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I Nobel per la Pace ora puntano a Bolsonaro: “È come Putin”

Ogni giorno uno sguardo esclusivo sul mondo sudamericano

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Il Brasile dovrebbe chiudere i conti in attivo per la prima volta in otto anni

Il ministro dell’Economia verde-oro Paulo Guedes poco fa ha sottolineato che il Paese ha avuto un saldo negativo alla sua chiusura dal 2014 mentre quest’anno la previsione è un risultato positivo di R$ 13,5 miliardi.

Lula chiede al Tribunale elettorale di chiudere 34 profili Twitter di giornali e politici su Twitter

Tra i profili quello di colleghi e dei giornali Gazeta do Povo, Brasil Paralelo, Jornal da Cidade e Gazeta Brasil, oltre a due figli di Bolsonaro. La richiesta ha acceso la discussione sulla regolamentazione dei media. In queste elezioni, Lula ha incorporato la punizione degli attacchi alla stampa e ai giornalisti nel suo piano di governo ed è tornato a volere imporre, se vince, “una democratizzazione dei media”.

Memorial, neo Nobel per la Pace, allerta; “Bolsonaro è come Putin”

L’Ong russa perseguitata da Putin per bocca dell’avvocato Natalia Sekretareva che dirige l’ufficio legale del gruppo in Brasile, ha fatto il parallelo oggi. “I diritti si tolgono facilmente, ma non si concedono”, ha detto alla Folha de São Paulo. “Jair Bolsonaro è fatto della stessa pasta di Putin o del dittatore bielorusso Aleksandr Lukashenko. Ma i brasiliani possono evitare che il Paese diventi come la Russia”. Natalia si è trasferita in Brasile nel marzo di quest’anno, dopo avere lasciato la Russia.

La Colombia discute un progetto per censurare i media

Petro sta lavorando su una proposta di “regolamentazione” dei media che porterebbe alla censura della stampa. Le associazioni dei “media alternativi” che difendono il progetto affermano che l’intenzione è quella di rafforzare la comunità e quella che chiamano la “democratizzazione dell’informazione”, classico eufemismo di sinistra per “censura”. Il progetto vuole dividere lo spettro elettromagnetico (cioè le frequenze di trasmissione radiofonica e televisiva) in “parti uguali” per i media istituzionali, pubblici e privati, con il 33,3% ciascuno di essi, il che dimezzerebbe la partecipazione del settore privato. I cosiddetti media alternativi vogliono anche la stessa percentuale di pubblicità dei media tradizionali e vogliono tassare lo streaming di Netflix, Amazon e HBO.

Il regime di Maduro vota all’Onu contro la condanna delle violazioni dei diritti umani in Afghanistan

Con il Venezuela solo altri due paesi appoggiano i talebani, ovvero Cina e Pakistan.

Bolsonaro: “Niente guerra in Ucraina se Trump fosse stato ancora presidente”

Il presidente brasiliano lo ha detto in un’intervista alla rivista brasiliana Veja che “alcuni pensano che la guerra in Ucraina non sarebbe avvenuta se fosse ancora al potere e io sono d’accordo con questo”.

Brasile: campagna trash over the top

Dopo che Lula ha postato un video in cui sembrava che Bolsonaro approvasse il cannibalismo, l’ufficio stampa di Bolsonaro ha negato che il presidente approvasse il consumo di carne umana. Lo scandalo del cannibalismo, provocato dalla campagna di Lula, arriva meno di una settimana dopo che Lula era stato costretto a chiarire pubblicamente di non aver mai intrapreso “trattative con Satana né parlato con il Diavolo”. La bizzarra controversia segue una settimana in cui i social media sono stati inondati di accuse secondo cui Lula godeva del sostegno dei satanisti dopo un video pubblicato da un sedicente satanista su TikTok.

Ieri Bolsonaro, che è solito definire Lula un “ladro”, lo ha bollato come “ubriacone che porterà una banda di incompetenti a governare il Brasile”. Bolsonaro ha portato come esempio i casi di Paesi latinoamericani con governi di sinistra, come Argentina, Cile e Colombia, Nicaragua e Venezuela, dove ha assicurato che la fame è tale che “a Caracas hanno già mangiato tutti i cani” per poi chiudere così: “Il posto di un ladro è in prigione”. Dal canto suo Lula ieri ha detto che “Bolsonaro è un uomo senza anima, senza cuore che non ha avuto la sensibilità di versare una sola lacrima per i morti di Covid. Il presidente è nervoso, mi ha insultato. Deve imparare che un capo di Stato non può essere nervoso o irritato”.

In Nicaragua nasce una guerriglia contro Ortega

Ricompare in Nicaragua la minaccia di una guerra civile dopo aver appreso della nascita di un gruppo ribelle armato che ieri ha teso un agguato contro la Polizia di Ortega che proteggeva una società di esportazione di cacao della coppia presidenziale Ortega Murillo. Uccisi, secondo gli insorti, tre agenti di polizia e tre paramilitari sandinisti. Il neonato gruppo armato si è autodefinito “Comando di Liberazione del Nicaragua” attraverso un comunicato e le dichiarazioni di un portavoce, tale “Bosco”.

“Ci stiamo organizzando da più di un anno e abbiamo un addestramento militare” ha detto il guerrigliero anti sandinista. La Polizia di Ortega, sanzionata dagli Stati Uniti per violazioni dei diritti umani, ha affermato invece che si tratta di un gruppo criminale. “Daniel Ortega non ha lasciato al popolo altra opzione, abbiamo sete di giustizia e vediamo che se non facciamo nulla non ce ne sarà alcuna”, ha detto. “Bosco”.

