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Il Mussolini di Scurati spezza le reni al Premio Strega - Seconda parte

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L’atmosfera generale è rinascimentale, senza offesa per il Rinascimento. Si capisce che quasi tutti i presenti si sentono principi e mecenati delle belle arti, anche se di solito pubblicano, promuovono e perfino premiano romanzi inutili, mentre i Montefeltro e i Della Rovere ebbero come «dipendenti» Piero della Francesca, Raffaello, Pietro Bembo, Baldassarre Castiglione. Comunque, scherzi a parte, qui si respira la vera aria della cultura italiana: è proprio questo il problema.

Gli ospiti sono divisi in importanti (i mammasantissima dell’editoria, tavolo vicino al palco), meno importanti (tavolo lontano dal palco) e per niente importanti. Questi ultimi deambulano disperati: non vedono niente, parlano solo tra loro e si buttano sui cocktail davvero deliziosi a base di liquore Strega. Bastano due «Beneventum» (liquore Strega, Vermouth extra dry, succo fresco di lime, top soda al pompelmo) per farti rivalutare il fatto che quelli seduti mangiano e tu bevi in piedi a stomaco vuoto. Con quattro si raggiunge una gioiosa serenità.

Villa Giulia è davvero spettacolare, mi viene quasi voglia di scrivere «nella splendida cornice» ma non lo faccio, non vorrei essere messo in cassa integrazione su due piedi. Che bello. Sono tutti felici, la cultura è divertente, ai tavoli magnano e bevono e ridono. Non c’è neppure la tensione del risultato, ha già vinto Scurati, evviva. Si mangia in pace. Levi mangia in pace, Franchini mangia in pace, Maraini mangia in pace. Roba leggera, infatti qualcuno si lamenta perché dopo tocca andare anche a cena.

La prova più importante che il Premio Strega è davvero l’Evento dell’anno è la presenza di quattro signore anziane (spero non si offendano), vestito a fiori, capello biondo tendente all’azzurrino che all’ingresso cercano di imbucarsi sotto lo sguardo severo di Fausto Bertinotti e signora. L’invito è strettamente personale, ma meriterebbero di entrare perché hanno letto il libro di Missiroli e lo hanno trovato de-li-zio-so. Non sanno che ha già perso ancora prima di iniziare lo spoglio, forse è meglio che siano rimaste fuori. A parte i concorrenti, ci sono i più importanti scrittori italiani come Dario Franceschini, non dimentichiamoci che quando era potente la «critica» lo paragonò a Gabriel García Márquez mentre oggi, che non conta niente, è considerato dalla medesima «critica» un epigono pretenzioso di Federico Moccia.

Poi ci sono Edoardo Nesi sempre in movimento, Sandro Veronesi vestito da spiaggia, Nicola Lagioia vestito da direttore del Salone del libro, Christian Raimo vestito anonimo forse perché odia l’identità italiana. Latitanti i politici di area governativa, si nota l’assenza del ministro Bonisoli e della sindaca Raggi. Presente invece l’ex sindaco di Roma e presidente di Anica Francesco Rutelli con una bellissima Barbara Palombelli. Si aggira anche Stefano Petrocchi, il padrone di casa.

Al termine della votazione, Scurati si fa un cicchetto di liquore Strega in favore di telecamere, poi risponde alle domande dei giornalisti. Nel frattempo il Ninfeo si svuota. Le luci si abbassano. Per quest’anno è finita. Da domani si inizia a lavorare per l’edizione 2020. Non resta che incamminarsi verso l’hotel in direzione Parioli, schivando la spazzatura e un certo numero di combattivi ratti, che non fanno una piega davanti alla presenza umana.

Alessandro Gnocchi, 6 luglio 2019