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Gualtieri festeggia, ma rischiamo il tracollo

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Le proiezioni dell’Istat per il 2020 preannunciano una flessione del PIL pari a – 14,3 %, un tracollo della ricchezza nazionale conseguente alla paralisi economica imposta dal lockdown e dall’emergenza ancora vigente. Il primo trimestre (- 5,4%) e il secondo trimestre (- 12,4%) prefigurano, precisa l’Istituto di statistica, una tendenza inesorabile «di diminuzione del valore aggiunto in tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura, silvicoltura e pesca, all’industria, al complesso dei servizi». È la peggiore contrazione di sempre, con la curva regressiva che coinvolge tutti i comparti produttivi.

L’Istituto sottolinea che «con il risultato del secondo trimestre il Pil fa registrare il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica».

Un quadro economico drammatico che genererà a settembre un milione di disoccupati che si aggiungeranno ai 600.000 posti di lavoro persi da febbraio. Oltre 2 milioni di famiglie rischiano di varcare la soglia minima di povertà, dilatando il malessere sociale da cui possono prolificare fenomeni di tensione che, qualora si aggregassero, potrebbero sfociare in forme di ribellione. L’Italia perde nei due trimestri circa 75 miliardi del suo reddito nazionale, tuttavia non è isolata nel trend recessivo tanto che l’Istat nella sua nota specifica che «la caduta del Pil si colloca all’interno di un contesto internazionale dove le principali economie registrano riduzioni di analoga portata a causa del diffondersi della pandemia». Infatti, la Francia nel secondo trimestre registra un – 13,8 % del Pil, la Germania si contrae del 10,1% e la Spagna affonda a – 18,5%.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha dichiarato di confidare in un «marcato rimbalzo nel terzo trimestre, di quasi il 15% rispetto a quello precedente», ma dubitiamo delle stime ottimistiche del ministro che fanno il paio con le valutazioni sovraeccitate sul Recovery fund che emanerà i suoi incerti effetti solo a partire dal 2021 inoltrato con le condizionalità che rischiano di opprimere ulteriormente il respiro economico del nostro tessuto socio-produttivo.

A differenza degli altri Paesi Ue, l’Italia ha prorogato lo stato di emergenza amplificando la percezione di insicurezza nei consumatori che si rifletterà in negativo sulla propensione alla spesa. Dunque, più che rimbalzo, come profetizzato da Gualtieri, rischiamo di riprodurre la risacca dell’inaridimento economico. Dinanzi alla tragicità e complessità della situazione, insistere con formule accademiche declinate in task force, Stati generali e commissioni bicamerali o monocamerali significa inasprire la crisi che rivendica, piuttosto, risposte immediate e agibili per frenare il collasso economico.