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Il fallimento dell’Europa in 5 punti

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La dimensione del fallimento dell’Europa la si misura dalla formula che meglio sintetizza questa due giorni di Consiglio Ue: risveglio tardivo. Peraltro, anche grazie a qualche ceffone assestato alla leadership dell’Unione da parte del nostro nuovo premier, Mario Draghi, che evidentemente gode di sufficiente credito internazionale da potersi permettere di alzare la voce.

Certo, a lui verrebbe da chiedere: sicuro che senza questa Europa, non c’è Italia? Cosa ce ne facciamo di un’Ue che, come ha ammesso Paolo Gentiloni, ha sottovalutato il problema della produzione di massa dei vaccini? Eccola qua, la sintesi del risveglio degli eurocrati.

Primo: costoro si sono accorti (troppo tardi) di aver pasticciato sulla contrattazione per i vaccini, facendo i tignosi, giocando al ribasso e trascurando di fissare dei criteri per inchiodare i produttori alle loro responsabilità. Il resto del disastro, almeno da noi, l’ha fatto ovviamente lo sgangherato piano di Domenico Arcuri, che ci ha fatto perdere due mesi.

Secondo: si sono accorti (troppo tardi) che alla gente non frega nulla di devolvere finanziamento al programma Covax, per l’accesso globale agli immunizzanti, visto che, al momento, essi non ci sono neanche per noi.

Terzo: si sono accorti (troppo tardi) che l’Europa sta finendo inghiottita da un buco nero politico. È un continente guidato dalla Germania, una nazione che si comporta da free rider: s’è visto con il bail in per le banche, come con i vaccini. Soprattutto, i tedeschi abusano dell’egemonia economica (ottenuta grazie all’euro) e burocratica (ottenuta grazie al controllo delle istituzioni Ue), ma non hanno forza o capacità di intestarsi pure una leadership politica e geopolitica.