbagliato? Fattacci loro. La contraddizione dei sacerdoti del green pass sta tutta qui: ignorare che non v’è nessun obbligo ad aderire alla loro religione. Anche se vesti una divisa.

Giuseppe De Lorenzo, 27 settembre 2021