Politica

I danni della diplomazia

La Storia ci insegna che gli accordi e i tavoli non hanno mai messo davvero a posto i conflitti

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Si vis pacem para bellum, ribadisce al Senato la premier Meloni in merito alla molto controversa questione del riarmo. Mentre, secondo il copione di un certo pacifismo peloso, risponde la Schlein sostenendo che “rispetto a 2000 anni fa il mondo ha fatto dei passi in avanti nella risoluzione delle controversie.” Passi in avanti che, sempre secondo l’attuale narrazione dei partiti del cosiddetto campo largo, darebbero sempre e comunque la priorità nella stessa risoluzione delle controversie internazionali alla politica e alla diplomazia.

A tale proposito ritengo piuttosto interessante, al fine di provare a squarciare il velo di ipocrite illusioni su cui una parte del mondo politico specula da sempre, citare l’intervento in un talk di Ra3 di Roberto Arditti, direttore editoriale di Formiche, all’indomani dell’attacco americano ai siti nucleari iraniani. Queste le sue, a mio avviso, illuminanti parole: “Noi, nei confronti della diplomazia, commettiamo un errore intellettuale nel chiedere ad essa ed alla politica di risolvere tutto, quando basta leggere i libri di storia ed entrarci dentro per capire che non è andata così nella storia. Cioè, non è vero che la diplomazia mette a posto le cose. Non è questo quello che è accaduto nella storia. Dobbiamo accettarlo una volta per tutte, perché in caso contrario noi continueremo, come accade sistematicamente, a restare delusi.
La Ripartenza

Ovvero, diciamo che ci vorrebbe una più forte azione diplomatica e, sistematicamente, tutte le vicende delicate del mondo hanno preso delle pieghe diverse, rispondendo ad altre logiche. Quindi ci condanniamo da soli ad una delusione profonda. Allora dobbiamo avere contezza che le grandi sfide internazionali, che ci piaccia o no, si giocano su equilibri di forza: forza economica, forza militare e quant’altro. Non è solo la dimensione militare che spiega tutto – sottolinea in conclusione Arditti -, ma quest’ultima rappresenta una delle leve fondamentali.”

Da qui, ci sembra doveroso aggiungere, il legame con la realtà dei fatti che, volenti o nolenti, i leader europei debbono mantenere nei momenti di crisi internazionale. Legame che in questo particolare momento storico sembra imprescindibile dal richiamo alla necessaria deterrenza espresso dalla nostra premier: se vuoi la pace prepara la guerra.

Claudio Romiti, 28 giugno 2025

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