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Il partito di Conte, il suo piano segreto

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Il partito nascente di Conte, follower dopo follower, sta prendendo corpo. Tra decreti e conferenze stampa, il premier impazza a tutte le ore su canali televisivi, giornali e social media, riuscendo perfino ad irritare il tollerante Mattarella. E adesso, non più pago di quelli italiani, trova il tempo anche per i media esteri rilanciati dall’imponente ufficio comunicazione della Presidenza del Consiglio del suo favorito, Rocco Casalino. In questo segue i precetti del suo giovane guru, Davide Casaleggio, che ha già anticipato come il prossimo partito non potrà che essere nativo digitale, portandosi avanti sull’imminente mutazione genetica del Movimento 5 Stelle in quello personale del premier, strizzando l’occhio al centro, in una sorta di Ulivo 2.0 che dovrebbe chiamarsi “Insieme con Conte”. L’operazione, in realtà, era partita già prima del Coronavirus, con l’avvocato nella fase iniziale solo complice silente, per evitare di turbare i già fragili equilibri intorno al suo Governo.

L’accelerata c’è stata a febbraio, quando almeno un paio di aspiranti partitelli di centro hanno iniziato a fare amicizia tra loro. Un primo nucleo era formato dai fuoriusciti del M5S e da altri parlamentari grillini stanchi delle scelte autoritarie del Movimento. A metterli insieme, in un ufficio in piazza della Pigna, Gianluca Rospi. L’altro progetto filo-Conte aveva ottenuto il placet proprio da “Giuseppi” per mezzo di un suo fidatissimo collaboratore, Gerardo Capozza, da sempre vicino al mondo dei decani Dc e dei popolari europei. Il mondo cattolico, anche per le sue passate frequentazioni, è sempre stato un pallino di Conte, che finalmente ora può aggiungere nel suo CV di essere stato ricevuto persino da Bergoglio: dalla poltrona di Palazzo Chigi ha stretto alleanze sempre più operative con i gruppi vicini alla figura di San Francesco d’Assisi, i ciellini di Giorgio Vittadini, il volontariato, la Comunità di Sant’Egidio e gli intransigenti di Civiltà Cattolica. Tutti mobilitati per trovare un nucleo di responsabili pronti a sostituire Italia Viva nella maggioranza. Per non parlare dei manager pubblici che gli scodinzolano attorno in attesa di nomine e pezzi dell’intelligence che fanno capo al generale Vecchione capo del Dis.

Da quando poi il Coronavirus ha messo in quarantena anche le tempeste sul Governo, Conte ha iniziato a prendersi tutta la scena, sfruttando ogni e qualsiasi media, grazie anche all’inconsistenza di maggioranza ed opposizione, con la sola eccezione di Matteo Renzi. Frutto di una strategia mediatica ben precisa sono le orazioni televisive notturne del Premier degli ultimi tempi, per drammatizzare ancor di più la narrazione e, al tempo stesso, evitare commenti scomodi a caldo. Tutto questo ha portato il gradimento personale di Giuseppe Conte sui social alle stelle come fu per Berlusconi e Mario Monti.  Quasi un unicum nella storia di Facebook: nel mese di marzo la pagina di Conte è cresciuta di 1,3 milioni di follower, arrivando ad un totale di 2,4 milioni. E nella sua scalata al potere, oltre alla tv di Stato, ha trovato nuovi alleati in giornali un tempo non così benevoli né con lui né verso il M5S, come Il Corriere della Sera e La Repubblica, in una tv come La7 e nel Fatto Quotidiano di Marco Travaglio.

Peraltro, proprio sul Fatto, ormai house organ ‘contiano’, scrive un altro protagonista di gare di follower, Andrea Scanzi, anche lui tifosissimo di Conte. Il primo di aprile il suo profilo Facebook raggiungeva 821mila seguaci: si tratta del quarto giornalista italiano più seguito dopo Saviano, Travaglio e Mentana. Ma come mai? Nel solo mese di marzo, ha ottenuto circa ben 240mila follower in più. Chiunque conosca Facebook sa bene che una progressione di questo tipo può essere raggiunta – legittimamente, ci mancherebbe – solo da campagne pubblicitarie a pagamento.