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Il climatismo: una nuova ideologia (Mario Giaccio)

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Riguardo il grande tema della sostenibilità vorrei riprendere in mano un libro controcorrente di Mario Giaccio che si intitola Il climatismo: una nuova ideologia (21º Secolo editore).

Scrive bene il prefatore professor Umberto Crescenti che con l’approvazione del COP21 di Parigi nel 2015 si «è raggiunto un accordo storico con la fine dell’era dell’energia fossile a vantaggio delle fonti di energie pulite e rinnovabili». In linea con le richieste dell’intoccabile e indiscutibile IPCC sostenitore delle ragioni antropiche (cioè è colpa solo dell’uomo) del riscaldamento globale. Il riscaldamento globale porterà a distruzioni inaudite (peggio del Covid senza mascherina e vaccini) e gli unici disastri che non hanno legato al riscaldamento, ricorda il nostro geologo, sono terremoti e maremoti: per il resto è tutta colpa dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo. Lo stesso padre del concetto di riscaldamento globale, James Hansen, ritenne quell’accordo «un falso» sia nelle premesse sia nelle soluzioni.

La cosa finirebbe con una disputa tra esperti, se queste intese internazionali, che se non rettificano gettano gli Stati e i loro leader nel girone infernale dei negazionisti, non costassero un mucchio di quattrini. Non vogliamo qui entrare nelle numerose prove che Giaccio riporta dell’alternanza di riscaldamenti e raffreddamenti nella recente era terrestre, e tanto meno nelle numerose bugie, truffe e censure che hanno riguardato questa criminalizzazione dell’attività umana da parte dei grandi organismi Onu. Resta il principio ideologico: si ritiene che non possa che andare a finire così. Ci permettano di accostare l’ideologia della climatologia catastrofista a quella marxiana dell’ineluttabilità della morte del capitalismo. È dal 1848 che si prevede e non è mai accaduta. È almeno dagli anni ’70, dal Club di Roma, che si pronostica la fine del mondo fossile e si inocula la colpa nello spirito dell’uomo.

Eppure le cose non sono andate nei tempi pronosticati. Ma ciò che oggi maggiormente ci interessa, pazzi dell’idea di mettere un mucchio di quattrini europei per la sostenibilità (etichetta dai mille contenuti) e innamorati di ministeri green, è il seguente profetico passaggio: «Con il pretesto della sostenibilità ogni aspetto della nostra vita sarà regolato e controllato da esponenti della finanza e tecnocrati. Il protocollo di Kyoto propone la costruzione di mostri burocratici nazionali e sovranazionali, che dovrebbero razionare le emissioni e di conseguenza l’attività economica mondiale, con restrizioni obbligatorie e sanzioni.