Politica

Il governo non prenda lezioni dalla sinistra sulle carceri

Al Senato la lettera di Gianni Alemanno da Rebibbia strumentalizzata dal Pd. Ma il centrodestra si svegli sulle condizioni dei detenuti

Gianni Alemanno scrive una lettera dal carcere di Rebibbia Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Non servivano certo le parole del senatore dem Michele Fina, il quale, intervenuto in Aula nel dibattito sulla riforma della separazione delle carriere, ha voluto leggere alcuni passaggi del diario di Gianni Alemanno sulla condizione dei detenuti a Rebibbia, per avere contezza di quanto esplosiva possa essere oggi la situazione nelle carceri italiane. La temperatura all’interno delle celle, annota nei suoi diari l’ex sindaco di Roma, cresce salendo i piani del penitenziario, tanto che all’ultimo ci sono dieci gradi in più rispetto al piano terra, ma “la politica dorme con l’aria condizionata”, ripete ogni volta Alemanno.

L’ex primo cittadino capitolino, si sofferma poi a raccontare come il mix esplosivo di sovraffollamento e calura, renda “una tortura” la vita in carcere e punta il dito direttamente contro quel mondo della politica di cui lui stesso, per lungo tempo, ha fatto parte: “Questo caldo rovente che ci porteremo nei prossimi mesi si aggiunge alla vergogna del sovraffollamento. La politica non si accorge che già a giugno siamo arrivati a cinque proteste carcerarie, (oggi anche reato, dopo il decreto sicurezza) da parte dei detenuti, follia da cervelli surriscaldati e da persone accatastate una sull’altra. Quando si fa politica – conclude Alemanno -, e soprattutto si prendono impegni istituzionali, non si può volgere la testa dall’altra parte, non si può chiudere gli occhi perché non conviene vedere. Perché questo non è solo uno sbaglio, è una vergogna”.

Uno sfogo durissimo, quello dell’ex ministro, prontamente enfatizzato dalle opposizioni e chiaramente strumentalizzato in funzione antigovernativa, che, comunque sia, l’esecutivo di centrodestra non può assolutamente permettersi di sottovalutare, o peggio ignorare. Quella del sovraffollamento delle carceri e della contestuale carenza del personale di sorveglianza è una questione seria e quanto mai attuale, ormai prossima a diventare insostenibile. È una vera e propria bomba a orologeria destinata, presto o tardi, ad esplodere e a mietere vittime illustri anche all’interno di quel mondo della politica a cui Gianni Alemanno ha giustamente fatto riferimento nei suoi “diari di cella”. Sminuire il problema, spostando altrove il focus dell’attenzione mediatica e facendo in modo che se ne parli il meno possibile, o continuare a procrastinare, sperando che tutto possa miracolosamente risolversi senza intervento alcuno, non può certo essere la soluzione di quella che è oggi, a tutti gli effetti, una delle grandi emergenze sociali del nostro tempo.

Serve, invece, agire con determinazione e solerzia, predisponendo un piano di interventi urgenti e strutturali tesi a ridurre la popolazione carceraria, garantire condizioni di vita quanto meno dignitose ai detenuti, e interrompere la drammatica escalation di suicidi a cui oggi, silenti, assistiamo. L’imperativo categorico, pertanto, non può che essere “agire”. Tempestivamente. Per disinnescare per tempo un ordigno, utilizzabile anche e soprattutto da chi vorrebbe tanto frenare il percorso riformatore della Giustizia, che potrebbe rivelarsi potenzialmente letale per la stessa tenuta dell’esecutivo.

Salvatore Di Bartolo, 6 luglio 2025

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