Qui al bar vi diciamo che il vero collante del campo largo, ciò che tiene uniti Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, persino Renzi e poi i nuovi compagni islamici, al banchetto imbastito da Landini, sono i soldi degli altri. Però sul modo di procurarseli, a quanto pare, l’alleanza scricchiola. Ieri, radunati alla corte del capo della Cgil, i pezzi da novanta della coalizione hanno lavato in pubblico i panni sporchi.
Da un lato, c’era il leader del Movimento 5 stelle, secondo il quale, nei Paesi in cui è stata introdotta, la patrimoniale, il feticcio della sinistra, non ha funzionato; dall’altro si stagliava il componente del duo Avs, Angelo Bonelli, che ne fa una questione meramente nominalistica. Se spaventa la patrimoniale, ha detto, chiamiamola contributo di solidarietà. Per Conte, invece, è meglio recuperare i soldi dall’evasione (come se non se ne recuperassero già parecchi, a riprova che quelle sottratte al nero non sono risorse utili a tagliare le tasse, ma solo ad aumentare la spesa); o magari si possono colpire ancora gli extraprofitti (che esistono solo nella mente dei comunisti, i quali si arrogano la facoltà di decidere quale profitto va bene e quale va punito perché è eccessivo).
Meno male che è finita l’era del populismo e delle soluzioni facili: attaccare le banche e le società energetiche cattive richiede proprio una raffinata capacità di analisi. Fortuna che Elly Schlein ha rassicurato la gente: niente aumenti di tasse al ceto medio. Il problema è capire qual è, per questi signori, il ceto medio: quello che può permettersi di comprare un paio di Nike senza sfondare la vetrina del negozio? A proposito, oggi abbiamo servito qualche caffè in più del solito: corriamo a imboscare l’extraprofitto…
Il barista, 6 novembre 2026
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