Millennium People (James G. Ballard)

La prima cosa che viene in mente quando si vedono le proteste di Parigi è che tutte le rivoluzioni nascono in fondo per piccoli motivi economici che hanno a che fare con le tasse.

Non c’è da scomodare la rivolta del tè degli americani del 1773, o quelle del macinato in Italia che, come spesso avviene da noi, più che una rivoluzione portò a un cambio di classe politica, con la fine della destra storica nel 1876. Anche oggi in Francia migliaia di persone si sono riversate in piazza per protestare contro l’aumento delle tasse (accise) sulla benzina. Si può dire che ciò corrisponda al tè e al macinato di ieri.

Ma forse chi ha meglio spiegato la voglia di rivolta contemporanea o di un futuro che sembrava lontano ma è già presente, è lo scrittore futurologo J.G. Ballard (1930-2009). In particolare penso a Millennium People, il terzo romanzo di una tetralogia dedicata al terrorismo urbano e alle rivolte della media borghesia. La storia è avvincente e parla dello psicologo David Markham, agiato medico inglese la cui vita cambia quando viene a sapere da un notiziario tv della morte di Laura, la sua ex moglie, in un attentato terroristico. Decide di trovare gli assassini e si unisce a gruppi che inscenano le più diverse proteste, per una quantità di motivi, sperando di imbattersi nel responsabile della bomba responsabile della morte della sua ex. Viene arrestato durante una dimostrazione contro una mostra di gatti, e trattato con brutalità dalla polizia. Tradotto in tribunale, incontra Kay Churchill, ex insegnante universitaria di Storia del cinema, veterana delle proteste della borghesia dell’immaginario quartiere londinese di Chelsea Marina, «un complesso abitativo di lusso».

Non si può dire che i gilet gialli siano gli abitanti di Chelsea Marina, ma è certo che come loro (che innescano la protesta per l’aumento del prezzo di un parcometro) hanno un modus operandi che prevede la guerriglia urbana, realizzata da una classe più o meno media che ha molto da perdere se l’attuale sistema pubblico dovesse collassare grazie a una rivoluzione che loro stessi stanno innescando. Ballard, insomma, racconta di una rivolta che è diversa rispetto a quella ottocentesca: mantiene la sua dimensione economica-tributaria, ma è qualcosa di più, è rabbiosa e identitaria al tempo stesso, i suoi leader non sono soltanto carismatici, ma sono «uno di noi», il loro nemico non è lontano, ma è ovunque.

Nicola Porro, Il Giornale 9 dicembre 2018

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Nuccio Viglietti
15 Dicembre 2018 15:00

Tutto cambia sempre per lasciare tutto invariato.
https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

Valter
Valter
15 Dicembre 2018 12:19

Senza nessun giudizio morale in merito dico solo che tutte le rivoluzioni hanno per effetto immediato (e a volte anche protratto) sopratutto morte, infelicita’ e miseria diffuse. Da quella francese a quella americana, per non dire della rivoluzione russa e di quella culturale cinese che hanno falcidiato le popolazioni a decine di milioni. Le cose dopo sono andate meglio o il risultato è stato solo e sopratutto la soddisfazione di vedere nella polvere i veri o presunti tiranni ? Marx sbagliava dicendo che la storia si muove per cause “strutturali”, ovvero economiche: è spesso la sfera irrazionale ed emotiva a muovere i popoli. Non so se possa valere anche per l’Italia dove per molti vale ancora il detto “Franza o Spagna purché se magna” !