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Non dobbiamo salvare il Mondo (Francesco Vecchi)

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Quello di Francesco Vecchi, Non dobbiamo salvare il Mondo (Piemme), è un libro davvero interessante. Premettiamo: non soddisfa tanti di noi che vorrebbero anche mettere in discussione le ragioni antropormofiche (è colpa dell’uomo) del cambiamento climatico. Ci definisce negazionisti. Ma non importa. Il libro è da leggere e da far leggere. Perché è un testo pragmatico e laico.

Anche Vecchi ritiene che l’ambientalismo sia diventato una religione millenarista. «Il tentativo di contrapporre noi cattivi e dannosi esseri umani al povero pianeta messo a rischio serve solo a dare un indirizzo morale e religioso al problema. Invece la strada da intraprendere dev’essere quella razionale: qual è il modello di sviluppo economico che ci consente di avere le migliori relazioni possibili tra di noi (prosperità) e con l’ambiente (tutela)?». Il covid e le chiusure hanno dimostrato come la decrescita economica abbia inciso poco sulle emissioni di CO2 che sono scese solo di un misero 4 per cento. Vecchi si pone delle domande retoriche e vi risponde con l’evidenza dei fatti e del buon senso.

Si chiede: «Chi sostiene che possiamo vivere solo con il fotovoltaico, lo sa quanto consuma in un anno un paese come l’Italia? Chi dice che tre giorni di pioggia non sarebbero un problema, lo sa quanto tempo ci metterebbero a esaurirsi tutte le batterie presenti nel paese? Chi pensa che dobbiamo passare subito all’auto elettrica, lo sa almeno come viene prodotta in Italia l’energia elettrica? Chi combatte per il biologico, si è chiesto quanti pianeti ci vorrebbero per sfamare l’umanità con quel metodo? Chi ha combattuto contro l’estrazione di gas nel mar Adriatico, si è reso conto che il risultato pratico di quella battaglia è stato semplicemente quello di acquistare più gas dalla Russia, di renderci più dipendenti, di alzare le nostre bollette e di non ridurre di un grammo le emissioni di CO2 nell’aria? E chi ha votato contro il nucleare in Italia, lo sa che il 10% dell’energia consumata oggi viene da centrali nucleari finanziate da aziende italiane e poste in Francia sul nostro confine?».

Vecchi è un nuclearista convinto, non perché detesti le energie rinnovabili, ma perché fa due conti. Nel capitolo dedicato all’auto elettrica fa un ragionamento, corredato da numeri e dati, semplicissimo. L’Europa ci inganna con il mito dell’auto elettrica, prende a riferimento dati di consumo vecchi e percorrenze inesistenti, e per di più non si considera il modo in cui l’elettricità è prodotta. L’auto elettrica in Germania, in realtà sarebbe più giusto definirla a carbone; in Francia è invece un auto nucleare. Ma nel libro c’è molto di più, dall’agricoltura tecnologica che sfama il mondo, alle bollette del fotovoltaico con la scambio sul posto incomprensibili a un laureato della Bocconi.

Nicola Porro, Il Giornale 29 gennaio 2023