in

Il finto scandalo che (non) imbarazza Draghi

Dimensioni testo

Leggo che la sinistra “contiana” (M5s, Pd, Leu), e tutti i suoi sculettanti giornali, e la destra “meloniana” (immagino con parte dei leghisti di lotta, ma non di governo) sono insorte sulla decisione di Daniele Franco (scrivono Franco ma intendono Mario) di affidare a McKinsey per 25 mila euro (sic!) una consulenza per la “stesura” del Recovery Plan. Una ridicolaggine, già dalla cifra.

Capitalismo burocratico

Mi sfugge dove i “sinistri-destri” siano vissuti in questi trent’anni, dopo che il modello politico, economico, culturale del Ceo capitalism si è imposto e ha trasformato i centri di potere dell’Occidente nel mitico castello burocratico di kafkiana memoria. Nel castello sono tutti laureati in fuffa, tutti cooptati, tutti consulenti del nulla. Invito costoro a digitare su Google “pararsi il … (bastano i puntini) e leggeranno: “volg., tutelarsi contro un rischio”. È la modalità con la quale funziona la burocrazia al tempo del Ceo capitalism. Un ente terzo, presentato come scrigno di competenze, è a disposizione, sia di chi fa il progetto sia di chi deve approvarlo, assumendosi entrambe la responsabilità (eventuale capro espiatorio, leggi Grecia) in cambio di una somma in denaro. Li chiamano consultant.

La burocrazia europea (il top nel suo genere, come si evince dalla sciagurata gestione dei vaccini) si “tutela” attraverso Consultant, avrà certamente definito i criteri in base ai quali l’algoritmo ha ripartito la somma del Recovery Plan (definita nel totale dai 27 premier, in realtà da uno, pardon da una), facendo credere ai gonzi che il loro premier (leggi Conte) si è battuto, di giorno e di notte, come un leone e ha il merito di aver strappato agli altri 26 i 209 miliardi.

Il regime dei consulenti

Ecco un piccolo racconto personale. Una multinazionale tascabile italiana decide un’operazione (banalissima), tutta interna, di riposizionamento delle quote azionarie dei tre soci. Le tre banche dei tre soci devono semplicemente sistemare le carte, secondo le decisioni dei tre azionisti, il tutto regolarizzato con contratti notarili. Responsabilità delle tre banche nell’operazione: zero. Invece, tutte aprono una pratica, chiedendo documentazioni di ogni tipo, in primis il mitico business plan della società.

La Ceo della società mi chiede una consulenza (gratuita). Avendo passato la vita a scrivere business plan, le preparo la cornice del format (lo faccio secondo il protocollo dei consultant, persino l’indice è lo stesso), mentre lei, competente del business, ci metterà i numeri, le logiche, gli obiettivi. In mezza giornata è pronto, e lo consegniamo. Imbarazzo delle tre banche. Alla fine confessarono che per “pararsi il….” verso i loro Ceo, il nostro business plan non vale, neppure se fatto dagli azionisti, con il supporto, pensa te, di un ex Ceo quotato a Wall Street (ma non consultant). Vale solo se firmato da un consultant certificato, ovviamente pagato dagli azionisti. Una richiesta folle, ma la dovemmo subire.

Sui contenuti però ci impuntammo, erano quelli e sarebbero rimasti quelli. Alla fine il business plan rimase il nostro, virgole comprese (sic!), ma rinacque sulla loro carta intestata. Per il disturbo ci fatturarono 27mila euro. Era chiaramente una tangente, ma assolutamente legale. Un comportamento giuridicamente ineccepibile, che tu imprenditore devi subire, e non puoi denunciare, pena l’uscita dai business e dal sistema bancario. Potrei scrivere una decina di Camei parlando delle filiere sottese alle società di consulenza, e come si giostra nelle burocrazie pubbliche e private. Ripeto, tutto legalmente impeccabile.

Avete capito come funziona l’osceno mondo del Ceo capitalism in purezza? E i nostri politici di destra e di sinistra che fanno? Blaterano sul nulla, o fingendo di non sapere come funziona questo mondo (la sinistra ci guazza da sempre, quindi lo sa), oppure non lo sanno proprio (la destra), il che è ancora più grave. I giornalisti di regime poi sono impagabili, è un divertissement osservarli nei talk, quando postano la bocca a culo di gallina (duckface per i colti) su un tema come questo, che non conoscono, ma ne parlano, al solito, con grande competenza.