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Il voto politico

Il gran caos del voto all’estero (dove il Pd fa il pieno)

Burocrazia, schede false, voto negato: tutti i problemi degli italiani residenti all’estero

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Quello che ormai è diventato il partito delle Ztl, dei centri città – Milano Centro, Roma Parioli, ecc. – e di qualche ultima roccaforte rossa in Emilia Romagna, ha trovato una nuova fonte di voti: i sei milioni di italiani che vivono all’estero. Sì, perché se in Patria è stata una cocente sconfitta per il Partito Democratico, che si attesta sotto il 20 per cento per la seconda elezione consecutiva, Letta è riuscito comunque a conquistare sette parlamentari su dodici nella circoscrizione estero: quattro deputati e sette senatori.

Eppure, anche al di fuori dei nostri confini, l’affluenza rimane al minimo storico: solo poco meno del 27 per cento degli aventi diritto ha espresso il proprio voto. Sicuramente, il fenomeno sembra delineare quello che è l’andamento interno, dove un’astensione del 36 per cento non si era mai ravvisata in Italia. Nonostante tutto, mai come in questa tornata elettorale, si sono riscontrati così tanti problemi logistici nel voto per corrispondenza.

Pochi giorni fa, sul sito nicolaporro.it, abbiamo riportato l’esperienza incredibile di un giovane italiano universitario, attualmente all’estero, che non ha potuto esercitare il proprio diritto di voto, perché il comune di residenza non gli ha inviato il plico elettorale via posta per tempo. A ciò, si aggiunge il clamoroso caso delle 25mila schede elettorali false in Sudamerica, nelle circoscrizioni consolari argentine di Rosario e La Plata, broglio ancora senza colpevoli. Per di più, oltre al danno, anche la beffa: le schede riportavano il nome errato di Montecitorio, storpiato in “Camera dei Diputati”.

Ma i disastri burocratici italiani non finiscono qui. Un altro commensale italiano, che vive in Spagna, non ha potuto esercitare il proprio diritto, perché “le schede sono arrivate il lunedì prima del voto. E dentro c’era scritto che avrei dovuto rispedirle entro il sabato… precedente“. Insomma, un’organizzazione da far tremare i polsi, un sistema che pone seri dubbi sulla veridicità dei voti esteri e che, allo stesso tempo, non ha permesso a tantissimi cittadini d’Oltralpe di poter esprimere la propria preferenza. Ma visto il gran caos di queste politiche, il nostro commensale decide di prevenire eventuali inadempienze statali: “Conserverò le schede per le prossime elezioni”.

Nel paradosso, comunque, è proprio il Partito Democratico a fare l’exploit nella circoscrizione Estero, riuscendo a conquistare quasi il 34 per cento dei consensi, e portando la viro-star Andrea Crisanti all’elezione in Parlamento. La lista di Meloni, Salvini e Berlusconi, invece, si attesta al secondo posto con il 27 per cento, triplicando il Movimento 5 Stelle di Conte, fermo al 9,3 per cento. Exploit – si fa per dire, viste le percentuali interne – è anche per Impegno Civico di Luigi Di Maio, che doppia i voti ricevuti in Italia, attestandosi all’1,3 per cento; mentre il Terzo Polo di Calenda e Renzi supera di poco il 6 per cento.

Matteo Milanesi, 30 settembre 2022