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Il governo cerca l’immunità nel semestre bianco

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Il vero vaccino del governo Conte si chiama “semestre bianco”. Non a caso, mentre continua la telenovela Conte versus Renzi, gli occhi dell’esecutivo e del Parlamento sono già proiettati al 3 agosto del 2021. Quel giorno scatterà il cosiddetto “semestre bianco”, vale a dire i sei mesi che precedono l’elezione del Capo dello Stato durante i quali il presidente in carica non può sciogliere le camere (art.88 secondo comma).

Assicurazione sulla vita del governo

Arrivare sani e salvi quel dì significherebbe allontanare definitivamente lo spettro del voto anticipato, agitato forse tatticamente dal Pd per spaventare il riottoso leader di Italia viva, ma in fondo non affatto desiderato dalle forze politiche che oggi compongono la maggioranza. E ancora: alla luce degli attuali sondaggi, riaprire le urne significherebbe consegnare al centrodestra non solo l’esecutivo ma anche il successore di Sergio Mattarella.

Di conseguenza appare improbabile che in caso di crisi l’inquilino del Colle riapra le urne. Semmai, come spiega Stefano Ceccanti, costituzionalista e capogruppo del Pd in Commissione Affari costituzionale, «sarà proprio il semestre bianco il vero momento di possibile instabilità politica perché Mattarella sarà privo del deterrente del voto». O al più, come dicono in tanti in queste ore, la crisi si potrebbe aprire a ridosso dal semestre bianco, all’indomani delle comunali di maggio/giugno.  Per dire, nella storia della Repubblica non risultano scioglimenti anticipati a ridosso del semestre bianco.

Scenario improbabile

E se Renzi dovesse ritirare la delegazione ministeriale nel mese di gennaio? A quel punto la parola passerebbe al Capo dello Stato che avrebbe davanti due strade: un nuovo governo con una nuova maggioranza, oppure il ritorno alle urne con il Rosatellum e i collegi già ridisegnati. Ma quest’ultimo scenario, come dicevamo sopra, risulta improbabile. Vuoi per la riduzione del numero dei parlamentari, vuoi perché costringerebbe una coalizione frantumata ritrovarsi insieme a scegliere un solo candidato per collegio, vuoi perché consegnerebbe al centrodestra il governo e il nuovo Capo dello Stato, e vuoi ancora perché le regioni avrebbero un peso enorme nell’elezione del successore di Mattarella. Manca infatti una modifica della Costituzione che riguarda il numero dei delegati designati dalle regioni che votano per il presidente della Repubblica. Per l’articolo 83 della Costituzione sono tre per regione e uno per Valle d’Aosta: in totale 58. Se si votasse con un nuovo Parlamento figlio del taglio sarebbe quasi il dieci per cento, un peso decisivo.