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Il clamoroso raid coi droni, le condizioni di Putin: “Territori a noi e Ucraina neutrale”

Niente cessate il fuoco definitivo, ma spunta l'intesa su un nuovo scambio di prigionieri

Zelensky putin attacco droni Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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I raid condotti dall’Ucraina domenica scorsa contro basi aeree russe a migliaia di chilometri dal fronte non sembrano aver modificato l’approccio della Russia al tavolo dei negoziati. Nella nuova sessione di colloqui diretti svoltasi ieri a Istanbul, la delegazione di Mosca ha presentato richieste giudicate durissime da Kiev sia per un cessate il fuoco sia per avviare un percorso verso una soluzione negoziata del conflitto.

Il raid coi droni

Alla vigilia del nuovo round di negoziati il conflitto è tornato a intensificarsi con una serie di attacchi incrociati che hanno segnato un’escalation sul terreno. L’intelligence di Kiev ha rivendicato una vasta operazione condotta contro aeroporti militari russi situati a migliaia di chilometri dalla linea del fronte. Secondo fonti dei servizi segreti ucraini, sarebbero stati distrutti 41 bombardieri, per un danno stimato in oltre due miliardi di dollari. Mosca ha confermato che “alcuni velivoli” sono stati colpiti da sciami di droni, in particolare negli scali delle regioni di Irkutsk (Siberia centrale) e Murmansk, nel remoto nord-ovest russo.

Ulteriori attacchi, definiti “terroristici” dal ministero della Difesa russo, sarebbero stati respinti in altri tre aeroporti: Ivanovo, Ryazan e Amur, quest’ultimo situato nell’estremo oriente del Paese. Secondo fonti ucraine, l’operazione, supervisionata dal capo dell’SBU Vasyl Malyuk, sarebbe stata pianificata da oltre un anno e avrebbe previsto l’impiego di droni FPV commerciali armati con esplosivi, nascosti in moduli abitativi prefabbricati e trasportati con camion fino alle vicinanze degli obiettivi. Le forze operative avrebbero poi agito dall’interno del territorio russo.

Mosca ha dovuto fronteggiare anche due gravi episodi di sabotaggio. Nella regione di Bryansk un ponte stradale è esploso causando il deragliamento di un treno: almeno sette i morti, oltre settanta i feriti. Un altro convoglio merci è uscito dai binari nella regione di Kursk a causa dell’esplosione di un ponte ferroviario. Anche Kiev, dal canto suo, ha subito un’offensiva di ampia portata. Le autorità ucraine hanno denunciato il più massiccio attacco di droni russi dall’inizio della guerra nel febbraio 2022: 472 droni, oltre a sette missili, avrebbero colpito varie aree del Paese. In un centro di addestramento, in una località non precisata per motivi di sicurezza, un raid ha provocato almeno 12 morti e oltre 60 feriti tra i militari ucraini. L’episodio ha spinto il comandante delle Forze terrestri, generale Mikhailo Drapaty, a rassegnare le dimissioni.

Il memorandum russo

Per quanto concerne i negoziati di Istanbul, la Russia ha consegnato un memorandum alla delegazione ucraina. Secondo il testo consegnato dai rappresentanti del Cremlino — e poi fatto trapelare dalle agenzie russe — Mosca pone due condizioni alternative per interrompere le ostilità: il ritiro delle truppe ucraine dalle quattro regioni occupate parzialmente dalle forze russe (Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson), oppure la smobilitazione dell’esercito ucraino, accompagnata dalla fine degli aiuti militari occidentali, la revoca della legge marziale e l’organizzazione di elezioni entro cento giorni.

Ma non solo. In cambio di una pace duratura, Mosca esige anche il riconoscimento formale dell’annessione di quelle quattro regioni — oltre alla Crimea — e l’impegno di Kiev a proclamare la propria neutralità, rinunciando all’adesione alla Nato e a consentire la presenza di truppe straniere sul proprio territorio. Viene inoltre richiesta l’imposizione di limiti precisi alle forze armate ucraine.

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Il presidente Volodymyr Zelensky ha replicato rivolgendosi direttamente a Donald Trump, auspicando che l’ex presidente statunitense — oggi nuovamente in campo — sostenga sanzioni capaci di “costringere la Russia a cessare i combattimenti”: “Ci aspettiamo misure forti — ha dichiarato il leader di Kiev — per ottenere almeno un cessate il fuoco come primo passo”. Un appello analogo era stato lanciato poco prima da Vilnius, nel corso di un incontro con i Paesi della Nato del fianco est.

L’ipotesi di nuovi colloqui

Nonostante il memorandum russo abbia deluso le aspettative ucraine, il ministro della Difesa Rustam Umerov, a capo della delegazione di Kiev, ha dichiarato che “nelle prossime settimane” il documento sarà esaminato con attenzione. Umerov ha comunque ribadito la richiesta di un cessate il fuoco temporaneo di almeno 30 giorni e ha proposto un vertice diretto tra Zelensky e Vladimir Putin, aperto anche alla partecipazione di Trump.

Un’ipotesi accolta con favore dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che si è detto pronto a ospitare l’incontro ad Ankara. Anche la Casa Bianca ha lasciato intendere che il presidente americano sarebbe disponibile, qualora le parti accettassero di sedersi allo stesso tavolo. La delegazione ucraina ha suggerito il periodo compreso tra il 20 e il 30 giugno per un’eventuale data del vertice. Ma Mosca ha più volte ribadito che non ci sarà nessun incontro ai massimi livelli senza progressi concreti nei negoziati preliminari.

Un primo risultato tangibile è arrivato comunque con l’annuncio di quello che Medinsky, capo negoziatore russo, ha definito “il più grande scambio di prigionieri” dall’inizio della guerra: verrebbero rilasciati militari feriti, malati o molto giovani. Durante i colloqui si è discusso anche della questione dei minori ucraini trasferiti in Russia, che Kiev considera casi di deportazione. Umerov ha consegnato una lista di “diverse centinaia di bambini”, dichiarando che la restituzione anche solo della metà di loro sarebbe “un segnale positivo”. Mosca ha confermato di aver ricevuto 339 nomi, ma ha respinto le accuse parlando di bambini “salvati” dai combattimenti e promettendo la restituzione una volta individuati genitori o tutori. Medinsky ha citato come precedenti la restituzione da parte russa di 101 minori e quella, da parte ucraina, di 22.

Al momento il cessate al fuoco definitivo è un miraggio. L’obiettivo russo è chiaro: portare avanti le ostilità per completare l’occupazione delle regioni ucraine illegalmente già annesse oltre la Crimea. Kiev dal canto suo spera di rafforzare le sue difese anche grazie al supporto dell’industria europea, in particolare dei “volenterosi”. La linea di Putin è quella di allargare gli obiettivi dei negoziati per arrivare alla pace definitiva, prendendo tempo. Molto dipenderà anche dalla posizione di Trump, che da tempo chiede una tregua definitiva, tanto da invitare Zelensky a sopportare dei sacrifici.

Franco Lodige, 3 giugno 2025

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