Patetica. Trentatrè volte patetica. Report deranuccizzato sceglie la ripartenza nella continuità, all’insegna di quel vittimismo aggressivo da “abbiamo tutti contro ma siamo ancora qua”. Eeeh, zà! C’è questa Claudia De Pasquale, peraltro indicata come prima scelta del Sigfrigido, inteso come congelato altrove, che fa una conferenza stampa cameretta-style dove a un certo punto si mette pure a frignare in un turbine di “estate voglio dire orribbile”, “attacchiperzonali” “anche politisci”, “molto diffiscile”, sapete quella romanità che ci ha rotto un po’ le balle (nessun filosofo, cito “Perdiamoci di vista” di e con Carlo Verdone, ve lo ricordate, Gepi Fuxas, “ah Gepiii!..:”, “Dimme, ah bello”: “Aah testadecazzooooh”!). Da non credere! La vestale del giornalismo duro e puro che si scioglie in lacrime perché gli attacchi, le scorrettezze, che mondo cattivo, compagna mia. Bisogna ricordarle che il programma nel quale è cresciuta, all’ombra del conduttore senza scrupoli, che non guardava in faccia (quasi, molti quasi) nessuno è famoso per le reputazioni stracciate, le inchieste sbagliate, la disinvoltura con cui triturava vite, carriere?
Non si capisce se ci sia del metodo in questa gnagneria, per dire del calcolo o se alla fine esca fuori il vittimismo dei bambini cresciuti ma neanche tanto, incorreggibilmente viziati, convinti di poter fare quello che vogliono, e in tal caso è “democrazzia”, ma se tocca a loro allora è “reggime”, attacchiperzonali, estate molto diffiscile. Leoni di giorno alla tastiera, coniglietti di sera alla capinera. Di pressione mediatica si vive e si muore, cari, il gioco è questo e lo avete sempre cavalcato: quanti servizi carogneschi sul solo Vittorio Sgarbi, per dire? E ve ne compiacevate, in stereofonia coi pards del Fatto Quotidiano, quelli coi quali sfilate in piazza contro le querele temerarie dopo aver seppellito tutti di querele temerarie, tutti, anche i vecchi, i malati, gli sconosciuti, anche i compagni, gli operai, perché querelo ergo sum vip: adesso che Vittorio, ridotto un ectoplasma, è stato prosciolto, assolto, archiviato da tutto, ve ne ricorderete? No, non lo farete.
Adesso vi mettete a indagare, da autentici farisei, sadducei e filistei, sul Valterino che vi imboccava, sempre con l’aria di chi non fa sconti: ma quale? Ma quando? Comunque fate come volete, lo stile è quello vostro: l’importante è che non veniate a fare le scene madri con la lacrimuccia incorporata, infantile o strategica (o entrambe, una per occhietto). Se non c’era la pressione mediatica, voi non esistevate, tu non eri qua, compagna De Pasquale dura e pura come una tisana di pianto. E poi, quella retorica da vita spericolata, andiamo!
La dignità, pazienza, ma la coerenza, almeno al minimo sindacale, che fine ha fatto? Qui il discorso si fa generale, esce dal Report in sé, ma insomma mandare a processo un nessuno senza voce e senza soldi per difendersi (come ha appena fatto proprio Ranucciolo), farne millanta di cause, affidandosi a tanto di agenzie, di studi legali, di spalloni che setacciano la rete alla ricerca dell’insulto più irrilevante, poi vantarsene, farne una questione di soldi, addirittura la trattativa per non sbatterlo a vita in un inferno giudiziario, come lo conciliate coi vostri valori socialcomunisti? E, guardate, a questo sporco gioco indulgono in tantissimi, giornalisti, politici, cantanti, chiunque ritenga di rivestire una posizione di potere o di privilegio. In questi giorni tiene banco una non notizia, una non faccenda, il conduttore Diaco che avrebbe brutalmente seviziato a mezzo intervista l’ex don Culturista che faceva la rèclame agli integratori: ma quel don voleva o non voleva disperatamente diventare un personaggio? C’è arrivato, partendo dai trampolini del pulpito e dei social, e adesso che scopre il gioco fa l’umiliato e offeso? Anni di Vangelo passati così, come una doccia sui bicipiti?
Ed è tutto così, più uno è eminente mediaticamente e più si ritiene in diritto di infierire e in dovere di fare la Eleonora Duse aggrappata alle tende. Facile, troppo. Un atteggiamento sicuramente calcolato, che sale tuttavia dalla convinzione immatura di essere più degli altri, di meritare riguardi, con tutto il campionario di capricci quando si scopre che la realtà, di sconti, non ne fa, che sei come tutti vulnerabile come tutti, raggiungibile dai droni mediatici che tutti puntano e tutti ricevono. Andiamo, il gioco è questo e non potete giocarlo solo fin che vi fa comodo.
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Se è lecita una parentesi personale, quando ho raccontato di avere un cancro, ho cominciato a ricevere carinerie del tipo “ma turbo?”, “Forza tumore”, “Speriamo sia fatale”. Me ne sono altamente fregato, Li ricevevo perfino mentre facevo la chemio, in divertente cortocircuito, e arrivavano da tutte le parti, provax, novax, destra, sinistra, sopra, sotto, alto, basso. “Ah, ma tu sei divisivo”. E sticazzi! Che dovevo fare, aprire un’agenzia di querele? Ancora arrivano, si rammaricano perché “ti sei salvato, ma non è detta l’ultima parola”.
È così, infatti, mai dire mai: vi farò sapere. E c’era dentro anche gente più o meno notoria, e qualcuno teorizzava (le voci arrivano, sempre) “Lo denunciamo, così gli crollano le difese già basse ed è la volta che crepa”. Indulgo al fatto personale solo per dire che va così, l’umanità è carogna ma anche io, tu, noi, tutti siamo nell’umanità disumana. E dopo ci presentiamo col fazzolettino e la voce rotta, impastata degli “attacchi anche politisci”, insomma la buttiamo in vacca, come sempre, che tirarsela da martiri, da perseguitati dell’informazione a schienadritta, male non fa? Qui di dritto ci siete solo voi, le vostre recite, i vostri calcoli, la spocchia e la stizza. Un po’ di serietà, ‘ndemm, new Report, prima di ricominciare a fare gli attacchi politisci a chi volete voi.
Max Del Papa, 6 novembre 2026
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