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“Hai solo sei giorni”. L’ultimatum Usa a Zelensky

Washington accelera, Kiev resiste, l’Europa improvvisa il suo piano: diplomazia in affanno

zelensky Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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L’attività diplomatica sul conflitto russo-ucraino si è intensificata nelle ultime ore, mentre Washington, Kiev e le principali capitali europee discutono diverse ipotesi di accordo. Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’amministrazione statunitense avrebbe chiesto all’Ucraina di pronunciarsi entro sei giorni sul piano di pace in 28 punti promosso dal presidente Donald Trump. Fonti ucraine citate dal giornale affermano che la delegazione americana starebbe sollecitando Kiev ad accettare la versione attuale del documento, con l’obiettivo di trasmetterlo a Mosca entro fine novembre e di chiudere il negoziato all’inizio di dicembre. Il governo ucraino ha però definito la proposta “assurda e inaccettabile”.

Parallelamente, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto una conversazione con Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer, come riferito da RBC-Ucraina. Secondo una fonte citata dalla testata, i tre leader europei avrebbero discusso con Zelensky una bozza separata di piano di pace. I capi di governo dell’Unione Europea, scrive inoltre il Wall Street Journal, starebbero lavorando a un documento alternativo, ritenuto da Bruxelles più favorevole per Kiev rispetto alla proposta americana. L’intenzione sarebbe quella di completare una versione definitiva entro pochi giorni, anche se l’Ucraina non avrebbe ancora espresso un impegno formale a partecipare.

“Colloquio congiunto con il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere federale tedesco Friedrich Merz. Grazie per il sostegno di principio all’Ucraina e a tutto il nostro popolo” le parole su Telegram di Zelensky: “Abbiamo discusso un piano di pace per l’Ucraina e per tutta l’Europa. Apprezziamo gli sforzi degli Stati Uniti, del presidente Trump e della sua squadra per porre fine a questa guerra”. Il presidente ucraino ha aggiunto: “Stiamo lavorando a un documento preparato dalla parte americana. Questo dovrebbe essere un piano che garantirà una pace reale e dignitosa. Ci stiamo coordinando strettamente affinché le posizioni di principio siano tenute in considerazione. Abbiamo coordinato i prossimi passi e concordato che le squadre ai livelli appropriati lavoreranno insieme”.

Il dibattito intorno alle trattative ha spinto il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale ucraina Rustem Umerov a chiarire il ruolo della sua delegazione negli scambi con Washington. “Attualmente, mentre a Kiev continua il lavoro con la delegazione americana, stanno circolando indiscrezioni sul contenuto delle consultazioni”, ha dichiarato, spiegando che il suo incarico negli Stati Uniti era di natura tecnica e non comportava l’approvazione dei contenuti del piano. Ha aggiunto di non aver espresso valutazioni e di non avere competenza nel farlo, affermando che “le notizie sui media riguardo a presunti ‘accordi’ o ‘rimozioni di punti’ non hanno nulla a che fare con la realtà”. Umerov ha ribadito che l’Ucraina sta analizzando attentamente ogni proposta, mantenendo invariati i principi di sovranità, sicurezza e pace equa.

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Sul fronte russo, il Cremlino ha confermato la propria disponibilità a proseguire il dialogo. Il portavoce Dmitry Peskov, citato dalla Tass, ha dichiarato: “Siamo pienamente aperti e manteniamo la nostra disponibilità ai colloqui di pace”, richiamando i contatti avuti tra Vladimir Putin e Donald Trump ad Anchorage. Peskov ha aggiunto che Mosca non intende portare avanti i negoziati in “modalità megafono”, affermando che “vogliamo davvero che questi colloqui di pace abbiano successo”.

Il portavoce ha poi commentato la situazione militare, sostenendo che “il margine di manovra” di Zelensky “si sta riducendo man mano che perde territorio durante le azioni offensive delle forze armate russe”. Peskov ha descritto l’avanzata russa come un modo per “costringere Zelensky e il suo regime a risolvere la questione pacificamente”, aggiungendo che proseguire nello scontro sarebbe “inutile e pericoloso per loro”.

Franco Lodige, 21 novembre 2025

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