in

Il decreto liquidità salva le banche, non le imprese

Dimensioni testo

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ci ha illustrato con tono superbo i contenuti del decreto in sostegno delle imprese dilaniate dall’emergenza Covid-19. Il governo ha emanato un provvedimento del valore di 30 miliardi di euro (in deficit) finalizzato a “idratare” le attività produttive, agevolando l’accesso alla liquidità monetaria. Il titolare del ministero dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha fatto notare che le misure adottate “mobilitano fino a 750 miliardi di risorse garantite dallo Stato”, annoverando nella stima i 350 miliardi annunciati il 16 marzo scorso.

I 750 miliardi complessivi di cui il governo si fa promotore non sono somme disponibili, ma euforiche previsioni di liquidità generate dalla garanzia pubblica per la concessione del credito da parte del sistema bancario. Il governo si propone di garantire le banche dalle insolvenze debitorie, anziché sostenere le attività produttive con trasferimenti diretti sui conti correnti aziendali. La liquidità non è somministrata a fondo perduto nelle vene produttive del Paese, bensì nella formula del prestito con il vincolo della restituzione. Un debito che si aggiunge ad altro debito, già contratto dalle imprese obbligate a sopravvivere alla sigillazione ermetica del Paese, caricando sulle spalle indebolite dell’economia ulteriori passività destinate ad esacerbarsi con l’appuntamento del fisco che è per ora dilazionato dal rinvio delle scadenze fiscali al 30 maggio.

Quando il governo comunica con enfasi di aver liberato 750 miliardi, mettendo a disposizione delle imprese una “potenza di fuoco”, configura un messaggio ingannevole perché fin quando il Paese è murato non ci sono i presupposti per sprigionare le potenzialità di movimentazione economica e lascia presumere che l’incentivo al debito sia funzionale ad onorare le imposte fiscali. Dunque, una potenza di fuoco di paglia che è promettente nell’evocazione ma deludente nella sua applicazione. Il sistema-Paese, sotto la pressione di un’emergenza inedita per la sua virulenza, non può pensare di liberarsi dalle sabbie mobili della crisi aggrappandosi ai sostegni flebili partoriti dal governo nazionale. Finora le misure annunciate da Conte sono “fuffa” anche se nella comunicazione sta facendo prevalere l’attualizzazione degli effetti presunti di liquidità.

Oggi le imprese che, in seguito ai provvedimenti di lockdown, hanno azzerato i loro fatturati richiedono sovvenzioni per pagare i costi fissi e non essere sommerse dalle pendenze di pagamento che le obbligherebbe al default con l’effetto domino di travolgere le tessere che compongono il quadro economico.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Avatar
guest
40 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Luigi
Luigi
14 Aprile 2020 18:55

Luigi. Credo che tutto questo serva a fottere altri soldi all’unione Europea per loro interessi e non per l’emergenza del paese il fatto sta nei decreti effettuati che non anno ne capo ne coda per salvare le imprese ma per affossarle peggio per loro scopi un vero stato blocca tutti i pagamenti e se ne fa carico e congelandosi i stipendi in quanto il paese e fermpo un po’ di rispetto ancora una volta dimostrano di essere dei camorristi legalizzati un governo che non a votato nessuno in una democrazia vera non a potere di prendere decisioni quindi commissariato come si fa quanto gli fa comodo a questo paese porterete solo vergogna

nic
nic
9 Aprile 2020 21:24

Quello che sta facendo il Governo e fare indebitare le Imprese e garantire le Banche.
Siamo completamente un paese guidato da politici inaffidabili.
Capisco e non condivido atteggiamento della UE , ma di fronte a tali politici incapaci , opposizione compresa , la stessa Europa sa di poterci prendere in giro!!!!!

Andrea
Andrea
9 Aprile 2020 18:54

Ecco cosa dice l’ABI sui costi delle Garanzie rilasciate da SACE:

Le commissioni annuali dovute dalle imprese alla Sace per il rilascio della garanzia sono le
seguenti:
– per i finanziamenti a PMI: 25 punti base durante il primo anno, 50 punti base
durante il secondo e terzo anno, 100 punti base durante il quarto, quinto e sesto
anno;
– per i finanziamenti a imprese di dimensione diversa dalle PMI: 50 punti base durante
il primo anno, 100 punti base durante il secondo e terzo anno, 200 punti base
durante il quarto, quinto e sesto anno.

Commissioni da strozzini.

Mauro Masetto
Mauro Masetto
9 Aprile 2020 11:07

Intervento lucidissimo. Considerazioni di buon senso. Per questo verrà fatto diversamente. Basterebbe copiare dai migliori.

Ezio Petrilli
Ezio Petrilli
9 Aprile 2020 10:24

Io non sono un imprenditore, ma un dipendente che sta continuando a lavorare fuori casa, quindi non prenderò nulla di tutto quello di cui si parla, però se è giusto, e lo è, che un dipendente prenda la cassa integrazione e non la dovrà poi restituire, è anche giusto che un imprenditore che rischia con il suo capitale abbia in questo momento un ristoro dallo stato per perdite enormi dovute non alla sua imperizia imprenditoriale, ma a cause esterne impreviste ed imprevedibili.

Mario
Mario
8 Aprile 2020 23:50

Caro Porro, “la potenza di fuoco di Conte” è una cagata pazzesca, abbiamo messo un bel nulla, Gli Italiani si indebitano punto e basta, andate in banca a chiedere, l’ultimo presunto decreto ancora non esiste, e per ora le banche si muovono sul dl18 del 17 marzo, ti propongono un prestito del 20% del fatturato relativo al 2018 da restituire in 5 anni con un taeg del 3,75% costo istruttoria 250 euro, per la restante copertura mancante del 10% assicurazione obbligatoria e una tantum di 500 euro. Ma il Conte, non sa queste cose? 600 euro alle p.iva, sperando arrivino unica cosa a fondo perduto i Tedeschi 3000 per tre mesi a fondo perduto.
La cassa integrazione, ma la gente lo sa che la anticipa il datore di lavoro che poi gli viene convertita in credito di imposta?.
in conclusione. mi auguro che le promesse fatte ad esempio i famosi e sospirati 600 arrivino nelle tasche degli Italiani, altrimenti noi partite iva, autonomi, piccole imprese potremmo anche pensare di non piu versare un centesimo a questi signori finchè non ci danno quello che ci spetta con gli interessi come fanno loro.

Ernesta Miscia
Ernesta Miscia
8 Aprile 2020 21:07

Non capisco perché un giornalista come te caro Porro non interisti il professor Giulio Tarro, candidato al Nobel nel 2015, allievo e collaboratore di Sabin (vaccino per la poliomielite). L’unico che non si è mai contraddetto, massimo esperto italiano di virologa. Mistero…ah..saperlo. grazie Miscia

GIANNI
GIANNI
8 Aprile 2020 20:05

CI SONO CATEGORIE DI ARTIGIANI E COMMERCIANTI COMPLETAMENTE IN GINOCCHIO DA DEBITI E MANCATO LAVORO IL GOVERNO E’ IN GRADO DI CAPIRE QUALI CATEGORIE DI LAVORATORI CHE PAGANO LE TASSE E NON HANNO NESSUN AIUTO . NON SONO I DIPENDENTI STATALI O PRIVATI CON LA CASSA DI INTEGRAZIONE 13.MA E A VOLTE LA 14.MA STIAMO PARLANDO DI SOGGETTI CON INTROITI ZERO DA UN MESE. QUESTA GENTE VA AIUTATA IN MODO DA FAR VIVERE L’ECONOMIA ITALIANA E NON FORAGGIARE LE BANCHE.