L’esercito peruviano subisce il più grande attacco hacker della sua storia

Responsabile il gruppo hacker Guacamaya, che ha fatto trapelare i documenti. Il gruppo denuncia come i governi latinoamericani utilizzino le risorse per reprimere e sottomettere la popolazione, e ha già diffuso informazioni top secret di Messico, Colombia, El Salvador, Cile e, adesso, Perù. In tutto a Lima sono state rubate 283 mila e-mail con 175 gigabyte di documenti militari. Il portale di inchiesta Ciper dal Cile, che ha avuto accesso alle email hackerate da Guacamaya, ha svelato i piani per una presunta guerra tra il Perù al confine con il Cile .

Allo stesso modo, le forze armate peruviane sono preoccupate per la “capacità di armi che il Cile avrebbe al confine settentrionale”. Il Guacamaya Leaks compromette la sicurezza peruviana e cilena perché espone quali sono i piani in caso di guerra: si sa quanti carri armati, aerei e sottomarini con modelli specifici ha il Cile. Gli hackattivisti hanno denunciato che i governi latinoamericani, aiutati dagli Stati Uniti, sfruttano i loro territori e per questo cercano di destabilizzarli, pubblicando informazioni riservate.

Haiti chiede al mondo l’aiuto militare per arginare il caos

Il governo haitiano ha autorizzato ieri il primo ministro Ariel Henry a chiedere aiuto armato per “il rischio di una grave crisi umanitaria”. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno esortato i cittadini ad Haiti ad andarsene a causa dell’insicurezza.

Evo Morales invia un affettuoso saluto a Putin per il compleanno e a raddoppia il suo sostegno all’invasione dell’Ucraina

“Molte congratulazioni al fratello presidente della Russia, Vladimir Putin, per il suo compleanno. I popoli dignitosi, liberi e antimperialisti accompagnano la tua lotta contro l’interventismo armato di Usa e Nato. Il mondo troverà la pace quando gli Stati Uniti smetteranno di attentare alla vita”, ha scritto Morales in un post su Twitter che include una foto che lo mostra con Putin durante la sua ultima visita a Mosca come presidente della Bolivia, nel giugno 2018. Alle Nazioni Unite, l’ambasciatore dell’attuale governo boliviano ha pure sostenuto l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe.

In Messico i cartelli della droga seminano il terrore

Mentre nel resto del mondo i conflitti non statali si stanno gradualmente estinguendo, nelle Americhe stanno aumentando sia nel numero che nei livelli di violenza, con il Messico al top di questa spirale negativa, secondo l’ultimo rapporto del Peace Research Institute di Oslo (PRIO). In termini generali, si registra una stabilizzazione dei conflitti non statali a livello mondiale, con 77 conflitti registrati nel 2021, che hanno causato 25.247 morti, 2 mila in più rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, mentre in Africa e in Medio Oriente stanno diminuendo, nelle Americhe stanno proliferando. Il numero di conflitti non statali nella regione è raddoppiato tra il 2020 e il 2021, passando da 16 a 30, mentre in Medio Oriente sono diminuiti nello stesso periodo, passando da 7 a 3. La tendenza al ribasso è stata osservata anche in Africa, la regione più colpita da questo tipo di conflitto, da 49 a 42. “Negli ultimi anni, le Americhe hanno superato il Medio Oriente come seconda regione più colpita da conflitti non statali. A causa dell’elevato numero di vittime, la maggior parte di questi conflitti nelle Americhe sono classificati come guerre. Questo è principalmente legato alla violenza dei cartelli della droga in Messico che ha registrato il più grande aumento della violenza criminale nell’ultimo decennio”.

Siri Aas Rustad, ricercatrice del PRIO e coautrice del rapporto, sostiene che lo studio “ci dice che il livello di violenza in Messico è molto alto, anche se non c’è una guerra civile in senso classico”.

New York dichiara lo stato di emergenza per i migranti

Il sindaco di New York, Eric Adams, ha dichiarato ieri lo stato di emergenza per rispondere all’arrivo negli ultimi mesi di migliaia di immigrati e richiedenti asilo, molti dei quali inviati su autobus dalle autorità dello stato del Texas. Secondo il sindaco democratico, dallo scorso aprile oltre 17 mila richiedenti asilo, per lo più sudamericani, sono stati trasportati in autobus a New York dal confine meridionale degli Stati Uniti.

Cile: un incendio provoca danni “irreparabili” alle statue moai dell’Isola di Pasqua

Un incendio sull’isola di Pasqua ieri ha causato danni “irreparabili” danneggiando circa 80 moai, le iconiche statue di pietra che si trovano in tutto questo territorio insulare cilena nell’Oceano Pacifico. L’incendio ha distrutto circa 100 ettari del Parco Nazionale di Rapa Nui ed ha raggiunto la cava dove l’antica civiltà indigena Rapa Nui fece i suoi moai. Sul posto, ci sono circa 416 di queste sculture in varie fasi di fabbricazione. “È stato possibile estinguere (…) l’incendio nella cava del vulcano Rano Raraku, causando però danni irreparabili al patrimonio culturale dell’umanità”, ha detto ieri il presidente Boric.

Paolo Manzo, 8 ottobre 2022

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