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Hai capito l’islam? Crociera Lgbt, drag queen e gay a bordo: vietato lo sbarco in Egitto e Turchia

Niente ingresso in porto alla "Scarlet Lady" e ai suoi passeggeri di una comunità... non eterosessuale

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Il nome è tutto un programma, i passeggeri un super-programma. E l’idea di averli in giro per le strade magari con abiti sgargianti, o ancora peggio, evidenziando le loro tendenze e scelte di tipo sessuale o familiare, davanti a una moschea… non ci è voluta una riunione del Parlamento o un lungo confronto: per le Autorità turche e per quelle egiziane, la “Scarlet Lady”, una nave passeggeri impegnata nel Mediterraneo in una di quelle che vengono chiamate crociere a tema, le acque territoriali di Egitto e Turchia, e ovviamente  nei porti di questi Paesi, sono vietati, verboten, off limits. Motivazione: i 1900 passeggeri LGBTQ, che la nave trasporta in gita turistica “rappresentano una minaccia per la società turca” – come esplicitato senza mezzi termini dal governo di Ankara, mentre l’Egitto si è “limitato” a ordinare un dietrofront senza spiegazioni dall’ingresso nel porto di Alexandria.

A pochi giorni dall’ultima manifestazione e dall’ultimo gay pride che ha visto garrire al vento una a fianco all’altra le bandiere della pace, con quelle immancabili della Palestina, ma persino con quelle dell’Iran, la scelta dei governi dei due Paesi considerati fra i più moderati e occidentalizzati del Medio Oriente, qualche interrogativo dovrebbe porlo.

Un sottile rivolo di dubbi fra chi si batte per per lesbiche, gay, bisessuali e transgender e i dettami dell’Islam, anche non radicale, dovrebbe scorrere fra un carro e l’altro del prossimo gay pride. Specie fra quelli che affiancano l’annientamento di Israele (Stato dell’Apartheid) alla libertà sessuale senza se e senza ma.

E forse una considerazione ulteriore andrebbe fatta sulla legittima, in casa loro, rigidità religiosa di Egitto e Turchia, con la grande e conclamata vocazione turistica di questi due Paesi che spinte dalle onde del mare, accettano solo famiglie tradizionali. Mille anni luce certo, dalle impiccagioni degli omosessuali a Teheran e a Gaza, ma comunque un segnale non trascurabile.

L’aspetto curioso della vicenda della “Scarlet Lady” nave proiettata verso il futuro libero della società occidentale, alla quale è stato vietato anche dare fondo alle ancora davanti alla spiaggia turca di Kusadasi, è  la totale, se non sporadica e occasionale, assenza di reazioni, al primo caso evidente di turismo per sesso corretto e di ingresso a Santa Sofia o nella spianata di Giza, concesso solo a chi si comporta nel rispetto del Corano.

Il tour di 11 giorni della nave era stato organizzato dalla società Atlantis in collaborazione con Virgin Voyages, rivolgendosi a uomini gay. Il programma pubblicizza spettacoli di drag queen a bordo e la possibilità di visitare locali gay in città come Istanbul e Atene.

Negli ultimi anni le autorità turche hanno intensificato la pressione sulle comunità LGBTQ, vietando gli eventi del Pride e chiudendo associazioni che ne difendono i diritti. In Egitto, secondo l’ultimo rapporto annuale riproposto da Bloomberg di Human Rights Watch, le autorità «utilizzano disposizioni vaghe e abusive del codice penale» per incarcerare persone LGBTQ.

Bruno Dardani, 14 luglio 2024

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